Da ani ormai, Erdogan sta utilizzando richiami storici al passato dominio Ottomano nei Balcani per imporre l’influenza della Turchia nell’area. Basato in particolar modo su fattori culturali, religiosi ed economici, la politica di espansione di Erdogan nella regione è conosciuta come “Neo-Ottomanismo”, e grazie a massicci investimenti, come la costruzione dell’autostrada Belgrado-Sarajevo, sta lentamente prendendo il controllo di un’area di cui al momento l’Unione Europea sembra essersene completamente disinteressata.

La regione dei Balcani occidentali è ora più che mai divisa tra tre diverse sfere di influenza. Da un lato, vi è l’Unione europea che è attualmente coinvolta nei colloqui di adesione con i paesi dell’ex Jugoslavia per il processo di allargamento dell’UE. Un processo che, secondo il Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, è ancora lungi dall’essere conseguito. Allo stesso modo dell’Unione europea altri attori si stanno rapportando alla regione, chiaramente guidati da ragioni geografiche, politiche ed economiche strategiche. Questi attori sono la Russia e la Turchia, e non sono esattamente i più grandi alleati europei.

Anche più della Russia, che ha un’enorme influenza economica e politica in Serbia, è la Turchia che ora ha le più grandi aspirazioni e sta investendo di più nella regione. Forte di ragioni storiche, Erdogan sta usando, da diversi anni, il passato imperiale ottomano nei Balcani per stabilire la sua influenza nella regione. È chiaro che la politica estera turca nei Balcani non è solo connessa alla sfera economica ma ha una precisa direzione culturale e storica. Proprio per queste ragioni, l’ ideologia che Erdogan sta cercando di mantenere per stabilire la sua predominanza nella zona, è stata chiamata Neo-ottomanesimo.

Parte di questa politica consiste in un costante richiamo al passato storico nell’affrontare la minoranza turca, la diaspora e la popolazione musulmana. In Bosnia-Erzegovina, per esempio, Erdogan ha il sostegno di tutte le élite politiche musulmane conservatrici, partendo da Bakir Izetbegovic il leader dei Bosgnacchi. Inoltre quando lo scorso maggio tutti gli Stati membri dell’UE hanno negato a Erdogan la possibilità di fare la sua campagna elettorale nei confronti della diaspora turca in Europa, la Bosnia-Erzegovina ha accolto con favore il presidente turco a Sarajevo per consentirgli di tenere un comizio molto partecipato e dai toni violenti. Tale evento rappresentava simbolicamente la presenza di Erdogan nell’Unione europea, pur rimanendone al di fuori.

La peculiarità della strategia politica turca nella regione balcanica è il continuo utilizzo di questioni religiose. Solo in Albania, Kosovo, Macedonia e Bosnia-Erzegovina, la Turchia ha investito grandi quote nel restauro di antiche moschee risalenti al periodo ottomano, nella costruzione di nuove(un chiaro esempio è riscontrabile nella recente moschea di Tirana in Albania) ma anche nel finanziamento delle scuole islamiche. Osservando questi elementi, appare chiaro che lo strumento principale utilizzato da Erdogan è la religione, soprattutto se consideriamo che il “sultano” si è autodichiarato il “protettore dei musulmani nei Balcani”.

Se il legame culturale con la Bosnia, l’Albania e la Macedonia è più evidente e sembra giustificare l’ascesa politica della Turchia è più sorprendente vedere come le relazioni turche con la Serbia, un paese ortodosso che ha uno storico risentimento antiturco, sono anche molto forti (in foto Erdogan con Alexander Vucic presidente della Repubblica serba). In Serbia, che appare più manifestamente essere sotto la sfera di influenza della Russia, Erdogan è riuscito a trovare un sostegno culturale nella regione autonomista del Sangiaccato che è l’enclave della minoranza musulmana turca in Serbia e dove è chiaro il sostegno locale a Erdogan e all’AKP, nonché una forte identificazione nella cultura turca. Più che questioni culturali, una grande componente della forte influenza della Turchia in Serbia passa sicuramente per questioni meramente economiche.

Grazie alle relazioni commerciali bilaterali, Erdogan sta compiendo grandi sforzi per incrementare ulteriormente la cifra di 2 miliardi di dollari investiti nell’ultimo anno in Serbia. Solo a Belgrado, ad esempio, più di quattro aziende turche che operano nel campo dell’industria tessile hanno deciso di aprire filiali. Inoltre, la Turchia è uno dei principali investitori nella regione, investendo nel settore finanziario in tutti i paesi dei Balcani occidentali se consideriamo tutte le banche turche che sono state stabilite nelle principali città. Ma indiscutibilmente ciò che appare come il più importante lavoro di investimento della Turchia nei Balcani è ovviamente il grande progetto dell’autostrada Belgrado- Sarajevo in cui Ankara sembra essere il primo investitore.

Il secondo maggio Erdogan ha incontrato i cinque membri del Consiglio presidenziale della Bosnia-Erzegovina per firmare un accordo di libero scambio rivisto e un memorandum sul progetto di costruzione dell’ autostrada Belgrado-Sarajevo un progetto che Erdogan ha detto che raffredderà le difficili relazioni tra la Bosnia e la Serbia. Firmando l’accordo, la Turchia ha investito circa 250 milioni di euro nella costruzione dell’autostrada che è il più grande progetto infrastrutturale nei Balcani da molti anni ma che ha anche un grande significato simbolico, dal momento che è stato chiamato come “autostrada della pace “.

L’Unione Europea sembra non essere abbastanza interessata a mantenere la sua influenza nella regione e ,anche se la maggior parte dei leader europei teme l’ascesa del controllo turco nei Balcani, ancora la loro integrazione con l’UE non sembra essere tra le questioni più importanti inerenti all’agenda della Commissione europea. Dall’altra parte, il Neo-ottomanesimo di Erdogan non vede solo l’intenzione di prendere il controllo dei Balcani per ragioni storiche, culturali ed economiche, ma sembra avere l’obiettivo specifico di guadagnare più spazio all’interno della zona dell’UE attraverso i paesi emarginati nel giardino di casa d’Europa.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: