Dal 15 marzo 2019 abbiamo assistito a innumerevoli proteste a Hong Kong, iniziate come rimostranza contro il disegno di legge che prevede l’estradizione dei latitanti da Hong Kong verso paesi dove non vi sono accordi d’estradizione; disegno di legge che è stato dichiarato morto, dal capo esecutivo Carrie Lam, il 15 luglio e formalmente ritirato il 23 ottobre dal segretario John Lee. Tuttavia le proteste continuarono in modo perpetuo sulla base di 5 nuove richieste categoriche e ideali pro-democratici.

Alcune manifestazioni sono state organizzate in modo ‘’convenzionale’’, allestite e coordinate da un gruppo pro-democratico chiamato Civil Human Rights Front; la maggior parte delle rivolte tuttavia non ha un chiaro leader e vengono descritte come leaderless, ovvero senza leader. Al contrario, i manifestanti si organizzano collettivamente tramite i social media e le app di messaggistica, un approccio che cerca di evitare la ripercussione da parte del governo verso i capi delle rivolte come già successo nel caso dei leader dell’Umbrella Movement, i quali finirono arrestati e detenuti in prigione.

Nel movimento, questa volta le decisione su quando, dove e come protestare spesso vengono fatte collettivamente e anonimamente sul posto o sulle piattaforme di social media dove gli utenti rimangono anonimi e i dettagli della protesta vengono decisi tramite il numero di like o per consenso. I contestatori usano LIHKG, una piattaforma online simile a Reddit, dove gli utenti postano la ‘’chiamata alle armi’’, il post più popolare scala la bacheca del forum, il quale probabilmente si trasformerà in azione.

L’utilizzo di questa applicazione ha anche risvegliato un forte senso di comunità e appartenenza tra la popolazione di Hong Kong, la frase della leggende delle arti marziali Bruce Lee ‘’Sii acqua, amico mio’’ parafrasata in ‘’Sii senza forma, sfumato, come l’acqua’’ (Be formless, shapeless, like water) e diventata un mantra tra i manifestanti, i quali hanno adottato un approccio molto fluido nella struttura organizzativa dei loro raduni, frase che al contempo suggerisce anche forte coesione e sostegno reciproco.

Manifestanti che inalzano i flash degli smartphone fuori dalla stazione centrale di polizia a Wan Chai. Foto: Felix Wong

Si fa un largo uso di Telegram, la piattaforma di messaggistica criptata, per creare canali di comunicazione pubblici dove scambiare informazioni e per creare piccoli gruppi privati per organizzare l’azione più velocemente. Altre due app chiamate Mesh e FireChat, quest’ultima usata già nel 2014, invece permettono agli utenti di comunicare via Bluetooth o onde radio e non richiede un telefono o una connessione internet nel caso le autorità decidessero di oscurare l’accesso al web. Inoltre grazie alla presenza capillare degli iPhone, la funzione Airdrop di Apple permette di far circolare le informazioni molto rapidamente tra i manifestanti e di tracciare gli spostamenti della polizia con costanti aggiornamenti sulle mappe interattive.

Al tempo stesso le campagne di crowdfunding sono riuscite a racimolare più di 15 milioni di dollari per pagare le spese mediche, le spese legali e le campagne pubblicitarie su quotidiani internazionali. Inoltre i manifestanti si servono anche di Instagram, che lo adoperano come piattaforma per condividere immagini, manifesti pubblicitari accattivanti, slogan e immagini/video delle violenze da parte delle forze dell’ordine in altre parole viene utilizzato come strumento per fare propaganda. Secondo Tracy Loh, professoressa associata di Management della comunicazione presso la Singapore Management University, i social media non hanno prima d’ora mai avuto un ruolo così rilevante come nelle proteste del 2019.

Quello che secondo lei è cambiato è che adesso i social media vengono usati per vincere [anche] le menti e i cuori delle persone. Entrambi gli schieramenti usano immagini forti per promuovere la propria agenda, raffiguranti la brutalità della polizia e/o la brutalità dei manifestanti. Il movimento, grazie alla fruibilità delle nuove tecnologie su larga scala, ai sistemi di comunicazione in tempo reale e all’aggregazione anonima riesce a rimanere coeso, a organizzarsi perfettamente e gestirsi senza un vero e proprio leader e senza l’istituzione di un organizzazione gerarchica. Queste proteste 2.0 riescono, nell’utopico obiettivo a mettere in primo piano le idee e non le persone intese in senso fisico. La massa di persone, effettivamente, si comporta quasi come un liquido o anche come un unico organismo che vive di vita propria e che riuscirebbe a sopravvivere anche nel caso in cui le autorità tagliassero la testa a tale creatura.

Dati del Gennaio 2019 forniti da Hootsuite – dimostrano come la popolazione di Hong Kong fosse fortemente dedita all’uso degli smart phone e dei social alla vigilia delle proteste

Tuttavia, la storia ci insegna che le proteste che hanno ricevuto una forte spinta dai social network non sempre, anzi quasi mai, hanno avuto vita facile; basti pensare alle Primavere arabe. Come in altri scenari già visti, scenari che si stanno ripercuotendo tutt’ora nel mondo, le proteste guidate dai social media riescono a mobilizzare molto efficacemente la piazza ma poi non riescono a trasformare questa energia in forza politica o di sistema.

Nel caso delle proteste di Hong Kong, come scritto da Alex Lo, rubricista per il South China Morning Post, l’unico comune denominatore, il principio base, che unisce i manifestanti è che tutti odiano la Cina; tuttavia l’odio non produce politiche o legittimazione, l’odio distrugge non costruisce. Senza una chiara leadership, c’è il rischio di degenerare in una spirale di violenza, come già capitato tra la polizia e i manifestanti. E come è già capitato dopo le Primavere arabe, una volta sparita l’euforia, si deve cercare di canalizzare l’energia in consenso politico, nel sistema politico o si arriverà ad un situazione di intensa polarizzazione, che faciliterà la diffusione di disinformazione ed odio.

Fonti:

https://www.nytimes.com/interactive/2019/06/28/world/asia/hong-kong-protests.html

https://www.ft.com/content/19dc5dfe-f67b-11e9-a79c-bc9acae3b654

https://www.forbes.com/sites/johnkoetsier/2019/09/02/hong-kong-protestors-using-mesh-messaging-app-china-cant-block-usage-up-3685/#1d655013135a

https://www.scmp.com/comment/opinion/article/3026771/our-social-media-warriors-are-reaching-dead-end

https://www.cnbc.com/2019/08/16/social-media-has-become-a-battleground-in-hong-kongs-protests.html

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Peter Fiegl

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