Nella giornata di martedì il gruppo armato dei ribelli yemeniti degli Huthi ha affermato di aver condotto, verso l’alba, un attacco con droni sull’aeroporto saudita di Abha. Tale azione, che giunge, secondo il gruppo armato, a seguito dei continui attacchi sauditi sui civili yemeniti, ha reso inagibile l’infrastruttura per alcune ore. Per le fonti saudite, invece, la risposta è avvenuta grazie all’intervento della coalizione a guida di Riyadh che ha intercettato il drone che sarebbe stato successivamente abbattuto. L’area interessata in tale episodio si colloca nella parte sud-occidentale al confine con lo Yemen ed è stata sempre il bersaglio di attacchi armati da parte dei ribelli filo-iraniani negli ultimi due anni. Di fatto è l’esposto fianco saudita.

Ancora una volta i ribelli supportati da Teheran hanno messo in difficoltà l’Arabia Saudita con l’ennesimo attacco che rientra nell’uso di armi non convenzionali, per le quali gli Huthi dimostrano di aver migliorato la loro capacità. I Sauditi sono ancora impantanati nel conflitto yemenita dal 2015 e non riescono a vincere una guerra che ha già logorato la popolazione e si è aggiunta alla carestia e alla diffusione di malattie, rendendo così lo Yemen uno dei Paesi più poveri al mondo. Gli attacchi yemeniti verso il confine saudita sono aumentati a partire da maggio, con la diffusione sempre più evidente del Covid-19 nel Paese e nell’area mediorientale. E di questo ne hanno approfittato gli Huthi, mettendo ancora una volta in difficoltà il regno di Bin Salman che non può far altro che reagire colpendo le province in cui il gruppo si addestra o possiede le proprie basi logistiche.

 

Interessante sottolineare come l’attacco yemenita giunge in un momento particolare nell’ambito della politica interna saudita. Infatti il principe Bin Salman ha provveduto a far rimuovere, sempre nel contesto della lotta alla corruzione, il comandante delle forze armate yemenite (Fahd Bin Turki Bin Abdulaziz) in carica dal 2018 proprio perché era stato accusato di corruzione da collocarsi rispetto ad alcune transazioni finanziarie sospette presso il Ministero della Difesa. In secondo luogo l’attacco con i droni degli Huthi è da collegarsi all’indebolimento dei rapporti tra A. Saudita ed Emirati Arabi. Perché? Perché a fine agosto i separatisti del sud, più noti con la sigla “Consiglio di Transizione del Sud”, si sono ritirati dai colloqui di pace con Riyadh che avevano lo scopo di creare un unico governo, sciogliere le milizie e porre fine alle divisioni per combattere gli Huthi. A detta dell’STC il ritiro da tali accordi voluti dai Sauditi per uscire dalle sabbie mobili yemenite è dipeso dall’interruzione del cessate il fuoco nel Paese.

Sarebbe stato, così, più facile, con gli accordi di pace tra le due parti, far sì che il Primo ministro yemenita nominasse un nuovo governatore, nominasse un nuovo governo e un responsabile per la sicurezza della città di Aden. Ma tutto questo è saltato, rimarcando la debolezza dei Sauditi e la crescente posizione degli Emirati attraverso i separatisti da loro supportati. Fin quando EAU e A. Saudita non si accorderanno definitivamente per spartirsi il potere nel Paese nel nome della lotta gli Huthi e quindi indirettamente all’Iran, la partita yemenita non si concluderà e Bin Salman sarà costretto a impegnarsi sempre di più in politica estera, senza sottovalutare casi di corruzione e possibili nemici nel proprio regno.

 

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