È bastato poco meno di un’ora a Giuseppe Conte per uscire di scena con un discorso (piaccia o meno) di grandissimo impatto. Il discorso dell’ormai ex premier ha scatenato grande clamore nello scenario politico italiano, non tanto per le sue dimissioni bensì per le parole forti e dirette usate contro il leader della Lega Matteo Salvini. Nel discorso di Conte sono state fatte menzioni importanti riguardo lo “stile” e il modo di approcciarsi da parte del leader della Lega, ciò che ne è uscito fuori è stato un attacco frontale verso colui che ha di fatto distrutto questo governo dopo soli 14 mesi. Non starò qui a discutere riguardo la bontà o meno del discorso di Conte, credo piuttosto che sia più importante andare a interpretare alcune delle sue frasi che dovrebbero farci comprendere qual è la scelta che il premier ha deciso di intraprendere (per il bene del nostro Paese, secondo lui) e che ha forse sancito la definitiva rottura, già da tempo, col ministro Salvini.

Ciò che è uscito fuori dalla bocca dell’ex premier è qualcosa di molto forte e pesante, preoccupazione verso un individuo che richiede al popolo “pieni poteri” e tirare in ballo il caso Russiagate è stato un intervento molto duro sul leader della Lega, chiara era l’intenzione del premier di demolire nel peggior modo possibile il Ministro dell’Interno. Conte aveva parlato di “massima trasparenza”, ci aveva già preparato in un certo qual modo a un discorso del genere, ma forse in pochi pensavano che sarebbe arrivato a tanto. Ci rendiamo conto che nell’anno solare 2019 un premier italiano accusi un proprio ministro di assumere derive autoritarie? L’arringa di Conte tira in ballo anche l’Unione Europea e di come debba agire l’Italia, secondo lui, nello scenario europeo.

L’Italia DEVE continuare a sedere sui tavoli europei e atlantici, può sembrare un’affermazione apparentemente scontata ma inserita in un discorso così forte e pesante nei confronti del leader della Lega va interpretato alla stessa maniera. Conte ha scelto la sua strada, ha “conosciuto” l’Europa e i suoi leader, ha capito il ruolo del nostro Paese e ha scelto di tracciare una strada diversa da quella che avrebbe voluto Salvini: confronto, non scontro. Non è un caso come recentemente Emmanuel Macron abbia espresso la sua posizione riguardo la crisi di governo italiano, mostrando “solidarietà” verso il popolo italiano che a detta sua meriterebbe di avere tutt’altri dirigenti rispetto a quelli avuti finora, puntando il dito contro un Matteo Salvini che spera di non rivedere più al governo del nostro Paese. Il governo del cambiamento è (scusate il gioco di parole) “cambiato” nel corso della sua esistenza e il Presidente del Consiglio che non avrebbe dovuto oscurare i due vice-premier (Salvini e Di Maio) ha finito per prendere un percorso diverso che ha portato alla naturale rottura di questi giorni. A quanto pare negli occhi di Conte è andata pian piano crescendo l’idea che il nemico dell’Italia fosse parte dell’Italia stessa (Salvini e la Lega), e i suoi iniziali tentativi di “regolare” il proprio Ministro dell’Interno fossero solo tante gocce che andavano a riempire un vaso che finalmente ha avuto la “scusa giusta” per traboccare.

Non si parla più di sciocchezzuole da social o dei soliti discorsi triti e ritriti riguardo a pregiudizi, razzismo, nord contro sud ecc. che hanno visto sempre la Lega tirata in ballo, qua si va ben oltre le semplici “chiacchiere da bar” perché arriviamo a un punto in cui è il premier in persona, un’istituzione, che va a demolirne una figura di governo. Salvini ha subito un colpo tremendo, quello che doveva essere (nei suoi piani) il momento migliore per distruggere il governo si è forse trasformato in un clamoroso autogol, molti dei suoi elettori non hanno preso bene tale scelta e la recente arringa di Conte infiamma ancora di più una posizione che già era diventata più rovente del previsto. Può essere l’inizio del declino per la Lega? Riuscirà a risollevarsi? La Lega (piaccia o non piaccia) ha dimostrato di saper “comunicare” più che egregiamente e i consensi riscossi non sono un caso (parlano i sondaggi). Nelle parole di Conte si è vista un’Italia “Europea”, un’Italia diversa da quella proposta nelle recenti campagne elettorali, un’Italia che nello scenario internazionale vuole esserci e deve decidere tramite il confronto e non lo scontro. Confrontarsi con l’Europa, al giorno d’oggi, vuol scontrarsi con Salvini e la Lega.

The following two tabs change content below.
Stefano Privitera

Stefano Privitera

Stefano Privitera. Laurea in Relazioni Internazionali. Per lo IARI analizza la politica interna italiana
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: