Il 25 aprile Putin e il leader nordcoreano Kim Jong Un si sono incontrati nel corso di un discusso vertice a Vladivostok, nell’Estremo Oriente Siberiano. Quali sono stati i retroscena di questo bilaterale e le possibilità (economiche, diplomatiche, militari) che ha aperto nelle relazioni tra i due paesi confinanti.

È passato quasi un mese dall’incontro tenutosi a Vladivostok tra il presidente Russo Vladimir Putin e il leader nord coreano Kim Jong-un. Il tema dell’incontro come tema principale la denuclearizzazione della penisola coreana e le opportunità di cooperazione economica bilaterale.

Ma perché parlare del Summit russo-coreano dopo quasi un mese dalla sua realizzazione?

Il motivo è presto spiegato, per iniziare a vedere i risultati dell’implementazione di accordi bilaterali spesso bisogna aspettare settimane, se non addirittura mesi.

Ricordando ai lettori che il nostro mestiere non è quello di narrare eventi ma di analizzare fatti, possiamo esaminare quanto l’incontro sia stato fruttuoso per entrambe le parti. Da parte coreana si è voluto procedere all’incontro col presidente Putin perché i negoziati con gli Stati Uniti (incontro Trump- Kim Jong-un) sul nucleare sono definitivamente finiti su un binario morto, attualmente la politica estera USA è assorbita dalla vicenda iraniana e ancora prima ha catalizzato tutta la sua attenzione sul caso Maduro – Guaidò. Mosca invece ha scelto il dialogo con Pyongyang perché ad oggi la Russia risulta essere fortemente interessata ad avere accesso alle risorse minerali presenti nella Corea del Nord; Pyongyang, da parte sua, ha bisogno delle risorse energetiche per poter implementare il sistema elettrico del paese, oramai antiquato, risalente ad impianti industriali di epoca sovietica. Non va dimenticato inoltre che per Mosca l’incontro è stato un motivo di ulteriore consolidamento del suo ruolo nello scacchiere internazionale, mentre Kim ha dimostrato agli Stati Uniti che Pyongyang non ha solamente Washington e Seul come unici riferimenti nella questione della denuclearizzazione.

A distanza di un mese, il summit di Vladivostok cosa ha realmente messo in moto?

Attualmente allo stato delle cose, l’unico tema in cui entrambi i governi hanno iniziato a concretamente a fare qualcosa è la condizione dei circa diecimila lavoratori nordcoreani impiegati in Russia (le cui rimesse rappresentano una delle poche fonti di dinamismo dell’economia interna nord coreana), infatti secondo il dettato delle sanzioni, entro la fine del 2019 quei lavoratori dovranno rientrare in patria, e Kim avrebbe chiesto alla Russia di continuare a ospitarli. “

Dallo Zar, infine, il Maresciallo si aspetta un irrobustimento degli aiuti umanitari, indispensabili per un Paese che ha reso noto alle Nazioni Unite che quest’anno rischia l’ennesima carestia. Negli ultimi anni, la Russia ha fornito aiuti alimentari alla Corea del Nord per 25 milioni di dollari. Una goccia nel mare della disperazione di un intero popolo. Mentre per i 43 milioni di euro di investimenti che servirebbero per rinnovare e modernizzare il settore dell’energia elettrica, cercati dal governo di Pyongyang, per la sostituzione di linee di distribuzione, per l’aggiornamento di alcuni trasformatori e l’installazione di un sistema di condensatori elettrostatici, sembra essere arrivata una prima rata da parte del governo di Mosca; dichiarazione resa nota dal Comitato per la Cooperazione Estera e la Cooperazione Economica della Corea.

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Filippo Sardella, classe 1988, laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, corsista di "Political Ethics" presso la YALE University , conferenziere e analista politico, specializzato in storia e politica della Russia e dell’Europa Orientale, operatore certificato in "International Humanitarian Law", attualmente si occupa di analisi geopolitiche per l'Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI)
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