Tra le maggiori sfide che affliggono l’Armenia sin dal raggiungimento dell’indipendenza, la sicurezza energetica è una delle più intricate. Tramite il gigante energetico Gazprom, la Russia detiene non solo il monopolio delle importazioni di gas naturale della repubblica caucasica, ma anche quello della sua distribuzione. Preoccupata dall’eccessiva dipendenza nei confronti di Mosca, Erevan sta provando a potenziare la sua cooperazione con l’Iran



Il mercato energetico sotto il controllo di Russia e Iran

Nonostante le notevoli risorse di produzione elettrica interna e i diversi passi in avanti fatti nel nucleare, il gas naturale continua ad occupare una fetta consistente nel consumo totale di energia dell’Armenia: ben il 55%. Grazie alla prospettiva di prezzi favorevoli sulle forniture, la Russia è riuscita nel corso degli anni ad aggiudicarsi il controllo dell’80% della rete energetica del paese. Per far sì che Erevan riceva i suoi approvvigionamenti di gas, Gazprom si avvale di due condotte – North Caucasus-Transcaucasus e Mozdok-Tbilisi – che attraversano la Georgia. Quest’ultima viene ricompensata per i suoi servigi di transito con il 10% delle forniture destinate all’Armenia. Il Cremlino, per quanto leader indiscusso nel settore energetico armeno, non è l’unico attore in gioco. Anche l’Iran, paese con la seconda riserva di gas naturale al mondo alle spalle della Russia, ha mostrato più volte il suo interesse verso la repubblica caucasica. Prova di ciò è il gasdotto che i due paesi hanno completato nel 2007; una condotta della lunghezza di 140 km e del diametro di 700 millimetri che trasporta verso l’Armenia il gas iraniano ad una capacità di 2,3-2,5 miliardi di metri cubi. La maggior parte di questo gas viene utilizzato dal 2010 per alimentare la centrale elettrica di Hrazdan, il cui prodotto viene poi riesportato in Iran.

I nuovi progetti di diversificazione passano dall’Iran

Uno sviluppo significativo nella cooperazione energetica tra Erevan e Teheran potrebbe attuarsi in due modi. Il primo scaturisce dal fatto che anche la Georgia è interessata all’Iran per diversificare i suoi approvvigionamenti di gas naturale. Siccome i due paesi non condividono un confine, l’Armenia potrebbe essere un transito ideale. Erevan si ritroverebbe ad essere un punto cardine nel contesto di progetti energetici alternativi a quelli dei suoi nemici giurati – Azerbaigian e Turchia –; una mossa che le permetterebbe di sentire meno il fiato di Mosca sulla sua economia già parecchio debole. Per Teheran si aprirebbero nuove opportunità e nuovi mercati, con i quali cercare accordi di scambio che consentano di aggirare le sanzioni statunitensi. A piena capacità, il gasdotto Nord-Sud (Russia-Georgia-Armenia), a cui si aggancerebbe poi quello Iran-Armenia, sarebbe in grado di fornire 12 miliardi di metri cubi di gas. Di questi, l’Armenia ne utilizza solo 2,2 miliardi. Sfruttando la piena capacità delle infrastrutture già esistenti, la Georgia riceverebbe almeno la metà delle sue forniture attuali dall’Iran. Con la sua visita a Teheran nel febbraio del 2019, il premier armeno Nikol Pashinyan ha lasciato intendere la sua benedizione al progetto. Va detto che l’impresa è ai limiti dell’impossibile. Da una parte, la Georgia è sì interessata all’iniziativa, ma non al livello di esporsi e scontentare l’Azerbaigian: il suo principale partner energetico, nonché parte in conflitto con l’Armenia sulla regione del Nagorno Karabakh. Dall’altra, la Russia ha preso le sue precauzioni per contrastare il concorrente iraniano. Ne è la dimostrazione lo stesso gasdotto Iran-Armenia; previsto inizialmente con un diametro di 1.420 millimetri, è stato realizzato, pare sotto pressioni di Mosca su Erevan, della metà delle dimensioni previste. In questo modo, il quantitativo di gas immesso può essere utilizzato solo per il consumo interno, e non per ulteriori esportazioni. Tramite la società ArmRosGaz, poi confluita in Gazprom Armenia, la Russia è riuscita ad aggiudicarsi la sezione del gasdotto nel territorio armeno e ad avere la possibilità di stroncare l’iniziativa sul nascere.

 



La possibilità del Turkmenistan

Il secondo scenario è venuto a galla in seguito a un discorso pronunciato nel Settembre 2019 dall’ambasciatore dell’Armenia in Iran, Artashes Tumanyan. Secondo le parole del diplomatico, il suo paese sarebbe propenso a discutere un accordo “swap” (una delle controparti promette all’altra di pagare un prezzo fisso a fronte di ricezione del prezzo variabile. La regolazione viene effettuata sulla differenza tra i due importi) sul gas con l’Iran e il Turkmenistan. Quest’ultimo è dotato della quarta riserva di gas naturale al mondo e, allo stesso tempo, di un’economia dipendente dalle oscillazioni di prezzo degli idrocarburi. Ciò fa sì che il paese abbia nella diversificazione delle sue esportazioni energetiche, sulle quali ha il monopolio la Cina, una assoluta priorità. Qualora l’accordo tra le tre parti andasse in porto, il gas turkmeno non sarebbe fornito fisicamente all’Armenia, bensì alla provincia iraniana di Mazenderan. In cambio di ciò, Erevan riceverebbe il volume dato di gas iraniano alla frontiera. Ad incalzare la repubblica caucasica nell’avanzare questa trattativa sono state le polemiche di inizio 2019 sul prezzo del gas con la Russia. La minaccia di Mosca di aumentare del 10% il costo delle sue esportazioni, sebbene poi smentita dal Presidente russo Vladimir Putin, è suonata come l’ennesimo campanello d’allarme. Il 18 dicembre 2019, il presidente del comitato permanente per l’integrazione regionale ed eurasiatica dell’Assemblea nazionale dell’Armenia Mikayel Melkumyan ha dichiarato che l’acquisto di gas naturale dal Turkmenistan è ancora un importante punto in agenda. In diversi incontri bilaterali, l’Iran ha avuto modo di confermare la sua disponibilità all’iniziativa. Per quanto riguarda il Turkmenistan, a marzo 2018 il presidente turkmeno Gurbanguly Berdymukhamedov e il suo omologo iraniano Hassan Rouhani hanno discusso l’idea. Tuttavia, questo secondo scenario risvolto è complicato da vecchie ruggini tra i due paesi nella sfera energetica. Nel 2017, Ashgabat imputò all’Iran il mancato pagamento di forniture, chiedendo a Teheran circa $ 1,5 miliardi di arretrati. L’Iran ha rigettato la richiesta del Turkmenistan e insistito per un arbitrato internazionale. Non è detto che, anche in questo caso, il Cremlino non possa intervenire per vanificare l’accordo tra le parti.

Uno scenario tutt’altro che roseo

Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, la transizione verso l’indipendenza ha dato parecchi problemi alla piccola repubblica caucasica. Una economia molto fragile e dipendente dalle rimesse private della diaspora, il conflitto con l’Azerbaigian e la mancanza di risorse di combustibili fossili hanno trascinato l’Armenia nella morsa della Russia. A livello energetico, l’Armenia ha barattato le sue prospettive future, sia per quanto riguarda la diversificazione dei suoi approvvigionamenti e la possibilità di essere un importante transito nella regione, in cambio di prezzi più convenienti. Sebbene abbia avuto la possibilità di diversificare la propria fornitura di gas rivolgendosi all’Iran, la Russia è riuscita per lo meno a minimizzare l’impatto di questa cooperazione. Le prospettive al momento sono tutt’altro che rosee; Gazprom controlla la rete energetica del paese e sembra non voler concedere sconti o ripensamenti.

 

The following two tabs change content below.
Avatar

Leonardo Zanatta

Avatar

Ultimi post di Leonardo Zanatta (vedi tutti)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: