Nel complesso quadro degli attori coinvolti nel conflitto siriano, in corso da ben nove anni, la Turchia e la Russia appoggiano fazioni diverse. L’ultima arena di scontro tra le forze pro-governative e quelle anti-governative è costituita dalla provincia nord-occidentale di Idlib, situata al confine con la Turchia. L’uccisione di otto militari turchi da parte delle forze militari di Bashar al-Asad, avvenuta questo lunedì 3 Febbraio nella provincia di Idlib, sta portando nuove tensioni al nord della Siria. In questa situazione, la Russia si trova in mezzo a due fuochi in quanto da una parte c’è la Turchia, con la quale Mosca ha di recente intensificato i rapporti strategici ed economici nell’area del Mediterraneo orientale, e dall’altra il governo siriano che è fortemente sostenuto dalla Russia dal punto di vista militare e finanziario.

 

La città di Idlib è sotto il controllo di diversi attori politici quali innanzitutto i gruppi militari ribelli, sostenuti dalla Turchia, che fanno parte dell’Esercito di Liberazione Nazionale. In secondo luogo, alcune aree del governatorato sono sotto il controllo del governo siriano, in seguito alle operazioni militari ed ai bombardamenti intrapresi da Bashar al-Asad e dalle milizie filo-governative a partire da aprile 2016. Parte consistente delle forze antigovernative presente ad Idlib, inoltre, è costituita dai militari affiliati all’organizzazione terroristica Tahrir al-Sham, ex Jabhat al-Nusra, che continua a mantenere il controllo su gran parte dell’area. A settembre dello scorso anno, in una riunione tenutasi a Sochi in Russia, il presidente russo Vladimir Putin e quello turco Recep Tayyip Erdogan hanno raggiunto un’intesa per dividere la città di Idlib in due aree di influenza e per creare una zona demilitarizzata lungo il perimetro della città, con lo scopo di placare le tensioni tra le varie fazioni situate sul territorio.

 

A partire da dicembre 2016, Turchia e Russia hanno preso parte insieme all’Iran al processo di Astana ovvero ai negoziati di pace per la risoluzione della guerra civile siriana che ormai è in corso da nove anni. Nonostante il cessate il fuoco annunciato a gennaio di quest’anno da Turchia e Russia, le tensioni all’interno di Idlib e nelle aree circostanti non sembrano destinate a calmarsi in quanto lunedì scorso il governo siriano ha colpito alcuni militari turchi presenti nell’area causando la morte di otto di loro. Il Presidente Erdogan ha dichiarato che tale azione costituisce una violazione degli accordi di pace del Processo di Astana ed ha risposto attaccando a sua volta una dozzina di soldati siriani presenti nell’area. Ankara ha anche inviato cinquanta carri commando per rafforzare i suoi posti di controllo situati a nord della Siria, i quali le sono stati concessi, nell’ambito dei negoziati di pace del Processo di Astana, allo scopo di ridurre la violenza e gli scontri tra le diverse fazioni in competizione per il controllo della provincia di Idlib e delle aree contigue.

(Presidential Press Service via AP fonte: nbcnews.com) Da sinistra, il presidente iraniano Hassan Rouhani, il presidente russo Vladimir Putin e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan a Sochi, in Russia

  La Turchia si è avvicinata alla Russia a partire dal 2016 e si è progressivamente allontanata dagli Stati Uniti, in quanto questi ultimi sono diventati i principali alleati delle popolazioni curde presenti al confine tra Siria e Turchia nell’ottica delle operazioni militari contro lo Stato Islamico. Alla luce di queste nuove dinamiche, la Turchia ha iniziato a vedere nella Russia il suo principale alleato per difendere la sua integrità territoriale, minacciata dai curdi, e consolidare i suoi interessi geo-politici nella regione. Il ritiro delle truppe americane dal nord della Siria, avvenuto ad ottobre di quest’anno, ha rafforzato ancora di più le relazioni tra Ankara e Mosca in quanto quest’ultima si è posta come il principale mediatore per neutralizzare la minaccia curda percepita da Erdogan. Il 22 ottobre di quest’anno, infatti, i due presidenti hanno raggiunto un accordo che ha permesso ad Ankara di controllare una zona di trenta chilometri al confine tra Turchia e Siria con lo scopo di trasferire in quest’area le migliaia di profughi siriani presenti in Turchia a partire dallo scoppio della guerra civile siriana nel 2011.  Inoltre, negli ultimi anni le relazioni tra Turchia e Russia si sono intensificate soprattutto dal punto di visto strategico e commerciale, come dimostra la realizzazione del gasdotto TurkStream. Quest’ultimo è stato inaugurato il mese scorso nel Mediterraneo orientale, dopo che le trattive si erano interrotte in seguito all’abbattimento di un’areo russo da parte di Ankara nel dicembre 2015. La ripresa delle relazioni diplomatiche tra Ankara e Mosca, a partire dall’estate del 2016, ha dato avvio nel dicembre dello stesso anno al Processo di Astana al quale hanno preso parte i principali attori statali coinvolti nel conflitto siriano ovvero Turchia, Siria e Iran.

 

Le recenti tensioni che si stanno consumando ad Idlib, tra le forze militari del governo siriano e le truppe turche, sembrano mettere a dura prova le relazioni tra Ankara e Mosca. Il Presidente turco Erdogan, in risposta all’uccisione avvenuta questo lunedì di otto soldati turchi da parte delle forze del governo siriano, ha dichiarato che non permetterà alle truppe siriane di avanzare ulteriormente all’interno dell’area nord-occidentale della Siria. Erdogan ha iniziato ad avvertire di possibili azioni militari contro la Siria già la scorsa settimana, mosso principalmente dalla preoccupazione che ulteriori sfollati siriani possano dirigersi verso i confini dello Stato turco.

(Aaref Watad / AFP) Trasferimento convoglio militare turco a Idlib

Il suo avvertimento è arrivato in seguito alla conquista, da parte delle forze di Assad, di une delle città situate a sud della provincia di Idlib ed in seguito al cessate il fuoco annunciato dalla Turchia e dalla Russia a gennaio di quest’anno. Il ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, ha dichiarato che la Turchia non ha rispettato gli impegni stabiliti dagli accordi stipulati nel Processo di Astana riguardo la demilitarizzazione della città di Idlib. Stando alle sue dichiarazioni, lunedì scorso le truppe turche sono avanzate verso le zone demilitarizzate di Idlib e questa scelta ha portato all’uccisione di alcuni di questi da parte del governo siriano in quanto, non essendoci stato alcun preavviso da parte di Ankara, Mosca non è riuscita ad ostacolare le operazioni delle forze governative siriane. Il ministro degli esteri turco, Mevlut Cavusoglu, invece, ha condannato la Russia per non essere riuscita a fermare le azioni del governo siriano dichiarando ai media turchi “Lo scopo di questo dialogo con la Russia è di restituire la pace. Ma anche il regime (di Bashar al-Asad) deve essere frenato”.

(REUTERS / Yamam Al Shaar) Un soldato dell’esercito siriano a Maaret al-Numan, nord-ovest della Siria, 30 gennaio 2020

I nuovi sviluppi a nord della Siria dimostrano come, nonostante le relazioni tra Turchia e Russia si siano normalizzate a partire dal 2016, i due Stati mantengono posizioni diverse in materia di politica estera. Queste divergenze emergono non solo nel complesso quadro dalla provincia nord-occidentale di Idlib, ultima roccaforte nelle mani dei ribelli siriani, ma anche in altri contesti geopolitici come in Libia. Le differenti posizioni di Ankara e Mosca, tuttavia, non sembrano danneggiare le relazioni strategiche e commerciali tra i due Stati o almeno ciò non sembra fino ad ora.

 

 

 

Fonti

Ajdin Đidić & Hasan Kösebalabanhkosebalaban1 (2019): Turkey’s Rapprochement with Russia: Assertive Bandwagoning, The International Spectator

https://www.aljazeera.com/news/2020/02/dire-situation-eu-calls-syria-bombing-200206101404499.html

https://www.aljazeera.com/news/2020/02/killing-turkish-troops-damage-turkey-russia-ties-200204164325248.html

https://www.aljazeera.com/news/2020/02/turkey-bolsters-idlib-outposts-syrian-gov-forces-gains-200207105046246.html

https://foreignpolicy.com/2020/02/07/turkey-intervention-syria-idlib-assad-russia-putin/

https://it.euronews.com/2020/01/09/turkstream-cosa-c-e-da-sapere-sul-nuovo-gasdotto-appena-inaugurato

https://www.washingtonpost.com/world/middle_east/turkey-warns-of-further-military-action-as-syria-presses-offensive-in-rebel-held-province/2020/02/04/2c9b40fe-4789-11ea-8949-a9ca94a90b4c_story.html

 

 
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Nicki Anastasio

Nicki Anastasio

Sono Nicki Anastasio, studio presso la facoltà di relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Orientale. Da quasi cinque anni vivo a Napoli, per studio e lavoro, ma sono originario della Costiera Amalfitana. Negli ultimi tre anni, ho fatto due esperienze studio in Marocco e in Egitto che mi hanno permesso di approfondire lo studio della lingua araba e della cultura dei paesi arabo-islamici, di cui sono affascinato sin da piccolo. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, ho ritenuto che analizzare le complesse dinamiche geo-politiche che caratterizzano i paesi della macro area medio-orientale fosse il proseguimento più naturale e spontaneo dei miei studi. Ritengo che per comprendere le ragioni alla base della perenne instabilità dell’area più calda del mondo sia necessario costruire una genealogia della crisi di legittimità che caratterizza gran parte dei suoi stati, considerando le specificità storico-culturali e socio-economiche di ogni contesto nazionale. Sono molto fiero di far parte dello IARI, una comunità di analisti unica nel suo genere.
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