Angela Merkel ha ricoperto per anni un ruolo fondamentale nello scenario politico internazionale, la cancelliera è stata per anni il volto di una Germania sempre più forte nell’Unione Europea e “cannibale” agli occhi di molti detrattori. A distanza di anni la sua figura politica inizia pian piano a perdere peso, la sua imminente uscita di scena nel 2021 lascerà un posto di leadership “vacante” all’interno dell’Unione Europea.
 
In una recente intervista rilasciata al Financial Times la Merkel ha ribadito come la soluzione per il futuro debba essere rappresentata da un’Unione Europea più forte, attraente e innovativa. Non staremo qui a riportare per intero l’intervista, mi soffermerei più che altro su due punti importanti relativi alla negazione della super potenza Germania e all’occhiolino verso la Cina.
 
L’investitura verso l’Unione Europea, proponendola come il faro del prossimo futuro e chiedendone un rilancio più forte nello scenario internazionale può essere interpretato di fatto come un modo per spezzare ogni dubbio sull’idea di una Germania più influente a livello geopolitico, ecco perché “ancorarsi” all’Unione e puntare su di essa per il futuro. Perché? La Germania non ha i mezzi per diventare una super potenza o semplicemente non vuole esserla?
 
Partiamo dal presupposto che la storia è pur sempre un’eredità pesante, l’ultima volta che la Germania provò a confermarsi come potenza egemone sappiamo tutti come andò a finire, non a caso negli ultimi decenni il potere tedesco non è mai andato oltre da quello di essere una semplice potenza economica.
In uno scenario politico come quello di adesso la Merkel sembra voglia lanciare un messaggio all’Unione per trovarle un posto in mezzo alle dinamiche attuali che stanno scuotendo il mondo, mostrando ancora una volta la sua tendenza al multilateralismo e alla ricerca del compromesso.
 
Di qui arriva la strizzatina d’occhio alla Cina, per molto tempo etichettata come un nemico pericoloso e da arginare ma non per questo (secondo la Merkel) da isolare e rifiutarne qualsiasi contatto. La politica attuata finora dagli Stati Uniti nei confronti della Cina non deve essere copiata dai Paesi dell’Unione, il rischio di essere “schiacciati” da una tensione sempre più crescente da due realtà che sono divise geograficamente proprio dall’Unione stessa è molto consistente se non si impara a relazionarsi con saggezza sia a destra che a sinistra.
Un’Unione più forte e innovativa, più indipendente e astuta nella gestione dei propri rapporti internazionali, che abbia quindi la capacità non di dover scegliere da che parte stare in un conflitto a distanza, bensì come sfruttare la cosa a proprio vantaggio.
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Stefano Privitera

Stefano Privitera

Stefano Privitera. Laurea in Relazioni Internazionali. Per lo IARI analizza la politica interna italiana
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