In un clima di permanente diffidenza, le diplomazie di Stati Uniti e Cina si sono attivate per rinforzare i rapporti con i principali partner europei. L’Europa, però, sui dossier più caldi della competizione USA-Cina non si presenta compatta. Ciò è evidente in relazione alla costruzione delle reti 5G da parte della cinese Huawei: esiste una sorta di “cortina di ferro” marcata dai Paesi dell’Europa Centrale. È proprio lì che il Segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo, si è recato nei caldi giorni di agosto. Questi ha trovato- come spesso gli capita in questi Paesi- una sponda positiva sulle posizioni anticinesi. Repubblica Ceca, Slovenia, Austria e Polonia non hanno esitato a schierarsi dalla parte dell’alleato americano, e la visita di Pompeo lo ha ribadito. I suddetti Paesi ritengono che la tecnologia 5G cinese ponga seri rischi di “infiltrazioni nelle reti high-tech della regione”. Inoltre, la Polonia– “il Paese più pro-americano d’Europa”, come ha affermato il Premier Morawiecki- ha firmato un accordo con gli USA in cui esclude gli appaltatori delle reti 5G che sono soggetti al controllo di un Governo straniero, sprovvisto di una revisione giudiziaria indipendente.

A rinfocolare l’idea che sull’Europa ci sia in atto una vera e propria competizione diplomatica tra Washington e Pechino, la settimana successiva al tour di Pompeo si festeggiava il 45esimo anniversario dell’avvio delle relazioni diplomatiche tra UE e Cina. In quest’occasione, il Ministro degli Esteri cinese, Wang Li, è andato in missione in Europa. Una settimana tra Italia, Olanda, Norvegia, Francia e Germania come risposta ai crescenti tentativi americani di influenzare il posizionamento europeo verso la Cina. Tuttavia, i Governi europei gli hanno riservato accoglienze differenti. All’insegna della freddezza e della prudenza è stata l’accoglienza italiana: Wang è stato ricevuto dal titolare della Farnesina, Luigi Di Maio, ma non dal Presidente Conte, il quale sta lavorando per escludere Huawei dalla costruzione delle reti 5G. A Roma, Wang ha sottolineato la necessità di rinsaldare i rapporti tra la Cina e l’UE, a fronte di “forze esterne che promuovono provocazioni e danneggiamenti”.

In Francia, invece, Wang ha trovato aperture dal Presidente Macron, aleggiando la possibilità che un accordo sugli investimenti Cina-UE potrebbe essere raggiunto entro la fine dell’anno. Sentimenti contrastanti a Berlino, dove Wang ha tenuto un bilaterale con il suo omologo tedesco, Heiko Maas. Mentre nelle piazze di Berlino infuriavano le proteste in nome dei diritti umani per i comportamenti di Pechino nello Xinjiang e ad Hong Kong, il Ministro degli Esteri tedesco si è spinto in avanti. Davanti il suo omologo, e a furor di giornalisti e telecamere, ha sollecitato l’invio osservatori Onu per lo Xinjiang ed ha persino invitato Pechino a ritirare la legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong. Sul 5G, tuttavia, il Governo tedesco non ha chiuso la porta a Huawei, e deciderà solo in autunno. Mentre l’Europa aspetta l’evoluzione delle relazioni USA-Cina- sperando in un miglioramento-, dovrà compattarsi al suo interno, viste le diverse sensibilità. Onorare la storica alleanza con gli Stati Uniti, non perdendo di vista le opportunità che derivano dagli interscambi con Pechino: ecco il minimo comun denominatore su cui può ragionare Bruxelles.

 

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Emanuele Gibilaro

Emanuele Gibilaro

Emanuele Gibilaro laureato in Storia, Politica e Relazioni Internazionali presso l'Università di Catania. Iscritto al corso di Diplomazia e Organizzazioni Internazionali presso l'Università di Milano è appassionato di politica internazionale, analizza la politica estera statunitense, le questioni della sicurezza nazionale, marittima, energetica e gli interscambi della diplomazia americana con organizzazioni internazionali, Cina, Arabia Saudita e Iran.
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