Nonostante siano in molti coloro che associano il riavvicinamento diplomatico tra Cina e Stati Uniti alla presidenza Nixon, in realtà la finalizzazione della normalizzazione dei rapporti con la Cina è considerata uno dei grandi successi dell’amministrazione Carter.

Dopo l’enorme sforzo del Presidente Richard Nixon e del suo Consigliere per la Sicurezza Nazionale Henry Kissinger, durante la presidenza Ford, le relazioni tra Stati Uniti e Cina entrarono in una fase di stallo. Nel 1977, il testimone passò al Presidente Carter e al suo Consigliere alla Sicurezza Nazionale Zbigniew Brzezinski, un fervente anti-sovietico, che convinse il Presidente a dare continuità al processo di normalizzazione iniziato da Nixon e Kissinger, apprezzando l’enorme leva che tale scelta diplomatica potesse avere sul nemico numero uno: l’Unione Sovietica.

Le differenze tra l’approccio alla Cina di Nixon e Kissinger e quello di Carter e Brzezinski, oltre al livello di segretezza maggiore adottato dai primi, riguardano per lo più la dimensione strategica con cui concepivano tale scelta diplomatica. Nixon e Kissinger erano intenzionati a sfruttare il rapporto Stati Uniti-Cina quasi esclusivamente in chiave anti-sovietica.


Jimmy Carter, Richard Nixon e Deng Xiaoping durante il ricevimento di stato per il Vice Premier della Cina, il 29 gennaio 1979

Agli inizi, anche Brzezinski era assolutamente convinto che il rapporto Stati Uniti-Cina dovesse essere usato solo come arma contro l’Unione Sovietica, concentrandosi principalmente sulla dimensione antisovietica del rapporto. Carter, invece, aveva una prospettiva più ampia: egli intendeva integrare le due società sperimentando tutti i benefici che tale rapporto potesse offrire. Nel corso del tempo, Brzezinski fu quindi persuaso dal suo vice per la Cina, Michel Oksenberg, di tutti gli ulteriori vantaggi di un’alleanza con i cinesi.

Oksenberg era infatti convinto che la Normalizzazione non fosse una semplice tattica per combattere i sovietici; egli, come Carter, credeva invece nella possibilità di avere una sorta di matrimonio tra i due governi e società, interpretando l’intero processo come una missione positiva e non solo come mezzo di confronto.

Sebbene la normalizzazione fosse uno dei dieci obiettivi della politica estera americana per la presidenza Carter, nell’amministrazione non vi fu mai la stessa percezione di quanto tale proposito fosse prioritario, creando l’ennesimo punto di conflitto tra il Segretario di Stato Cyrus Vance e il Consigliere per la sicurezza nazionale Zbigniew Brzezinski. Vance riteneva infatti che il processo di distensione con l’Unione Sovietica fosse l’obiettivo principale in merito alla politica estera americana.

A suo parere esso non era coerente con la normalizzazione dei rapporti con la Cina, uno dei principali nemici dell’URSS, e temeva quindi che l’avvicinamento alla Cina sarebbe stato interpretato dai sovietici come una minaccia, mettendo a rischio la distensione.

Con il passare del tempo, nonostante il Presidente avesse notato un crescente interesse per la Cina da parte di Brzezinski, decise comunque di inviare Vance a Pechino al fine di discutere con i cinesi del processo di normalizzazione. La visita di Vance nel regno di mezzo fu un totale fallimento. I cinesi notarono come il Segretario di Stato fosse troppo preoccupato di infastidire i sovietici per poter stabilire un rapporto duraturo e proficuo con la Cina e rimasero inoltre delusi dall’inflessibilità di Vance sulla questione di Taiwan.

Dopo il fallimento di Vance, Brzezinski iniziò a crearsi un proprio canale per perseguire la normalizzazione diplomatica tra Stati Uniti e Cina. Così, grazie all’aiuto di Oksenberg, riuscì a ottenere un invito a visitare Pechino. Con un invito formale tra le mani, Brzezinski sollecitò il Presidente a essere incaricato dei negoziati con la Cina. Carter accettò e nel maggio 1978 Brzezinski partì per Pechino.


Zbigniew Brzezinski a colloquio con Deng Xiaoping in Cina

I negoziati per la normalizzazione andarono quindi avanti e Brzezinski cercò di tutelarli molto attentamente. Il Consigliere per la sicurezza nazionale, infatti, impedì agli Stati Uniti di normalizzare i rapporti con il Vietnam, grande nemico dei cinesi. Inoltre, un problema di notevole importanza si presentò quando, durante gli ultimi giorni di negoziati, i cinesi chiesero agli americani di confermare il termine della vendita di armi a Taiwan.

Gli Stati Uniti, tuttavia, non erano ancora pronti a prendere tale decisione. Così, Brzezinski trovò il modo per permettere ai cinesi di registrare il loro disaccordo su questo argomento, senza però distruggere tutti gli sforzi diplomatici compiuti dai leader americani e cinesi. La normalizzazione venne infine annunciata dal Presidente Carter il 15 dicembre 1978, quarantuno anni fa. Nonostante essa diede luce ad alcuni scontri all’interno dell’amministrazione, fu un grande risultato per il presidente Carter, raggiunto soprattutto grazie alla risolutezza di Brzezinski e al suo grande pensiero strategico.

Alla fine del gennaio 1979, il leader cinese Deng visitò gli Stati Uniti. Il giorno del suo arrivo a Washington, fu invitato a casa di Brzezinski per una cena privata e informale. Dopo la visita di Deng, Brzezinski continuò a consolidare e approfondire le relazioni Stati Uniti-Cina e trovò un grande alleato nel Segretario della Difesa Harold Brown.

Inoltre, è importante sottolineare che, nonostante le preoccupazioni di Vance, la normalizzazione dei rapporti con la Cina non mise assolutamente a rischio la distensione tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Nixon e Kissinger da quando iniziarono il riavvicinamento ai cinesi, cercarono sempre di convincere l’Unione Sovietica del fatto che la normalizzazione con la Cina non significasse minacciare o attaccare l’URSS. Anche se è altamente improbabile che i sovietici credessero a tale posizione americana, non ci sono prove che la normalizzazione con la Cina abbia influenzato il fallimento del processo di distensione.

La normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Cina e Stati Uniti ha sicuramente rappresentato un successo per l’intera amministrazione Carter, tuttavia è importante dare credito a Zbigniew Brzezinski del suo enorme impegno al fine di portare a termine l’alleanza, mostrando l’originalità del suo pensiero strategico.

Da un lato, la normalizzazione delle relazioni con la Cina fu sicuramente una grande conquista non del tutto coerente con alcuni temi principali della politica estera di Carter, come la promozione dei diritti umani. Dall’altro, Brzezinski insistette nel perseguire l’alleanza poiché non intendeva limitarla semplicemente ad un’arma contro l’Unione Sovietica, ma tale rapporto bilaterale faceva parte di una strategia globale più ampia che avrebbe garantito maggiore stabilità in tutta l’Asia. Consigliato dalle persone giuste, Brzezinski fu estremamente influente nella conclusione della normalizzazione dei rapporti diplomatici tra Cina e Stati Uniti.

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