La polizia di Berlino ha arrestato il 49enne Vadim S., accusato di aver freddato nella capitale tedesca il ceceno Zelimkhan Khangoshvili, dopo che due testimoni oculari avevano informato gli agenti del delitto avvenuto venerdì scorso nei pressi del Kleiner Tiergarten. Sin da subito, però, gli inquirenti si sono resi conto di come il suddetto non fosse catalogabile come un omicidio “comune”, date le coloriture politiche dei personaggi coinvolti e le conseguenti ipotesi circa i mandanti dell’omicidio.

Difatti, ad aver ricevuto un colpo di Glock 26 silenziata in testa è stato lo stesso Zelimkhan Khangoshvili che risultava militare nelle file dell’auto-proclamato Emirato del Caucaso – formazione islamica salafita sotto le insegne della quale aveva combattuto nella seconda guerra cecena contro le truppe di Mosca. Fonti non confermate hanno ipotizzato un presunto doppio ruolo svolto dal ceceno nel corso del conflitto con i russi: avrebbe fatto credere erroneamente ai servizi russi di essere un loro infiltrato nel gruppo integralista, per poi beffarli. Secondo quanto riportato dai media, l’uomo si trovava in Germania per chiedere asilo politico (poi negato) nella Repubblica federale, dopo essersi salvato da due attentati orchestrati nei suoi confronti in Georgia. Dal Caucaso, Zelimkhan si era dapprima trasferito in Ucraina, e poi, dal 2016, in Germania – dove con un falso nome viveva assieme alla moglie ed a 5 figli.

Si sa invece ancora molto poco del killer, Vadim S., il quale ha negato di aver commesso il delitto e, secondo la Bild, avrebbe chiesto di parlare con un rappresentante dell’ambasciata russa a Berlino. Al momento dell’arresto, sul corpo di Vadim erano stati trovati un’ingente somma di danaro ed un biglietto aereo di sola andata per Mosca. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha categoricamente negato qualsiasi ruolo del Governo russo nella faccenda. Tuttavia, la pista che porta a Mosca è una tra le due più calde: l’altra porta direttamente a Groznyj, dal momento che il leader ceceno Ramzan Kadyrov non sarebbe nuovo a questo tipo di “avventurismo” omicida all’estero (ne sarebbe prova il controverso omicidio di Umar Israilov a Vienna nel 2009).

Assai particolare è inoltre la tempistica dell’evento: l’omicidio è stato temporalmente coincidente con la visita del ministro degli esteri tedesco Heiko Maas a Mosca. Ciò solleva non pochi dubbi sulla strategia (che è chiaramente tale) del mandante: perché far fuori un obiettivo comune ai servizi federali e quelli ceceni nel giorno in cui un ministro del “locus delicti” è al Cremlino? Forse un segnale eclatante ai rifugiati ceceni per informarli che nessun posto è per loro sicuro, concertato da Mosca e Groznyj? Un semplice screzio personale? Tra le tante ipotesi formulabili, non è da escludere nemmeno quella che la tempistica possa fungere da strategia per depistare gli inquirenti e far puntare il dito contro l’FSB, montando mediaticamente un caso “Skripal 2.0”.

The following two tabs change content below.
Gennaro Mansi

Gennaro Mansi

Gennaro Mansi, nato a Battipaglia (SA) nel 1996, è laureando in Giurisprudenza presso l'Università di Bologna, dopo aver trascorso un semestre di studio alla Higher School of Economics (ВШЭ) di Mosca. Analista politico-giuridico per l'Osservatorio Russia, è altresì membro del CdA dell'associazione culturale "Geopolis - Limes Club Bologna". Svolge il ruolo di Senior Associate Editor all'interno della University of Bologna Law Review, oltre a condurre un programma settimanale di approfondimento politico quale speaker per Radio 1088.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: