Mentre la Cina scopre l’America Latina, il Paraguay dice NO a Pechino, restando l’ultimo alleato di Taiwan nella regione.

In regime di tensioni crescenti tra Stati Uniti e Cina, che competono per la propria influenza nella regione latinoamericana, arriva l’annuncio del Ministro degli Affari Esteri cinese Wang Yi circa un prestito di 1 miliardo di dollari per permettere ai Paesi latinoamericani e dei Caraibi di accedere al vaccino per il covid-19.

Nel frattempo, il Paraguay non ha ceduto alle pressioni cinesi per un cambiamento del proprio riconoscimento diplomatico da Taipei a Pechino. Dal 1957, il governo paraguayano ha riconosciuto Taiwan quale “la vera Cina”, e la pandemia non sembra essere un destabilizzatore di alleanze per l’ultimo alleato diplomatico di Taiwan rimasto nella regione, dopo che nel 2016 e 2017 Panama, El Salvador e la Repubblica Dominicana hanno cambiato schieramento.

Arriva infatti il 21 luglio la notizia dell’istituzione di un’associazione interparlamentare di amicizia tra il Paraguay e Taiwan, inaugurata con una cerimonia in cui erano presenti Marcial Bobadilla Guillen, ambasciatore paraguayano a Taiwan, e Wen Yu-hsia, legislatrice dello Yuan legislativo, il Parlamento monocamerale taiwanese.

Secondo i rispettivi rappresentanti, le relazioni bilaterali tra i due Paesi sono più solide che mai, nonostante Guillensostenga che sia il governo cinese che aziende private paraguayane stiano facendo molte pressioni al governo del Presidente Benítez affinché Asunción si schieri dalla parte di Pechino.

Perché queste pressioni interne?

Secondo alcuni, il Paraguay sta pagando molto caro il costo di questa alleanza diplomatica. Il 17 aprile il Senato del Paese ha votato sulla questione, per decidere se cambiare schieramento ed approfittare degli aiuti cinesi per affrontare la pandemia. Il risultato, 25 no contro 16 sì, ha comportato un aumentato impegno taiwanese negli aiuti al Paese latinoamericano, con l’invio di 280,000 mascherine.

Nonostante questo, le pressioni restano. Il riconoscimento formale a Taiwan impedisce ad Asunción di mantenere relazioni commerciali dirette con la Cina, la seconda economia mondiale. Nonostante la soia e la carne paraguayana arrivino comunque in Cina, tramite commercio indiretto, il Paraguay non beneficia dei prestiti e degli investimenti infrastrutturali che Pechino ha attivato nel resto della regione negli ultimi due decenni.

Non sembra però che il Paraguay sia pronto per un voltafaccia. Entro la fine di quest’anno si stima che Taiwan avrà importato circa 20,000 tonnellate di carne dal Paraguay, per un valore di 100 milioni di dollari, 10 volte la quantità di 5 anni fa. Pare che tra le pressioni da parte dell’agro-business locale per rivedere le proprie relazioni commerciali con la Cina, e l’ansia statunitense di impedire che l’influenza di Pechino nella regione latinoamericana aumenti ancora, il Paraguay stia ottenendo grandi concessioni da Taiwan, migliorando la propria posizione diplomatica e commerciale, spesso offuscata dai più grandi vicini.  Taiwan fa del Paraguay un pesce grosso in un piccolo stagno, e questa situazione per il momento è preferibile per il Paese alla prospettiva di essere uno dei tanti alleati della Cina.

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