Affrontare i cambiamenti climatici e attuare una politica di sviluppo sostenibile dell’Artico sono spesso considerate due sfide parallele. L’Unione Europea si trova in una posizione unica nel panorama geopolitico artico: a differenza degli Stati non artici, quest’ultima è parte integrante della regione circumpolare. Tuttavia, l’UE corre il rischio di perdere l’opportunità d’essere l’attore leader nella definizione di una politica di sviluppo sostenibile della regione. L’Artico è spesso usato come esempio tangibile degli effetti negativi del cambiamento climatico globale e dell’antropizzazione. L’estremità del mondo patisce l’inquinamento originato all’esterno dei propri confini, generando una crescente preoccupazione nel vecchio continente.

Dall’estate del 2007, l’Artico ha assunto un ruolo protagonista nell’agenda globale. Da allora, ricercatori, governi e media hanno avanzato molteplici progetti e politiche differenti sulla trasformazione del futuro della regione: dall’incremento delle vie commerciali, allo sfruttamento delle risorse naturali sino alla realizzazione di uno spazio di cooperazione regionale e internazionale. A pesare sulle vicende artiche, si aggiunge un altro episodio registrato nell’estate 2007: la concretizzazione dei cambiamenti climatici globali e le sue ripercussioni sulla regione artica. Per essere più precisi: la bassa estensione media del ghiaccio marino (1) nell’Artico nel 2007, ha raggiunto un record che è stato superato quasi ogni estate da allora. Attualmente, gli incendi artici e subartici minacciano i pozzi di carbonio che si trovano nel suolo delle foreste boreali, rilasciando gas a effetto serra e provocando cambiamenti atmosferici e paesaggistici senza precedenti. Il continuo scioglimento del ghiaccio artico, lo scongelament

o del permafrost e l’erosione costiera non solo mettono a repentaglio la sicurezza e il benessere fondamentali dei residenti nell’Artico, ma hanno anche gravi ripercussioni per l’Unione Europa, minacciando essenzialmente la coesione e la solidarietà interstatuale all’interno del Consiglio Artico. Si stima che l’innalzamento del livello del mare e le inondazioni costiere avranno effetti transfrontalieri e incideranno sull’utilizzo del suolo europeo e sulle politiche agricole nel loro insieme. L’aumento delle temperature e le acque più calde hanno anche un impatto piuttosto forte sulle attività di pesca su cui fanno affidamento molti Stati membri dell’UE.

A partire dagli anni 2007- 2008, l’UE ha costantemente espresso il suo interesse per le questioni relative all’Artico, sviluppando una vera e propria strategia (2). La mitigazione dei cambiamenti climatici, lo sviluppo sostenibile della regione e la cooperazione internazionale nella regione circumpolare sono i tre pilastri della politica artica europea.

Si deve riconoscere però che pur utilizzando un approccio piuttosto realista e nonostante le drammatiche conseguenze dei cambiamenti climatici, su scala globale e europea; l’Artico rimane un argomento di nicchia a Bruxelles e nelle capitali d’Europa, un settore marginale privo di una narrazione convincente del perché l’UE, dovrebbe esserne coinvolta. Eppure l’UE si trova in una posizione unica nelle questioni relative all’Artico: non solo può influenzare ed essere influenzata dall’Artico, ma è essenzialmente parte, con tutti i suoi Stati Membri, attori del consiglio Artico e come Paese osservatore all’interno dello stesso. Se l’UE non riconosce la stretta connessione tra i cambiamenti climatici globali e le relative ripercussioni con il coinvolgimento della regione artica, rischia di perdere l’opportunità di essere un vero Paese leader nella definizione di standard regionali che offrano un approccio coerente e sostenibile per la regione.

Proiezione sull’innalzamento del livello del mare in EU (Fonte: CSIRO)

L’Artico si sta riscaldando a quasi il doppio della media globale (3) L’innalzamento del livello del mare, il cambiamento dei modelli climatici e lo scongelamento del permafrost stanno ridisegnando la regione, che è profondamente influenzata dalle emissioni globali di gas serra. Allo stesso tempo, i meccanismi di feedback dell’Artico (4) (come ad esempio il maggior assorbimento di radiazioni solari dovute alla mancanza di ghiaccio o il rilascio di gas serra causato dallo scongelamento del permafrost) stanno accelerando questi cambiamenti su scala globale. Sia che ci si concentri su questioni relative al suo clima, alla sua biodiversità o ai suoi ecosistemi, l’Artico è generalmente caratterizzato come un sistema dinamico, complesso e variabile intrinsecamente connesso al sistema climatico globale attraverso la sua atmosfera, il suo oceano, i mari e i fiumi circostanti.

La massiccia perdita della calotta glaciale della Groenlandia e i sempre crescenti flussi di acqua dolce dovuti allo scarico dei fiumi, alla neve e allo scioglimento dei ghiacciai in Canada e in Russia stanno contribuendo in modo significativo all’attuale innalzamento globale dei livelli del mare e saranno la causa dominante, oltre allo scioglimento della calotta antartica, di questo innalzamento nei prossimi decenni. L’Artico è il ground zero dei cambiamenti climatici su scala globale.

Nave battente bandiera europea in acque artiche ( Fonte: European Union Naval Force )

Ma che nesso ha tutto ciò con l’UE? Questi cambiamenti artici hanno effetti a catena sull’intera UE, sia attraverso l’innalzamento del livello del mare, inondazioni costiere o il cambiamento delle condizioni meteorologiche oltre che avere un impatto negativo sull’agricoltura e sulla pesca. A tale proposito, diventa essenziale per l’UE non sviluppare una politica ben definita e di salvaguardia per l’Artico. Le emissioni di gas serra, le politiche climatiche regionali e l’intensificarsi delle rotte commerciali hanno un effetto diretto sulla sicurezza dell’Artico e dell’UE. A tutto ciò si aggiunga che l’UE – a differenza della maggior parte degli altri attori non artici – è essenzialmente parte della regione. L’ultima espressione dell’”Arcticness” europea – la comunicazione congiunta (5) del 2016 – è divisa in tre aree prioritarie: i cambiamenti climatici e l’ambiente, lo sviluppo sostenibile dell’Artico e la cooperazione internazionale in materia artica. Da questi tre settori prioritari emerge chiaramente che la politica artica dell’UE copre una vasta gamma di domini, sia di natura interna che esterna.

Di conseguenza, tutte le azioni relative all’Artico sottolineano la capacità di leadership globale dell’UE, seguendo una logica ben precisa: poiché l’Unione è leader mondiale nella lotta ai cambiamenti climatici, la relativa politica artica non può che giovare alla regione e ai suoi abitanti. Allo stesso tempo, alcune le autorità regionali artiche, i rappresentanti delle imprese e persino alcuni politici indigeni, temono che lo sviluppo economico nella regione possa essere ingiustamente ostacolato, a causa dell’importanza geopolitica che con il tempo l’Artico ha assunto nello scacchiere internazionale. Pertanto, in che modo l’UE può agire come leader regionale a sostegno dello sviluppo economico regionale, pur rispettando le proprie aspettative di essere il leader globale nella lotta ai cambiamenti climatici?

Un approccio diverso e più proattivo di esaminare l’impegno e la relazione UE-Artico potrebbe essere attraverso gli accordi multilaterali che l’UE è andata stipulando nel corso degli anni e a partire dal 2007. L’UE si sta muovendo da tempo, all’interno del Consiglio Artico e del Consiglio Economico Artico come un Paese-tramite tra gli Stati Artici e non artici, come un Paese terzo cercando di garantire una cooperazione diplomatica e scientifica entro le necessità di ciascun Paese. Ne è un esempio il ruolo svolto dall’UE nel promuovere il dialogo tra Russia e Danimarca. Inoltre attraverso i propri Stati Membri, parte del Consiglio Artico, l’UE lavora nella creazione di politiche che possano consentire il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (6) e la costruzione di un quadro più completo per ridurre le emissioni di carbonio.

Sviluppare meccanismi multilaterali per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici globali sull’Artico e al contempo applicare gli attuali accordi giuridicamente vincolanti (come l’accordo di Parigi e la Convention on Long-Range Transboundary Air Pollution) e incoraggiare l’adozione di strumenti di soft-law (ad es. l’Arctic Council Black Carbon and Methane Framework) è un’altra strategia attraverso la quale l’UE potrebbe promuovere il proprio ruolo di leader nell’Artico. Potrebbero essere necessari ulteriori cambiamenti all’interno dell’UE: nell’attuale quadro finanziario pluriennale (2014-2020) solo il venti percento del bilancio dell’UE è dedicato all’azione per il clima e questa percentuale è destinata ad aumentare solo dopo il 2020.

Purtuttavia, l’UE fa ancora affidamento agli idrocarburi nelle regioni artiche e subartiche. Nel 2010, quasi il 50% delle importazioni di petrolio e il 60% delle importazioni di gas naturale provenivano dalla Norvegia o dalla Russia. Al momento la creazione di una moratoria sullo sfruttamento e il consumo di idrocarburi nell’Artico, proposta dall’UE è lungi dall’essere uno scenario realistico e troverebbe l’opposizione sia dei paesi partner (ad esempio Norvegia) che dei paesi non partner (ad esempio la Russia). Di conseguenza, il coinvolgimento dell’Artico nell’UE non è solo frutto dell’acquis comunitario, che copre una vasta area dell’Artico Geografico Europeo, ma essenzialmente anche del coinvolgimento (diretto e indiretto) dell’UE nelle strutture di Governance dell’Artico.

L’Artico si pone come l’arena in cui gli Stati Uniti, la Russia e la Cina interagiscono con l’UE. Qui l’UE ha diversi ruoli: garantire che i suoi Stati Membri e le sue istituzioni siano consapevoli dalle complessità della regione, oltre che nell’ambito della sicurezza internazionale. Quando si parla di cambiamenti climatici, proteggere l’Artico e rendere la regione economicamente sostenibile sia per i suoi residenti che per l’intera UE sono spesso viste come sfide parallele.

L’ elemento chiave per ottenere un coinvolgimento più sostenibile dell’UE è quindi non solo un maggiore impegno a livello regionale nella regione circumpolare, ma anche l’attenzione alla creazione di politiche nazionali all’interno di ciascuno Stato Membro. L’UE ha il potere di influenzare la Governance regionale, definire gli standards e la cooperazione della regione artica impegnandosi a investire in una politica climatica più forte ed efficiente nei propri confini.

Fonti

1 https://nsidc.org/arcticseaicenews/2012/08/arctic-sea-ice-breaks-2007-record-extent/

2 https://www.europarl.europa.eu/legislative-train/theme-europe-as-a-stronger-global-actor/file-integrated-arctic-policy

3 https://www.ipcc.ch/srocc/home/

4 https://eu-interact.org/glossary/climate-feedback-mechanism/

5 https://eeas.europa.eu/archives/docs/arctic_region/docs/160427_joint-communication-an-integrated-european-union-policy-for-the-arctic_en.pdf

6 https://ec.europa.eu/info/strategy/international-strategies/sustainable-development-goals_it

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