Il coronavirus ha cambiato radicalmente gli equilibri geopolitici e strategici mondiali, facendo della Cina la “campionessa” indiscussa del softpower. Ogni potenza è corsa ai ripari e gli Stati Uniti non sono rimasti a guardare.

Se c’è una lezione che abbiamo imparato dal Coronavirus, è che la geopolitica e la strategia non vanno in vacanza o in lockdown, nemmeno davanti ad una crisi sanitaria mondiale. Molti l’hanno chiamata geopolitica delle mascherine, altri geopolitica delle scuse cinesi, ma il risultato è lo stesso in ogni caso: la Cina ha ricordato al mondo intero che è presente e che può assistere ogni Stato in difficoltà, oltre al fatto che il dragone rosso si rialza velocemente e riparte. Ma la Cina non è stata l’unica grande potenza mondiale ad aver usato del armi del softpower, a seguire anche gli Stati Uniti, hanno dimostrato che sono presenti e che posso aiutare l’amico in difficoltà. Che occasione migliore quindi per riaffermare il proprio interesse in Artico?

E’ di poche settimane fa, infatti, l’annuncio del Presidente Donald Trump di un pacchetto di aiuti del valore di 12,1 milioni di dollari alla Danimarca, in particolar modo alla Groenlandia. Una mossa ben studiata, per cercare alleati e per riaffermare la presenza a stelle e strisce in una zona del mondo che sarà di maggior interesse commerciale ed economico nel futuro prossimo all’emergenza sanitaria. Una mossa per prendere posizione tra quei ghiacci che come comunicano 21 centri oceanografici si scioglieranno prima del 2050 anche se curiamo il clima.

Già nell’agosto dello scorso anno, Trump aveva avanzato una proposta a metà tra l’assurdo e lo scherzoso: acquistare la Groenlandia, in quel caso la Danimarca aveva rifiutato educatamente, ringraziando. Gli aiuti alla Groenlandia di questi giorni si inseriscono in questo solco e non ne ha fatto segreto l’ambasciatore americano in Groenlandia, affermando che “gli aiuti all’amica Groenlandia sono l’opportunità per lavorare assieme ad un Artico più sicuro, più stabile dal punto divista sanitario e più sostenibile”.

La regione tra i ghiacci, che è già autonoma di suo dal 2008 ma che sogna una indipendenza totale dalla Danimarca, è infatti un punto strategico per il controllo dell’Artico, già la Russia all’inizio dell’anno aveva aumentato la sua presenza militare in loco e la Cina ha avviato molti progetti negli ultimi tempi. A questo si aggiunge anche un piano di investimenti rilanciato dagli Stati Uniti con il governo di Nuuk per la creazione di progetti di estrazione di materie prime, turismo e istruzione. La Groenlandia ha un’economia basata essenzialmente sulla pesca e riceve ogni anno 576 milioni di euro da Copenaghen, i due terzi delle finanze groenlandesi, è chiaro quindi che questo progressivo avvicinamento della regione (indipendentista) agli USA ha lo scopo ultimo di diminuire la dipendenza dalla Danimarca sino ad ottenere un proprio status.

Mentre la Cina cerca di aprire la Via della Seta Polare e la Russia corre alla militarizzazione dell’area, gli Stati Uniti hanno smesso di guardare e quello che accadrà lo vedremo molto presto, con delle nuove strategie che complice il coronavirus, si sono formate.

 

 

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