Un caso di cronaca nera sta scuotendo la Palestina e sta portando la gente in piazza in una protesta che fa emergere il profondo stato di insoddisfazione all’interno dell’opinione pubblica e delle giovani generazioni. Israa Gharib 21 anni, è stata uccisa, alla fine dello scorso mese in quello che a tutti gli effetti ha le caratteristiche per essere definito un delitto di onore. Uccisa in un pubblico ospedale nella sua città natale di Beit Sahour, vicino a Betlemme, dove era ricoverata per una lesione spinale. Lesione provocata da una grave caduta da una finestra dell’appartamento dove viveva con i genitori e i fratelli. Uccisa barbaramente dai suoi stessi familiari; percossa tra le urla della vittima e il silenzio omertoso delle autorità dell’ospedale e i tentativi di depistaggio della famiglia. Una foto postata su Instagram nel corso di un appuntamento combinato con un coetaneo la scintilla che ha fatto scattare la rabbia dei familiari impegnandoli a dover assolutamente riscattare l’onore della famiglia leso da un comportamento tanto sfrontato.

21 anni, giovane vittima di una cultura patriarcale asfissiante contro cui l’opinione pubblica inizia a ribellarsi e a scendere in strada. A ferire non solo l’assurda morte della ragazza ma i depistaggi della famiglia, i tentativi di insabbiamento da parte delle autorità locali e lo scarso impegno delle autorità Palestinesi nel punire i colpevoli e modificare finalmente il codice legislativo che non permette un adeguata protezione delle giovani donne (o uomini) dal famigerato delitto d’onore. Israa Gharib come altre 18 donne solo quest’anno, vittime di un sistema fortemente patriarcale che crede di possedere corpo e anima delle donne poste all’ultimo gradino ma impegnate in un ambiziosa scalata sociale con l’aumento dei livelli di istruzione, partecipazione al lavoro e consapevolezza. Le donne palestinesi, e non da sole, sono tutt’ora in piazza per protestare e tenere vivo il ricordo del sacrificio di Israa e delle altre ragazze che hanno subito la stessa sorte.

Nella città di Ramallah, in Cisgiordania, le manifestanti esibivano cartelli con la scritta: “Siamo tutti Israa” e “Il mio corpo è di mia proprietà. Non ho bisogno della tua supervisione, delle tue cure, del tuo onore”. Di fronte alle proteste di piazza il primo ministro palestinese, Mohammad Shtayyeh ha promesso di riaprire il caso, assicurare alla giustizia i colpevoli e rivedere il vetusto Codice penale troppo blando nei confronti dei delitti d’onore commessi all interno dei nuclei famigliari. l’Unione Generale delle Donne Palestinesi e delle istituzioni femministe  ha invitato il governo palestinese a “sviluppare programmi mirati che insegnino il principio della parità di genere” e a riformare le leggi per garantire la responsabilità degli autori. Difficilmente questa protesta apporterà cambiamenti nell’opinione pubblica palestinese nell’immediato ma la crescente mobilitazione nella sfera sociale e non delle donne è sintomo di qualcosa che sta cambiando. A vedere i dati demografici sempre più donne entrano nel mondo del lavoro, si sposano più tardi, svolgono professioni prima impensabili, collaborano a livello politico e amministrativo. Questa mobilitazione rappresenta, inoltre, la manifestazione che esiste chi lotta contro degli arcaicismi che continuano a macchiare la società palestinese o in genere il mondo islamico ma allo stesso tempo è errato derubricare la vicenda Israa dietro la lente della solita facile invettiva contro il mondo musulmano abituati come siamo alla nostrana epidemia di femminicidi e in un pianeta in cui il fenomeno del delitto d’onore è tristemente radicato a diverse latitudini.  

The following two tabs change content below.
Marco Limburgo

Marco Limburgo

Marco Limburgo nasce a Mesagne (BR), attualmente vive e studia a Forlì. Dopo aver conseguito la laurea in Storia Contemporanea presso l’Università di Bologna, è attualmente specializzando in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso il campus forlivese della medesima università. È consigliere d’amministrazione di Geopolis. Inoltre, contribuisce in qualità di articolista al progetto editoriale Russia 2018. È appassionato di storia, letteratura e politica internazionale (in particolar modo della regione medio-orientale).
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: