Da qualche mese in tutto il mondo e quindi anche in Europa stiamo assistendo ad un fatto del tutto eccezionale, l’arrivo del Covid-19 comunemente conosciuto come Coronavirus, ha fermato le lancette del tempo, riportando gli Stati e i loro cittadini ad una situazione di pre-globalizzazione. Un nemico letale al pari delle armi convenzionali usate dagli eserciti, ma con una caratteristica in più rispetto ad un carro armato, il Covid-19 è invisibile.

Di fronte a questo nemico piccolo nelle sue dimensioni, ma mostruoso nella forza, tutto il mondo vacilla. I sistemi sanitari nazionali di ogni paese sono stati messi a durissima prova, e nessuno di essi ha retto in modo eccellente, come ognuno di noi forse si aspettava. Neppure i sistemi sanitari considerati un’eccellenza nel mondo sono riusciti a fare la differenza in questa battaglia sospesa tra la vita e la morte del genere umano. Se qualcuno ritiene che tutto questo si sarebbe potuto evitare, sulla base di informazioni pregresse o con la politica della prevenzione, a costoro andrebbe detto che la Storia non è mai stata fatta con i Se e con i Ma.

In una situazione del genere è davvero ingiusto dichiarare che l’Unione Europea non abbia fatto nulla per gli Stati membri più colpiti dal Covid-19, e che sono tuttora in prima linea, nello specifico Italia e Spagna. Per prima cosa ognuno di noi dovrebbe aver chiara una semplice domanda, da quali attori è formata l’Unione Europea? ovvero dovremmo individuare con oggettività il soggetto istituzionale e giuridico al quale eventualmente vogliamo attribuire errori, colpe e danni. Le informazioni che spesso girano sul web e tra i giornali, identificano l’Unione Europea con i suoi Stati membri, vengono spesso e volentieri presi in considerazione Francia, Germania, Austria, Olanda, l’Ungheria e così via tutti gli altri Stati a seconda della notizia del momento. Vale la pena dire che questa è una mezza verità, nella misura in cui i 27 Stati Membri sono solo una parte di ciò che costituisce l’Unione Europea. Gli Stati sono rappresentati dal Consiglio che riunisce i capi di Stato e di Governo Ue, per questa legislatura presieduto da Charles Michel.

L’altra faccia della medaglia europea è costituita dalle istituzioni comunitarie, indipendenti dagli Stati membri così come stabilito dai trattati Ue, con ampi margini di manovra, assolvono a svariati compiti nel rispetto dei principi di Sussidiarietà e di Proporzionalità. In primis abbiamo La Commissione Europea, guidata dalla Presidente Ursula Von der Leyen, segue il Parlamento Europeo presieduto da David Sassoli, la Banca Centrale Europea guidata da Christine Lagarde e la Corte di Giustizia Europea. Queste sono le istituzioni che certamente più di altre rappresentano il cuore dell’Ue, altre istituzioni e agenzie si affiancano a quelle già citate e tutte insieme costituiscono il Sistema dell’Ue.

Fatta questa premessa di carattere sostanziale è possibile muovere delle critiche facendo i dovuti distinguo, in questa fase di emergenza del Covid-19 e in molte altre fasi di criticità che l’Europa ha dovuto affrontare, dobbiamo sempre chiederci, chi sta commettendo degli errori: gli Stati membri o le istituzioni comunitarie? Nella fattispecie del Covid-19 non ci sono dubbi sul fatto che siano ancora una volta gli Stati membri a non aver rispettato il principio di leale cooperazione, nei confronti di Italia e Spagna almeno in una prima fase. Ma è anche vero che tutti gli Stati Europei anche se con modalità differenti da alcuni anni sono pervasi e innamorati del Sovranismo, pertanto come sarebbe possibile pensare ad una leale cooperazione? È noto a tutti che il Sovranismo è nemico della solidarietà.

La commissione Europea guidata da Ursula Von der leyen ha fin da subito attivato tutti i meccanismi di aiuto per Italia e Spagna, sia chiaro che la Commissione come tutte le istituzioni comunitarie agiscono sulla base delle competenze che sono state sancite nei trattati e che sono state devolute dagli Stati membri. In questo caso bisogna sottolineare il fatto che la tutela della salute non rientra tra le competenze esclusive dell’Ue e della Commissione, ma rientra all’Articolo 6 TFUE tra le competenze di sostegno. Tradotto in parole semplici le istituzioni comunitarie in materia sanitaria non hanno alcuna competenza, la quale è ancora ben salda nelle mani degli Stati membri e dei loro sistemi sanitari nazionali.  

Certamente il Covid-19 ha messo le istituzioni comunitarie e gli Stati membri di fronte ad un bivio, la cui scelta caratterizzerà l’Unione del domani, si dovrà scegliere che tipo di Europa dovrà essere portata avanti dopo che avremmo risolto questa emergenza. Una lezione però è stata data da questo virus a tutti noi; in situazioni del genere nessuno si salva da solo.

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Gabriele La Spina

Gabriele La Spina

Laureato in Politica e relazioni internazionali, specializzato in Internazionalizzazione delle relazioni commerciali all’Università di Catania, ha poi conseguito presso l'ISPI un diploma in affari europei. Attualmente Si occupa di Unione Europea e della politica estera degli stati membri per l’istituto analisi relazioni internazionali (IARI)
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