Il Covid-19, ufficialmente dilagato in circa 157 Paesi sui 193 presenti nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha ormai fatto il suo ingresso in pieno anche nel continente africano, in particolare lungo la fascia dei Paesi Nord-Africani, Tunisia ed Algeria in testa, e nel Sud-Africa che ha superato il picco dei mille contagiati.

Al di là dell’affidabilità dei dati che ci giungono dal continente, e vale la pena di ricordare che in Africa il sistema di raccolta dati è in alcuni Paesi ancora più fallace di quanto potrebbe esserlo il sistema cinese, molti si chiedono se le mutate condizione di “salute” del mondo, rallenteranno o fermeranno le migrazioni lungo la rotta del Mediterraneo.

La risposta è duplice e tiene in considerazione sia il breve che il medio-lungo periodo. Nel breve periodo è possibile che si assista ad un rallentamento degli arrivi nei nostri porti: questo però, dipende solo in parte dalla diffusione del contagio anche in territorio africano, e in larga parte dall’ancora non felici condizioni del mare e del tempo lungo la rotta. Se un qualche peso potrà avere la chiusura dei confini, anche italiani, per tutti gli arrivi sul territorio, questi di certo non si riverberano sulle rotte degli scafisti, che d’altro canto poco si curano delle condizioni di salute dei loro passeggeri. Proprio per questo è molto importante considerare le imbarcazioni che arriveranno nei nostri porti come possibili nuovi focolai di contagio.

Sul medio-lungo periodo è improbabile che il virus abbia un peso sulla riduzione dei flussi migratori: innanzitutto perché, è bene ricordarlo, i flussi migratori che generano numeri importanti non sono tanto quelli “Sud-Nord”, ossia dall’Africa all’Europa, ma quelli “Sud-Sud” ovvero infracontinentali. La flessione verso le nostre coste potrebbe semmai verificarsi qualora il Governo decidesse di mettere in atto stringenti misure prolungate di chiusura dei confini. In secondo luogo, è bene non trascurare che il popolo africano potrebbe non avere reale contezza né della diffusione, né della pericolosità del virus. In Africa infatti l’informazione è spesso mal veicolata o faziosa ed è, come già detto, molto difficile avere accesso ai dati.

È importante quindi non far passare in secondo piano le politiche migratorie che, oggi più che mai, dovrebbero essere portate all’attenzione sia dei governi nazionali che dell’Unione Europea.

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Giulia Raciti

Giulia Raciti

Ciao a tutti, sono Giulia Raciti Longo, e collaboro con IARI da Giugno del 2019.Dopo la laurea in Giurisprudenza, conseguita a Catania, ho proseguito i miei studi a Milano, dove ho ottenutoil Master in Diplomacy presso l' ISPI-Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Sono fluente in tre lingue, e ho avuto la possibilità di studiare in tutta Europa, e di lavorare con l' ONG ruandese “ African Education Network" per un anno, occupandomi di analisi delle policies e mappatura legislativa. È in questi contesto che è nata la mia passione per l' Africa, territorio complesso e spesso sottovalutato nelle relazioni internazionali. Con IARI mi occupo proprio di Africa, focalizzandomisui processi elettorali e sui fenomeni migratori, temi che mi propongo di affrontare con un approccio trasversale tra geopolitica e diritto internazionale. Sono appassionata di storia contemporanea, in particolare delle decadi tra il ’20 e il ’40 del 900.Lavorareper la redazione dello IARI, mi ha dato la possibilità di mettere le mie competenze al servizio degli altri: credo infatti fermamente che la geopolitica sia uno strumento indispensabile per capire il mondo che ci circonda ed essere cittadini globali più attenti e consapevoli.Per questo cerco sempre di creare contenuti che siano fruibili anche dai non addetti ai lavori, ma rigorosi dal punto di vista scientificoed informativo.
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