Da diversi anni, tutte le principali marine dei Paesi del Mediterraneo stanno investendo nell’ammodernamento e nell’ampliamento delle rispettive flotte di sommergibili. Attualmente vi sono almeno 46 sottomarini convenzionali operanti nel Mare Nostrum, e nuovi battelli con nuove tecnologie sono pronti ad entrare in servizio.

Lo scorso 13 giugno la Marina Militare Italiana e la Marina Militare Turca hanno condotto una esercitazione navale nel Mar Mediterraneo. Tale esercitazione è stata incentrata sull’impiego congiunto di sottomarini da parte delle due marine ed era finalizzata ad addestrarne gli equipaggi e a migliorare l’interoperabilità tra le forze subacquee dei due Paesi. Uno degli aspetti più interessanti dell’esercitazione navale è rappresentato da un tweet ufficiale del Ministero della Difesa Turco, che ha evidenziato come Italia e Turchia abbiano le forze sottomarine più “efficaci” del Mediterraneo. L’esercitazione navale bilaterale tra Roma e Ankara segue di pochi mesi l’esercitazione NATO “Dynamic Manta 2020”, tenutasi sempre nel Mar Mediterraneo, al largo delle coste della Sicilia, nel mese di febbraio. La Dynamic Manta costituisce una delle esercitazioni annuali di maggiore rilevanza della NATO ed è focalizzata sulla lotta anti-sommergibile. Nell’edizione 2020 vi hanno preso parte 9 Paesi membri (tra cui l’Italia), con il coinvolgimento di 5 sottomarini, 7 navi di superficie, 5 velivoli da pattugliamento marittimo e 8 elicotteri.

Questi eventi sono indicativi e rappresentativi dell’importanza sempre più crescente che le diverse Marine Militari del Mediterraneo attribuiscono alla componente subacquea delle rispettive flotte. Non a caso, da diversi anni è in corso un imponente riarmo navale nel Mar Mediterraneo, un riarmo di cui il recente interessamento egiziano per le fregate italiane rappresenta solo la punta dell’iceberg. Nell’ambito di questo riarmo navale, i sottomarini rappresentano un asset cruciale: infatti, sono sempre di più i Paesi del Mediterraneo che investono nell’ammodernamento, nel miglioramento o nell’ampliamento delle proprie capacità subacquee.

Le principali flotte sottomarine del Mediterraneo

Per citare gli attori più importanti, la Turchia, che già possiede 12 battelli Type-209 di origine tedesca, ha in programma la costruzione di 6 nuovi sottomarini Type-214, sempre di origine tedesca ma prodotti su licenza in Turchia per rimpiazzare parte dei mezzi più obsoleti. Inoltre, nell’ottobre 2019 è stato lanciato il programma “MILDEN”, per la produzione di nuovi battelli completamente “made in Turkey”. Accanto alla marina turca, per numero di unità in dotazione, vi è quella greca, che opera un totale di 11 vascelli di diversa tipologia tra Type 209/1100, Type 209/1200 e Type-214, anch’essi tutti di origine tedesca. Altro protagonista importante è l’Egitto di Al-Sisi, che nel maggio 2019 ha ricevuto il terzo sottomarino Type 209/1400 prodotto in Germania, su un ordine totale di 4 battelli. Importanti attori sono anche l’Algeria, che possiede sottomarini classe Kilo di produzione russa, Israele, la Spagna, che ha in programma la costruzione di 4 nuovi battelli a partire dal 2022, e la Francia, unica nazione con sottomarini a propulsione nucleare nel Mediterraneo.

Infine, c’è la Marina Militare Italiana, che opera otto battelli tra la classe Sauro (4 unità) e la classe Todaro (4 unità, le più moderne e basate sul progetto tedesco Type-212). Proprio i 4 sottomarini della classe Sauro saranno sostituiti nei prossimi anni con altrettanti battelli denominati U-212A NFS (Near Future Submarine), che saranno realizzati da Fincantieri e andranno ad incrementare le già avanzate capacità subacquee italiane[1].

Dinamiche industriali

Due fattori meritano di essere menzionati in merito al riarmo sottomarino in corso nel Mediterraneo. Il primo riguarda le dinamiche industriali e i rapporti di forza tra le varie aziende produttrici e i rispettivi Paesi. Una gran parte dei battelli operativi nel Mediterraneo sono prodotti dalla Germania, che con i propri cantieri si conferma uno degli attori leader nella produzione di sottomarini a propulsione convenzionale (non nucleare). Sia che siano costruiti direttamente in Germania o prodotti da aziende locali su licenza, i sottomarini tedeschi sono presenti nelle flotte di Turchia, Grecia, Egitto, Italia e Israele, mentre l’Algeria si è affidata invece ai battelli classe Kilo di produzione russa.

Tuttavia, diversi Paesi stanno cercando di sviluppare una capacità produttiva del tutto autonoma. Tra questi ci sono l’Italia, che, pur possedendo già importanti conoscenze tecniche e un solido know-how, tenta di fare il salto di qualità con i nuovi U212A NFS, i quali dovrebbero incorporare maggiori tecnologie di origine italiana rispetto ai modelli della classe Todaro (di cui rappresentano una evoluzione). L’altro attore che si sta muovendo per sviluppare una capacità produttiva autonoma è la Turchia, con il lancio del programma MILDEN. Tuttavia, maggiori incertezze accompagnano il progetto turco, il cui primo sommergibile dovrebbe essere realizzato non prima di almeno dieci anni (secondo alcune fonti, anche venti).

Nuove tecnologie

L’altro aspetto importante da evidenziare è la corsa allo sviluppo di nuove tecnologie all’avanguardia, spesso proprietarie, da implementare poi sui nuovi battelli. Due gli ambiti più rilevanti: da un lato, lo sviluppo di Unmanned Underwater Vehicles (UUVs), veicoli senza pilota in grado di operare sotto la superficie del mare, o in maniera del tutto autonoma oppure controllati da remoto da operatori a bordo degli stessi sottomarini. Tali dispositivi ricopriranno un ruolo sempre più importante nell’affiancare e integrare i battelli tradizionali nelle loro operazioni, soprattutto quelle ISR (intelligence, surveillance, reconnaissance – intelligence, sorveglianza, ricognizione). Dall’altro lato, ci sono nuove tecnologie in sviluppo in merito alla propulsione dei sottomarini, in particolare la cosiddetta AIP (Air-Independent Power). Si tratta di una tipologia di propulsione che permette ai sottomarini convenzionali di operare senza avere accesso all’ossigeno atmosferico, permettendo così di rimanere in immersione per un periodo di tempo più lungo rispetto ai sottomarini tradizionali non dotati di AIP. Attualmente, solo Italia e Grecia possiedono battelli dotati di tecnologia AIP nel Mediterraneo, con i nuovi sottomarini turchi e spagnoli che dovrebbero essere dotati di tale sistema nel prossimo futuro. Nelle acque per lo più costiere del “Mare Nostrum”, la combinazione della propulsione AIP e di sistemi UUVs costituirà uno degli aspetti fondamentali delle operazioni sottomarine del futuro.

Note

[1] A tal proposito, si racconta che nel 2008, durante un’esercitazione militare navale, un sottomarino italiano sia riuscito ad “affondare” una portaerei americana, riuscendo a eludere l’intera squadra navale posta a difesa della nave stessa. Si veda: “IL COMANDO FLOTTIGLIA SOMMERGIBILI DI TARANTO”, Difesa Online, 3 settembre 2015, https://www.difesaonline.it/evidenza/approfondimenti/il-comando-flottiglia-sommergibili-di-taranto

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