L’Europa e le sfide tecnologiche degli attuali scenari di geopolitica, dalla promozione di una diplomazia comune al rafforzamento delle misure di sicurezza

Tra gli insegnamenti che ci ha lasciato la pandemia da Covid-19 spicca la centralità delle tecnologie digitali nell’esercizio del potere e nell’acquisizione di consenso, con le relazioni internazionali che si aprono a nuove forme di dialogo e la necessità per i singoli Stati e per gli organismi sovranazionali di sostenere lo svilluppo dell’economia digitale e della competitività tecnologica. In uno scenario globale che vede inasprirsi le tensioni tra superpotenze, il ruolo dell’Unione europea non potrà limitarsi alla mera partecipazione al dialogo sulla definizione degli standard digitali, garantendo al contempo i valori democratici che le sono propri, ma dovrà anche includere il potenziamento della propria capacità di rispondere efficacemente alle azioni poste in essere dai criminali informatici, così da neutralizzare eventuali minacce alle politiche di sviluppo digitale. Se è indispensabile che l’Ue rimanga al passo con Paesi quali Usa e Cina, è pur vero che dovrà farlo in modo sostenibile e responsabile agendo su alcuni aspetti strategici prioritari tra cui lo sviluppo di una rete di diplomazia digitale e il rafforzamento dei requisiti di sicurezza.

Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, nel suo recente discorso di aperturadella seconda edizione dell’Eu Cyber Forum ha posto l’accento sull’importanza della cyberdiplomazia affinchè l’Unione Europea possa fronteggiare al meglio le sfide tecnologiche degli attuali scenari geopolitici, che spaziano dagli attacchi hacker alle interferenze elettorali, dalla disinformazione alla manipolazione dei media. Nel suo intervento, Borrel ha evidenziato cinque punti fondamentali, tra cui il livello di concorrenza tra gli Stati, lo scenario globale multipolare ma dal multilateralismo inefficace, le incognite di un futuro meno libero e diun’interdipendenza sempre più conflittuale e, infine, le tendenze imperialistiche.

 

Il nostro ambiente di sicurezza sta peggiorando, e cresce la pressione sull’Europa affinché scelga da che parte stare ”, ha dichiarato Borrell, rimarcando le implicazioni della crescente sfida tra Stati Uniti e Cina. L’Alto rappresentante esorta però a “seguire il nostro approccio ed evitare di essere strumentalizzati dalle parti. Dobbiamo continuare a sostenere soluzioni multilaterali e cercare un terreno comune, e questo vale anche per il mondo cibernetico. Sappiamo che il mondo sta diventando più digitale, ma anche più guidato dallo Stato”.

La sfida europea, ribadisce Borrell, è quella di essere normatori tecnolgici diventando anche dei leader tecnologici, così da stabilire in prima persona regole e standard sul ruolo giocato dall’Europa su scala globale. E per rivestire un ruolo cruciale in campo tecnologico non si può prescindere dal costante potenziamento dei sistemi di sicurezza: la cybersecurity europea è in continua trasformazione e costantemente esposta a rischi quali l’evoluzione demografica, gli stravolgimenti climatici e i mutevoli equilibri politici esterni all’Europa. L’Ue progetta già da tempo di introdurre una strategia comune della sicurezza che possa contrastare efficacemente e in modo coordinato le minacce contro l’incolumità di cose e persone, e lo scorso luglio la Commissione Europea ha elaborato un documento che definisce un programma da sviluppare nei prossimi cinque anni, basato sulla creazione di competenze e capacità che  assicurino un ambiente di sicurezza idoneo alle sfide che l’Ue dovrà fronteggiare. Il documento prevede un campo d’azione che si estende ad ogni ambito sociale in tema di sicurezza e che possa reagire in modo efficace alle mutevoli minacce esterne, focalizzando l’attenzione nei campi in cui l’Ue può attivamente garantire la tutela fisica e digitale dei cittadini.

In linea con quanto disposto dal mandato contenuto nell’Eu Cybersecurity Act, anche l’European Union Agency for Cybersecurity (ENISA) ha provveduto a pubblicare la nuova strategia per rafforzare nei prossimi anni la sicurezza informatica. La pandemia da Covid-19 ha contribuito a potenziare il processo di digitalizzazione della nostra società ed è evidente che il ventaglio dei pericoli informatici si è gradualmente esteso a forme di minacce che possono coinvolgere un elevato numero di cittadini e aziende; il documento programmatico dell’ENISA mira ad ottenere un maggiore livello di sicurezza nei Paesi membri dell’Ue mediante la cooperazione, l’azione comunitaria e l’innovazione, agendo di concerto con la Commissione europea e gli Stati membri affinché agevolino i soggetti pubblici e privati nella prevenzione e gestione dei rischi legati al settore informatico.

La sovranità digitale, descritta in un recente report dell’ECFR come la capacità di un Paese di “controllare le nuove tecnologie digitali e i loro effetti sulla società” assume un ruolo determinante in tempo di Covid-19: la pandemia ha infatti evidenziato l’importanza del settore digitale e dei dati, spingendo l’Europa verso il rilancio economico puntando proprio sui dati e sul digitale per ridefinire il proprio sisema produttivo. Così facendo, oltre a scongiurare il rischio di un ruolo passivo sulla scena che vede aumentare le tensioni tra Cina e Usa, l’Ue troverà nella sovranità digitale uno strumento di tutela della democrazia e del proprio modello etico, alternativo agli approcci delle due superpotenze. Per fronteggiare le diverse sfide tecnologiche degli attuali scenari di geopolitica si rende indispensabile, in conclusione, la definizione di posizioni comuni tra gli Stati membri sia sul piano tecnologico che giuridico, sebbene tale meccanismo si ponga in netto contrasto con le logiche di recupero del controllo nazionale e porti al verificarsi di un singolare paradosso, in quanto anche nel settore digitale la tutela delle esigenze di sovranità, incluse quelle nazionali, non può prescindere da forme di maggiore integrazione europea.

 

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