Eurobond sì, eurobond no. Condizioni al MES sì, condizioni no? Continua in questi giorni, anche dopo le riunioni dell’Eurogruppo di inizio mese, lo studio di una possibile soluzione europea all’emergenza dovuta al coronavirus.

A fare maggiore resistenza, come ormai abbiamo imparato, sono stati i Paesi del nord Europa ed in particolare Olanda e Germania. Molti si sono interrogati sulle ragioni dell’una e dell’altra Nazione. In questa sede, vorremmo cercare, in brevi battute, di analizzare se è possibile che la resistenza dell’Olanda derivi dalle possibilità di sviluppo dell’Italia nel Mediterraneo, dopo la sottoscrizione della Nuova Via della Seta (2019).

Attualmente, i due hub marittimi più importanti in Europa si trovano in Olanda e Germania, rispettivamente Rotterdam ed Amburgo. Pechino, in qualche modo, ha già raggiunto il porto di Rotterdam, vero e proprio fiore all’occhiello dell’Europa del nord, acquistando il 35% di Euromax, la società che gestisce il porto in questione.

Dal tempo è però chiaro l’interesse della Cina di allargarsi il più possibile nel Mediterraneo, soprattutto dopo l’acquisto della maggioranza, da parte del colosso Cosco, del porto del Pireo nel Mar Egeo (ciò ha fatto registrare un +300% di aumento dei traffici). Dopo questo acquisto strategico, il traffico marittimo commerciale nel Mediterraneo è rapidamente aumentato, se pensiamo che Pechino ha tante altre partecipazioni disseminate in Spagna, Francia e (indirettamente riguarda il Mediterraneo) Portogallo.

Nonostante i ritardi d’innovazione dei porti del Mediterraneo rispetto quelli del nord Europa e tante altre criticità che hanno impedito fino a questo momento il loro sviluppo, sembra che il Dragone asiatico voglia investire nel Mare Bianco per risparmiare un bel po’ sulle rotte via terra.  Trieste (ormai 9° nella classifica Eurostatdei porti commerciali), in questa cornice, ha una posizione strategica e il progetto comune di Italia e Cina prevede enormi investimenti di ampliamento e sviluppo. Questo significa che, in qualche modo, nel prossimo futuro, l’Italia potrebbe cominciare a competere seriamente con i colossi del nord Europa. Ovviamente la strada è ancora lunga, ma inserita in una strategia molto complessa, che prevede cooperazioni anche con i paesi del Nord Africa (specialmente l’Algeria).

Nonostante, a detta dello stesso Xi Jinping, l’interesse di Pechino sia quello di un’Unione europea unita, questo interessamento cinese per il Mare Interno produce profonde fratture fra le due Europe. Certo, il problema non sono gli investimenti, ma la concorrenza spietata che persiste nonostante l’unione.

Che sia questo uno dei motivi per cui l’Olanda non intende aprire nuove prospettive all’Italia?

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Maria Nicola Buonocore

Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.
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