Dal 17 marzo, l’Unione europea ha sospeso Schengen e blindato i propri confini e uno di questi è proprio quello che separa Grecia, Bulgaria e Turchia. Ma cosa sta succedendo al di là dei confini europei e in maniera particolare in Turchia?

Il 19 marzo, proprio a seguito della “chiusura” europea, Ankara ha promulgato alcuni importanti provvedimenti, imponendo la cessazione di alcune importanti attività commerciali, la chiusura di molti locali turistici ed ha invitato la popolazione a non uscire di casa se non per particolari necessità. Sospeso anche lo sport. Si è passati anche alla sanificazione dei luoghi più importanti, simboli storici di grande interesse turistico, come ad esempio il Grand Bazaar di Istanbul. Anche per la Turchia ha quindi importato il “modello Italia” per la lotta al Covid-19, che registra ad oggi (24 marzo) 1.529 casi e 37 morti in tutta la penisola anatolica. Inoltre, il Ministero della Salute ha fatto sapere di aver importato dalla Cina uno speciale farmaco (senza ulteriori dettagli) che ridurrebbe la degenza dei pazienti affetti da coronavirus da 11-12 giorni a 4 giorni. Probabilmente è lo stesso farmaco antimalarico che la Francia sta rapidamente testando.

A destare preoccupazione non è solo il sistema sanitario che, come nel resto del mondo, si trova impreparato anche in Turchia: infatti, anche la fragile economia, che almeno fino a questo sembrava registrare dei segni positivi di ripresa, si ritrova oggi picconata dalle conseguenze del Covid-19. Nonostante i Ministri riservano un certo ottimismo, l’urto potrebbe esserle fatale: Ankara non gode di una moneta forte, non può contare su alte riserve bancarie e registra un tasso d’inflazione ancora piuttosto alto. Non sarà facile affrontare una nuova recessione (così come gli economisti prospettano) con questi presupposti.

Eppure, il governo di Ankara aveva indicato il 2020 come anno della svolta economica del Paese, prospettando una crescita di circa il 5%. Sembra però che i turchi vedranno ridimensionate le proprie ambizioni. Alla fine di questa triste storia, sarà curioso, tuttavia, valutare la ripresa ottomana e se, nonostante il colpo economico, riuscirà ancora a far sentire la propria voce nel Mediterraneo orientale e manterrà quella sottile strategia di soft power che tanto contraddistingue la nuova politica turca, soprattutto nel mondo musulmano. E sarà altrettanto interessante valutare in che modo e con quali strumenti la Turchia riuscirà a riemergere.

The following two tabs change content below.
Maria Nicola Buonocore

Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: