Mentre riprende le esplorazioni marittime nel Mediterraneo orientale, condannate dal Consiglio europeo come azioni provocatorie, Ankara monitora le elezioni nell’autoproclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord.

Dopo appena due settimane dal Consiglio europeo straordinario del 1° e 2 ottobre, l’UE torna ad occuparsi della crisi nel Mediterraneo orientale. Infatti, nonostante la decisione di Bruxelles di perseguire una risoluzione pacifica della controversia relativa alle zone di mare contese, ricorrendo al dialogo piuttosto che alle sanzioni, la Turchia ha ripreso le esplorazioni marittime al largo dell’isola greca di Kastellorizo, dove la nave di ricerca Oruc Reis sarà impegnata nelle proprie attività di perforazione fino al 22 ottobre. La reazione dei leader europei all’invio della nave turca nel Mediterraneo orientale non ha tardato ad arrivare. Francia e Germania hanno accusato la Turchia di essersi resa responsabile di provocazioni inaccettabili, che inevitabilmente minano la ripresa del dialogo. Atene, nel frattempo, contemplando il rischio di un’escalation, chiede all’Unione europea di intervenire in maniera immediata e concreta. Tuttavia, in merito alla disputa per i confini marittimi – e per l’appropriazione dei bacini di gas naturale del Mediterraneo orientale – i capi di Stato e di Governo degli Stati membri dell’UE, riunitisi per il Consiglio europeo del 16 ottobre, non hanno fatto altro che confermare la posizione assunta dall’Unione già due settimane fa. Il Consiglio europeo ha ribadito le conclusioni del vertice di inizio ottobre, confermando la possibilità di ricorrere alle sanzioni solo nel caso in cui la Turchia non mostrasse, nelle prossime settimane, una predisposizione al dialogo tale da favorire una de-escalation.

Condannando le recenti azioni unilaterali e provocatorie della Turchia nel Mediterraneo orientale, dunque, il Consiglio ha manifestato ancora una volta piena solidarietà alla Grecia e a Cipro per la violazione dei loro diritti sovrani. Contestualmente, appellandosi alle risoluzioni 550 e 789 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, il Consiglio europeo ha sottolineato la necessità di preservare lo status di Varosha, “quartiere fantasma” della città di Famagosta, a Cipro, abbandonato nel 1974, in seguito all’intervento militare di Ankara sull’isola, e recentemente riaperto al pubblico dall’amministrazione turco-cipriota dell’autoproclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord. La riapertura dell’area, infatti, sarebbe un’azione provocatoria e illegale, compiuta in violazione dell’accordo di pace delle Nazioni Unite. A questo punto, è evidente non solo che l’Unione europea debba affrontare in maniera più decisiva le problematiche del Mediterraneo orientale, ma anche che, nel farlo, debba necessariamente tener conto della questione di Cipro. L’esito delle elezioni presidenziali nella Repubblica Turca di Cipro del Nord – non riconosciuta dalla Comunità internazionale, ma solo da Ankara – potrebbe avere un impatto determinante nella geopolitica dell’area. L’eventuale vittoria di Ersin Tatar, candidato sostenuto da Erdogan, infatti, potrebbe alterare gli equilibri dell’area a favore della Turchia e dare avvio ad un nuovo clima di tensione. Il rischio è che ciò renda ancora più complessa la gestione di una questione già di per sé molto controversa.

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