Il 27 Novembre scorso, Erdoğan ha sottoscritto un Memorandum d’Intesa con il Governo di Accordo Nazionale di Tripoli. Fra le altre cose, il Memorandum concede ad Ankara di allargare la propria zona di influenza energetica nel Mediterraneo, ridefinendo i confini delle acque territoriali.

A detta del Ministro degli Esteri Turco, Çavuşoğlu, non v’è nessuna violazione del Diritto internazionale, sebbene molti paesi (Grecia, Cipro ed Egitto) e la stessa Unione europea intravedano una minaccia alla sovranità territoriale.

La verità è che l’UE sta perdendo terreno sul piano energetico, nel Mediterraneo. Ciò può dirsi altrettanto vero sul piano diplomatico: Al-Serraj, ormai completamente accerchiato dal Generale Haftar ed isolato a livello internazionale (con Russia, Francia e USA contro), cerca disperatamente una via di fuga e legittimazione, inseguendo un appoggio economico militare importante per un conflitto che rischia, giorno dopo giorno, di sfociare in una escalation senza precedenti.

Non è un caso che il Memorandum sia stato siglato in questo particolare momento storico: la Turchia rialza la testa in Medio oriente e nel Mediterraneo orientale con una politica di potenza ben studiata e mirata, forte dei propri assi nella manica e conscia di essere il crocevia fra tre diversi continenti (e per questo interlocutore fondamentale); l’immobilismo internazionale riguardo la Libia sta poi spingendo Al-Serraj a mosse sempre più disperate che, da un lato, lo costringeranno ad una sempre più potenziale marginalizzazione internazionale.

C’è da chiedersi in che modo l’UE e l’ONU reagiranno, non tanto al contenuto del Memorandum, quanto alle sue implicazioni geopolitiche e di conseguenza alle responsabilità cui saranno chiamati gli Stati e le Organizzazioni internazionali coinvolte, sempre più deboli di fronte all’intreccio di interessi economico-strategici forti e preponderanti degli Stati nazionali e degli accordi bilaterali. L’UE riuscirà ad essere incisiva in questa questione? Il processo di riconciliazione troverà un punto di svolta, dopo la fase di impasse politica e diplomatica?

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Maria Nicola Buonocore

Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.
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