Dilaniato da un lungo conflitto civile, il sistema sanitario yemenita è incapace di gestire la crisi.
La popolazione è tra le più vulnerabili al mondo, 24 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria e di protezione. Senza aiuti internazionali, si prospettano tragici scenari.



Non c’è tregua in Yemen. Da cinque anni, il Paese più povero del mondo arabo è devastato da un conflitto civile di cui non si intravede una risoluzione nel breve periodo.La molteplicità di attori coinvolti, sia a livello interno sia a livello internazionale, infatti, rende la situazione estremamente complicata e i tentativi di risoluzione del conflitto poco efficaci.

Nel mezzo di una crisi sanitaria globale, che sta ponendo sotto pressione tutti i Paesi, le Nazioni Unite hanno dichiarato il collasso del sistema sanitario yemenita. Le strutture, di cui solo la metà sono funzionanti, sono insufficienti per curare i pazienti, il personale sanitario è scarso e denuncia che la mancanza di ossigeno e di forniture mediche hanno impedito di prestare assistenza ai malati.
Le autorità yemenite hanno confermato 30 casi di Covid-19, ma le Nazioni Unite credono che i contagi siano di gran lunga superiori rispetto ai dati ufficiali.



Uno scenario prevedibile, purtroppo. Il sistema sanitario era, già da tempo, sull’orlo del collasso, debilitato da anni di conflitto e dalla mancanza di risorse. In Yemen, si sta consumando la più grave catastrofe umanitaria mondiale. Più dell’80% della popolazione yemenita non ha accesso al cibo, all’acqua potabile e all’assistenza sanitaria. A causa della particolare vulnerabilità presente nelle aree di conflitto, il 25 marzo, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, aveva invitato ad un cessate il fuoco generale, per evitare ulteriori peggioramenti, dovuti alla diffusione del virus. Appello rimasto inascoltato, poiché i combattimenti sono continuati e, pertanto, la speranza di trasformare il rischio legato alla pandemia in un’occasione per giungere ad un processo di pace è presto svanita. 

Ora, il coronavirus mette in discussione la sopravvivenza stessa del Paese, in cui, crisi umanitaria e crisi economica si intrecciano. La comunità internazionale ha l’urgenza di intervenire, per evitare l’aggravarsi di una situazione già molto critica.  Finora, non sono stati fatti sufficienti sforzi da parte delle Nazioni Unite per risolvere la crisi yemenita, a causa di tentativi di mediazione non inclusivi di tutte le molteplici parti in causa. Inoltre, l’azione ONU è stata, spesso, accusata di mancanza di neutralità e di riflettere gli interessi di alcuni stati membri, in particolare quelli dell’Arabia Saudita.
Azioni diplomatiche più efficaci ed aiuti umanitari sono fondamentali ed urgenti per evitare il collasso dello Stato.

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Noemi Verducci

Noemi Verducci

Sono Noemi Verducci, analista IARI per la sezione MedioOriente. Ho conseguito la laurea triennale in Mediazione Linguistica presso l’Università del Salento, durante la quale ho svolto un anno di studio all’Università di Siviglia, nell’ambito del programma Erasmus. Lo studio della lingua araba mi ha permesso di avvicinarmi al mondo mediorientale, dapprima dal punto di vista esclusivamente linguistico e culturale e, successivamente, anche dal punto di vista politico. IARI è uno spazio fertile in cui potersi confrontare ed arricchirsi, crescendo insieme.
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