Lo IARI non è un organismo di cronaca, e come tale non si è prefissato di commentare la quotidianità degli avvenimenti geopolitici e di politica internazionale in senso lato. Tuttavia, visto l’impatto che alcuni eventi hanno sul bilanciamento degli equilibri di potenza, il 22 maggio 2020 sarà una data che i cittadini di Hong Kong non dimenticheranno mai.



Il dado è tratto, per così dire, Pechino ha deciso di terminare l’indipendenza amministrativa concessa all’ex colonia britannica, passata di mano nel 1997 previo accordo internazionale. Il modello “una Cina, due sistemi” rappresentava prima di tutto un esperimento, il tentativo di tenere assieme comunismo e capitalismo a seconda delle esigenze e delle convenienze economiche, un modello che, almeno sul piano della crescita, aveva funzionato.

La Cina si era riappropriata della sovranità territoriale della città-stato al sud, condividendo il parlamento con i suoi deputati e concedendo al tempo stesso una discreta autonomia amministrativa, salvo le misure di politica estera.Ma la pazienza di Pechino è terminata, ed i deputati cinesi del Consiglio Legislativo hanno ricevuto l’ordine di proporre e votare una legge, in effetti già presentata e respinta nel 2003, per porre termine al diritto di protesta manifestazione e dunque di democrazia.

L’articolo 23 della suddetta legge, che andrebbe a modificare la costituzione di Hong Kong, recita:  il governo (di Hong Kong) è chiamato ad adottare leggi motu proprio per proibire ogni atto di tradimento, secessione, sedizione e sovversione contro il Governo Centrale del Popolo (di Pechino).Il testo è di facile interpretazione, ma oltre alla questione interna la proposta di legge ha immediatamente scatenato una reazione internazionale con una nota dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera Josep Borrel e sopratutto del Segretario di Stato Americano Mike Pompeo che molto diplomaticamente ha parlato di una “campana a morto per l’autonomia”.La fine dell’indipendenza di Hong Kong avrebbe enormi risvolti sulla politica estera degli Stati Uniti.

Bastone politico come sistema occidentale, Hong Kong rappresenta per gli USA sia un modello democratico funzionante ma anche e sopratutto una testa di ponte esercitare la propria influenza, un hub di funzionari militari, finanzieri, imprenditori ma anche, correttamente, spie.Gli USA non permetteranno la fine del sistema speciale prima dei tempi, si prospetta uno scenario alle invasioni sovietiche in Europa, ma questa volta, il roll-back paventato allora da Eisenhower sarà molto più probabile.

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