Si è conclusa in data 8 Maggio l’esercitazione NATO “Spring Storm” (Kevadtorm in estone) 2020, tenutasi nei pressi di Tapa, in Estonia. Una dimostrazione tangibile di come l’alleanza atlantica riesca ad adattare alle evenienze più improvvise ed anche a calamità naturali il proprio potenziale. Nel caso specifico ha reagito in maniera ottimale all’emergenza COVID-19 organizzando in rapida risposta le truppe a salvaguardia della salute del personale impiegato e predisponendo tempestivamente le necessarie precauzioni, dimostrandosi non solo all’altezza ma bensì avanguardia. E’ questa anche l’acme di un lungo processo di integrazione ed innovazione degli apparati strategici baltici all’interno dell’organo atlantico, che si riscopre punta in diamante della difesa Europea, e che vede davanti a sè ancora tanti traguardi.

L’area baltica infatti se ad una prima valutazione economicistica sembra di scarsa importanza (come poteva essere considerata nell’anno dell’ingresso dei paesi baltici nell’area comunitaria europea, ossia il 2004), se si analizza con la lente strategica assume grande rilevanza. E’ infatti lo scenario dello scacchiere NATO in cui si giocano i rapporti del blocco occidentale tutt’ora persistente con l’ex-avversario sovietico. Dal golfo di Finlandia, al golfo di Riga, al mar di Norvegia ed infine nel mar Baltico si esprime l’operatività interforze dell’organizzazione atlantica. L’Europa baltica ha dato prova nel corso degli anni di una grande responsabilità e capacità di reazione nell’implementare le proprie forze armate con quelle alleate occidentali, veterane dell’organizzazione ed ormai in procinto di appendere le munizioni al chiodo privilegiando giustamente (anche se talvolta in maniera eccessivamente ostentata) la via diplomatica alla risoluzione dei conflitti. L’area, definita spesso “eastern flank”, è divenuta cruciale in seguito all’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014, assumendo la prima posizione nell’agenda NATO dal summit di Varsavia del 2016.



Facendo da “tester” moderno per la reattività dell’organizzazione nel mobilitare le truppe da paese membro in paese membro, gli stati baltici a partire dal 2015 hanno accettato di diventare il teatro di importanti esercitazioni, addestramenti e simulazioni fondamentali nella storia dell’alleanza atlantica. Hanno accolto con entusiasmo e disciplina la possibilità di implementare nei propri teatri nazionali le forze di deterrenza dei “lead allies”, ossia Francia, Germania, Regno Unito e USA in conformità al RAP (Readiness Action Pact) stabilito al “Wales Summit” del 2014. Il punto cruciale stabilito dal patto fù il contingentamento di 5000 uomini delegati al VJTF, ossia “Very High Readiness Joint Task Force” incluso nella più generale azione del “NATO Response Force (NRF)”. Nel 2017 nel bilancio statunitense risulta un incremento di 2,4 mlr di dollari di spesa ad assicurare la regione, con l’implemento di truppe stabili in Polonia, Bulgaria e Romania.  Inutile dire che gli stati baltici preferiscano il coprifuoco dell’organizzazione per creare un forte deterrente nei confronti del vicino gigante Russo rispetto ai singoli sistemi di difesa nazionali. Questo nonostante il “NATO-Russia Founding Act” del 1997 che avrebbe dovuto (ormai ci si riferisce al passato) regolare i rapporti tra le parti.

Dal 2004 hanno avuto luogo nella regione baltica le azioni delle forze aeree di 16 nazioni differenti dell’alleanza al fine di assicurarne lo spazio aereo, e situate proprio nel baltico sono le basi di Malbork (Polonia), Šiauliai (Lituania) e Ämari (Estonia), fondamentali nel determinare nel potenziale reattivo rispetto ad un’aggressione aerea da est.Proprio quest’ultimo paese, l’Estonia è stato teatro di importanti esercitazioni come ad esempio la “Siil/Steadfast Javelin exercise” del Maggio 2015 , e la “BALTOPS” del 2019  che hanno coinvolto 16 stati membri e 2 partner, e naturalmente la appena terminata “Spring Storm”2020. E’ interessante analizzare proprio quest’ultima e le peculiarità che la hanno caratterizzata quest’anno proprio per via della crisi sanitaria legata al COVID-19 ni cui si è trovata immersa.

Stando ad una descrizione del Pvt. Sven Allmere dal Battaglione di fanteria del Kuperjanov, l’esercitazione consiste in 11 giorni di combattimenti nel mezzo dei boschi estoni. Per dirla in maniera più tecnica, consiste in esercitazioni di cooperazione tra le truppe NATO e l’EDF (Estonian Defence Sytem), svolta quest’anno presso Tapa, ma la “location” è variata nel tempo. Infatti, si svolse nella contrada di Lääne-Viru per la prima volta nel 2003, mentre lo scorso anno si è svolta presso Lääne-Viru, Ida-Viru, Harju e Jõgeva .   L’esercitazione è divisa in due parti: la prima è durata dal 25 al 30 aprile in cui le truppe si sono esercitate sulla situazione tattica assegnata e la seconda parte dal 1 all’8 Maggio si è svolta l’esercitazione “live fire” nel terreno di esercitazione principale della regione testando nel frattempo la cooperazione tra la fanteria e le truppe di supporto in una reale situazione di combattimento. Il tutto condotto anche da truppe addestrate nella base del Battaglione di fanteria Kuperjanov e Viru.

La situazione di emergenza pandemica ha reso questa esercitazione un campo di prova inatteso sotto diversi punti di vista. Al battaglione logistica della seconda brigata di fanteria infatti sono state integrate truppe di coscritti della prima brigata per la manutenzione, il supporto e la cura del materiale medico che rimarranno in servizio nella seconda brigata di fanteria a Tapa. Inoltre, per via delle precauzioni sanitarie rapidamente adottate dall’alleanza, rispetto alle 9000 unità che vi hanno partecipato nel 2019, soltanto 3200 circa hanno partecipato quest’anno e le riserve sono rimaste escluse. La portavoce NATO, Oana Lungescu, ha affermato infatti che l’esercitazione in Estonia ha dimostrato che l’alleanza atlantica è in grado di reagire prontamente e con efficacia in situazioni di emergenza proteggendo la propria sicurezza sanitaria e quella degli altri .

“Spring Storm” ha messo alla prova le truppe rispetto ad un’evenienza completamente inaspettata di tipo esogeno come il virus dando una risposta in termini precauzionali e tattici notevoli. Un segnale importante a livello internazionale a quanti paesi ritengono da tempo che l’effettività della NATO sia in rovinoso declino e che si sia in prossimità d’un abbandono del vecchio continente. E’ infatti lo scopo principale dell’esercitazione quello di affermare che l’alleanza occidentale rimane pronta a reagire a qualsiasi tipo di minaccia incombente, ma anche di dare un messaggio forte e chiaro verso Est. Si può considerare una delle recenti manifestazioni della ribadita presenza americana in suolo europeo (Defender Europe 2020 ad esempio) che tendono a dare una risposta nettissima alle esercitazioni militari condotte da Russia e Cina (Vostok 2018), ma non solo.

 



E’ infatti questo anche un efficace modo dell’alleanza atlantica di rispondere alle recenti perplessità di attori internazionali come Macron rispetto allo stato di morte cerebrale dell’alleanza, preoccupanti se si considerano le posizioni insofferenti di Trump rispetto ai contributi insufficienti della nazioni europee al bilancio dell’organizzazione.Si presenta ad oggi uno scenario di crescente scetticismo rispetto allo stato dell’alleanza. Essa, seppure complessivamente presenti criticità sotto il profilo del PIL utilizzato in spesa militare delle nazioni europee occidentali, di crisi dei rapporti con la sfera Asiatica che coopera sempre più al suo interno dal punto di vista militare (denunciando anche errori occidentali nel dialogo tra le parti, in primis con la Russia), d’altra parte attraverso esercitazioni come Spring Storm 2020 ci dimostra come resti comunque impegnata sotto il profilo dell’integrazione e cooperazione atlantica. La regione baltica è l’esempio plastico del corretto funzionamento dell’alleanza attuato da stati che con una concezione strategica preminente sulle valutazioni economicistiche diffusesi ed instauratesi da tempo nell’Europa Occidentale.

Se si osserva il caso specifico dell’Estonia notiamo come dal 2010 al 2014 è passata da 325 a 446 milioni di dollari in spesa militare e dal 2014 al 2018 è incrementata fino a raggiungere il massimo storico di 571 milioni contribuendo (stando ai dati del 2019) a più del 2% fissato come obbiettivo di spesa di ciascun paese nell’alleanza. Assieme all’Estonia hanno contribuito al 2% o più anche Bulgaria, Lituania, Lettonia, Polonia, e Romania. In conclusione, “Spring Storm 2020” ha dimostrato come la cooperazione tra le nazioni dell’alleanza atlantica possa funzionare anche in situazioni difficili ed imprevedibili e la reazione del sistema di difesa del paese estone è stata adeguata ed immediata. Esempi come questo ci dimostrano come una cooperazione effettiva e determinata all’interno della sfera occidentale non solo sia possibile ma stia solo aspettando d’essere declinata in realtà. Che dalla regione di Tapa, vicino al freddo golfo di Finlandia, possa provenire una spinta verso una maggiore integrazione?

 

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: