Il 24 dicembre 1979, quarant’anni fa, le forze dell’Armata Rossa sovietica invasero l’Afghanistan con il fine di deporre il presidente Hafizullah Amin e rimpiazzarlo con Babrak Karmal. L’Unione Sovietica riuscì rapidamente ad assumere il controllo militare e politico della capitale Kabul e di gran parte del paese. Quale fu il ruolo degli Stati Uniti durante questo momento di svolta per la Guerra Fredda?

Durante il settembre 1979, il presidente dell’Afghanistan Mohammed Taraki discusse con i sovietici di chi avrebbe dovuto sostituire il primo ministro Hafizullah Amin, a suo avviso un collaboratore della CIA. Un paio di giorni dopo, Amin uccise Taraki e il 23 dicembre il KGB sovietico portò a Kabul Babrak Karmal, che oltre ad essere una loro risorsa ricopriva anche il ruolo di ambasciatore afghano a Praga. Amin fu poi ucciso dal KGB e Karmal fu nominato primo ministro. Il 24 dicembre l’Unione Sovietica invase ufficialmente l’Afghanistan.

Il Cremlino diede quindi inizio a una lunga e sanguinosa guerra con l’obiettivo di assicurarsi un governo socialista amico in Afghanistan, scatenando il disappunto e la condanna della maggior parte dei paesi del mondo. Gli Stati Uniti e i suoi alleati del blocco occidentale, guidati dalla dottrina del contenimento, criticarono duramente l’intervento militare sovietico in Afghanistan ed elaborarono misure per costringere l’Unione Sovietica a ritirarsi.

La posizione dell’America riguardo l’invasione sovietica dell’Afghanistan è stata spesso considerata controversa. Molti sono i sostenitori della cosiddetta teoria della “trappola afghana” secondo la quale gli Stati Uniti avrebbero spinto l’URSS a intervenire in Afghanistan per dare luogo al cosiddetto “Vietnam sovietico”. Secondo tale prospettiva, gli Stati Uniti avrebbero provocato intenzionalmente l’intervento sovietico in Afghanistan anche supportando i mujaheddin, oppositori del governo filo-comunista nel loro paese.

Copyright Leonid Yakutin/ Press Service via AP

Tuttavia, la teoria della trappola afghana è sostanzialmente priva di fondamento: gli Stati Uniti non avrebbero affatto auspicato l’invasione dell’ Afghanistan; ma gli americani, in un certo senso, colsero l’occasione dell’intervento in Afghanistan per adottare una linea più dura nei confronti dell’Unione Sovietica.

L’idea degli Stati Uniti di sostenere i gruppi del regime anticomunista in Afghanistan venne intorno all’aprile 1979. Successivamente, il 3 luglio 1979, il presidente Carter firmò la direttiva sugli aiuti segreti agli insorti in Afghanistan. Gli aiuti, inizialmente, erano in realtà modesti e consentivano agli Stati Uniti di sostenerli direttamente o attraverso un altro paese con denaro, forniture non militari e propaganda. Inoltre, i mujaheddin, in questo periodo, ricevettero dagli americani un supporto economico pari a  circa 500.000 dollari.

Questo evento internazionale rappresentò sicuramente un momento di svolta per la politica estera americana e per la guerra fredda in generale. Dopo l’invasione dell’Afghanistan, il Presidente Carter adottò sicuramente una linea più dura nei confronti dell’Unione Sovietica. Da parte americana, i rapporti con Mosca divennero chiaramente meno flessibili e accomodanti rispetto al periodo della distensione appena precedente. Le prove di un tale cambiamento di rotta sono state sicuramente la dottrina Carter, le sanzioni contro l’Unione Sovietica e un nuovo approccio alla posizione americana riguardo alla strategia nucleare.

Per gli Stati Uniti, le conseguenze dell’invasione dell’Afghanistan furono molteplici. Pochi giorni dopo l’invasione, gli Stati Uniti comunicarono ufficialmente al leader dell’Unione Sovietica, Leonid Brezhnev, che gli accordi SALT, atti alla limitazione degli armamenti strategici, sarebbero stati seriamente compromessi. Inoltre, gli Stati Uniti attuarono una serie di iniziative ai danni dell’Unione Sovietica come il boicottaggio dei Giochi Olimpici di Mosca del 1980 e l’embargo sul grano.

Con la presidenza Reagan, iniziata nel 1981, avvenne un notevole rafforzamento del supporto americano ai mujaheddin afghani. La CIA curò l’invio in Afghanistan di istruttori e consiglieri militari; in Afghanistan giunsero inoltre dagli Stati Uniti armamenti moderni, quali i missili contraerei portatili Stinger.

E’ possibile affermare che, da parte americana, il sostegno ai mujaheddin non mirò ad aumentare le potenzialità di tale gruppo come esercito, ma deve essere interpretato come un mezzo per creare difficoltà al nemico sovietico. L’obiettivo principale per gli Stati Uniti era quello di mantenere la loro influenza nell’area, impedendo così alla minaccia sovietica di introdursi in quelle regioni chiave in termini di strategia geopolitica.

 

Fonti

https://history.state.gov/milestones/1977-1980/soviet-invasion-afghanistan

https://www.theatlantic.com/photo/2014/08/the-soviet-war-in-afghanistan-1979-1989/100786/

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: