Paolo Gentiloni torna a ricoprire un ruolo di grande protagonista, lo fa in Europa, nella nuova Commissione di Ursula von der Leyen. Il nuovo corso della von der Leyen si prospetta differente da quello più rigido e serrato dal suo predecessore Jean-Claude Juncker, volto a una ricerca di maggior flessibilità per i Paesi più in difficoltà, cercare di creare quel senso di “unità” e rispetto di valori sociali che spingano a un costante dialogo volto alla ricerca della soluzione migliore per tutti, per andare incontro il più possibile a chi ne ha bisogno. Se quindi finora abbiamo avuto una Commissione molto “gerarchizzata” e che aveva come focus primario quello di attenersi in maniera rigorosa al patto di stabilità, la von der Leyen sembra (stando almeno alle sue ultime parole) voglia prendere una strada più soft, che cerchi di spingere a una maggior collaborazione e che cerchi di allentare quel cappio alla gola che si stringe inesorabilmente al primo sgarro. La stessa organizzazione della nuova Commissione ne è un esempio lampante, la von der Leyen non solo ha aumentato il numero dei suoi vicepresidenti, ma ha anche aumentato il numero di deleghe e la suddivisione dei doveri.

Il mandato “duro” di Juncker lascia dunque posto a un clima più sereno e aperto al dialogo e alla soluzione comune, non è un caso come tutto ciò vada a intersecarsi con uno scenario politico in cui i Paesi europei, chi più chi meno, sono tutti d’accordo nel cercare una maggior flessibilità. Mi vien da pensare che quella nelle mani di Paolo Gentiloni sia una grossa occasione, venendosi a trovare in una situazione in cui il suo operato potrà giovare di un clima molto differente da quello serrato e duro di Juncker ed è sicuramente una buona notizia per il nuovo governo che tanto dovrà puntare sulla riaffermazione della forza italiana in Europa. Uomini giusti al momento giusto? Difficile dirlo già adesso, ciò non toglie che in ogni caso molte delle recenti parole di Conte e l’evolversi dello scenario politico europeo diano da pensare, è una coincidenza il ritorno di un partito politico al governo da sempre riconosciuto come un amico dell’UE proprio in questo periodo di “addolcimento”, oserei dire, dell’Europa? La “fama” europea in Italia non è stata delle migliori negli ultimi anni, additata costantemente come il nemico della sovranità nazionale e dei suoi interessi, ritrovarsi adesso a godere di un commissario di peso all’interno di una Commissione così serena e “orizzontale” (a differenza di quella molto “piramidale” di Juncker) non può che essere un ottimo punto di partenza.

Chiaramente, considerando quanto “caldo” sia attualmente lo scenario politico italiano, non mancano le critiche e le prospettive alquanto pessimiste dell’oppositore del momento, Matteo Salvini, il quale ha dichiarato apertamente che l’incarico assegnato a Gentiloni altro non è che un “contentino” rifilato all’Italia in quanto non avrà una grande manovra d’azione come ci si potrebbe auspicare, evidenziando come il vicepresidente esecutivo per le politiche economiche europee (Valdis Dombrovskis) starà con il “fucile puntato”. Non è chiaramente dello stesso avviso il premier Giuseppe Conte, soddisfatto del ruolo di Gentiloni e della primaria importanza che andrà a ricoprire quest’ultimo nell’ottica di un’Italia ancora più forte in Europa. Ma d’altronde si sa, di questi tempi “roventi”, ogni cosa è buona per scatenare dibattito e polemiche…Se si è scelto dunque di coltivare questa nuova/vecchia “amicizia” con l’Europa, che non si sprechi l’occasione.

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Stefano Privitera

Stefano Privitera

Stefano Privitera. Laurea in Relazioni Internazionali. Per lo IARI analizza la politica interna italiana
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