Il discorso del 2 ottobre scorso annuncia la volontà francese di costruire un islām a immagine e somiglianza della République. Fortemente enfatico, a tratti contraddittorio, il discorso del Presidente evidenzia un cortocircuito e questioni non solo irrisolte ma anche di difficile composizione.

Con un discorso tenuto il 2 ottobre scorso a Les Mureaux il Presidente Macron ha annunciato la presentazione di un progetto di legge, a firma del Ministro dell’Interno Darmanin e della Ministra delegata responsabile alla cittadinanza, che sarà presentato al Parlamento il 9 dicembre prossimo. La data scelta appare particolarmente significativa: è la stessa della storica legge 9 dicembre 1905, che ha sancito in Francia la separazione tra Stato e Chiesa. Le sue argomentazioni esplicite ma a tratti contraddittorie, anche per i termini utilizzati, per il loro valore simbolico ed evocativo e i messaggi che sottendono, esprimono la volontà di creare una sorta di islām di stato, al fine di contrastare il «separatismo islamista», «l’islamismo radicale», «rafforzare la laicità e consolidare i principi repubblicani». Macron individua, dunque, come punto nodale e problema principale, quello che chiama separatismo islamista, ossia la tendenza di alcuni fedeli musulmani a non rispettare le leggi della Repubblica e di vivere in un ordine parallelo, nel rispetto della sharī‛a, spesso in contrasto con l’ordinamento francese: «l’islām radicale, creando leggi al di sopra di quelle attualmente vigenti nel Paese, è un pericolo per la Francia perché talvolta si traduce in una “contro-società”». Per Macron il separatismo forgia uno Stato altro, un’altra nazione.

I punti principali del discorso presidenziale sono essenzialmente cinque e sono stati prontamente denominati “i cinque pilastri”, con una chiara allusione ai cinque pilastri dell’islām[1]. Evidenzia anzitutto che «il problema non è la laicità», la cui traduzione suona come “il problema non siamo noi, siete voi”. La laicità è il cemento della Francia unita, ossia – proseguendo nella analisi – la laicità unisce, è aggregate: problema è il separatismo islamista.

Il secondo punto è la scuola, istituzione per eccellenza della Repubblica, recentemente colpita dall’uccisione del professor Samuel Paty. La scuola viene definita come creuset, il cui fine è la fusione. Il “crogiolo” fonde, non consente di conservare lo stato precedente, ma forgia, crea qualcosa di nuovo, di diverso, è trasformazione. Il crogiolo è, in altri termini, assimilazione. Fa riferimento ai 50 mila bambini che ricevono l’istruzione a casa, sottolineando quanto questo li ponga al di fuori del sistema: «ogni settimana i prefetti chiudono scuole illegali, spesso gestite da estremisti religiosi. Questo esclude i ragazzi dalla educazione alla cittadinanza e dall’accesso alla cultura, alla nostra storia, ai nostri valori, sottraendoli a quella esperienza di alterità» che è la scuola Repubblicana».  

Dal 2021 – annuncia – sarà obbligatoria l’istruzione a scuola a partire dai tre anni, limitando quella a casa a motivi di salute. La scuola – prosegue – deve anzitutto inculcare i valori della Repubblica, non quelli di una religione, per questo motivo annuncia la fine della ELCO, l’insegnamento delle lingue e delle culture di origine. E l’alterité? Mi  piace ricordare che le parole hanno un senso e danno forma e sostanza alle cose: il modello di integrazione francese, del cui fallimento bisogna prendere atto, è assimilativo e non sembra affatto promuovere l’alterità.

Il Presidente Macron promette, inoltre, una stretta sui gruppi di carattere associativo, accusati di essere spesso veicolo di idee estremiste. Saranno quindi contrastati finanziamenti esteri a moschee e associazioni islamiche francesi. Segue poi la chiamata alle armi: «confido nei francesi di fede musulmana e nella loro capacità di mobilizzazione  per contribuire a questa battaglia contro il separatismo islamista, nella loro volontà di organizzarsi per costruire un Islām dei Lumi». Riconosce che strutturare l’islām non è compito dello stato «ma dobbiamo appoggiarlo e per questo ho dialogato a lungo con i rappresentanti dell’islām nel nostro paese». Quest’ultimo punto richiederebbe una lunga digressione sul problema della rappresentanza nell’islām che in questa breve analisi non è però possibile.

La volontà di creare un “Islām dei Lumi”, un islām di Francia, è ciò che ha suscitato maggiore stupore, misto a indignazione, da parte dei musulmani francesi e di molti intellettuali musulmani europei: «la questione del separatismo non riguarda tutti i musulmani, in nessun modo. Siamo lontani da considerarci tali», ha chiarito l’imām della principale moschea di Parigi Chems-Eddine Hafiz. Corollario di questo quarto punto è l’ambizione di promuovere e formare una generazione di imām e intellettuali francesi, che difendano un islām pienamente compatibile con i valori della Repubblica; imām certificati e controllati dalle istituzioni islamiche in Francia. L’organo competente è stato indicato nel Consiglio francese del culto musulmano, interlocutore principale del governo. Il fine è quello di evitare le influenze straniere nella formazione di nuovi imām. Il tema non solo riporta al problema della rappresentanza di cui si è fatto accenno, ma è anche espressione di un evidente corto circuito nel progetto di legge che propone, infine, un aumento degli investimenti nell’apparato sociale francese per una capillare presenza dello Stato sul territorio, nei sobborghi e nelle banlieu.

 

Le contraddizioni e le critiche

L’imperativo della laicità, essenza della Repubblica e pietra angolare dell’identità nazionale, contrasta con quella che appare una chiara ingerenza dello Stato nell’amministrazione del culto e presenta evidenti profili di incostituzionalità (art. 2 della già citata legge del 1905). Le previsioni del progetto di legge snaturano l’islām e lo privano dei suoi aspetti peculiari, come l’assenza di un magistero docente e il rapporto diretto tra i fedeli e Dio. Il tentativo di creare un interlocutore ad hoc, calato dall’alto, è già stato esperito in altre realtà europee e non ha prodotto frutti apprezzabili. Il Presidente Macron sembra chiedere all’islām di farsi invisibile, con una tacita o quanto meno implicita richiesta di introiezione della fede nel foro interno del credente. Ma se c’è una caratteristica più evidente di altre nella religione islamica è la visibilità: l’islām è una religione “che si vede”, per via della prevalenza dell’ortoprassi rispetto all’ortodossia.

Nessun riferimento nelle parole del Presidente alle evidenti criticità del modello di assimilazione; si limita a riconoscere le responsabilità dei politici francesi nella ghettizzazione urbana che non ha certamente facilitato l’integrazione. Rilegate nelle periferie, le comunità rinforzano le cosiddette “identità reattive”; ambienti sociali estremamente chiusi favoriscono inoltre la semplificazione dottrinale creando un terreno fertile per la propaganda jihadista. Appare pertanto necessario ed urgente stimolare una coscienza comune orientata alla conoscenza e al riconoscimento reciproci per la promozione di identità nuove ma anche conservative e trasversali. Con il progetto che sarà presentato il 9 dicembre prossimo, la Francia mostra però, ancora una volta, un atteggiamento più improntato alla tolleranza che non a una vera eguaglianza.

Uno stato di diritto laico non è uno stato nel quale non c’è spazio per le religioni, ma è uno stato nel quale tutte le religioni possono esprimersi godendo di uguali diritti e adeguati strumenti di tutela, in conformità con i principi costituzionali. Una laicità escludente come quella francese è quella in cui la previsione di una libertà religiosa de jure rischia di non tradursi in una libertà de facto, impedendo alla professione di fede di essere agita nei suoi profili fondamentali, siano essi individuali, associativi o istituzionali.

Note

[1] I cinque doveri fondamentali dei musulmani sono noti come i cinque pilastri dell’islām (arkān al-islām): la shahāda, la professione di fede che esprime il principio dell’unicità divina, la salāt, la preghiera canonica che i musulmani compiono cinque volte al giorno, la zakāt, l’elemosina rituale, il ṣawm, il digiuno nel mese di ramadān e il ḥağğ, il grande pellegrinaggio alla Mecca.

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Carmen Corda

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