05/03/2019 “Un numero cospicuo di Militari cinesi nelle Filippine, dai 2000 ai 3000” Con queste parole il Senatore Filippino Panfilo Lacson chiarava pubblicamente l’esistenza di un problema eversivo in terra natia, catalizzando una crisi che in Asia, per qualche giorno, ha adombrato le morti del coronavirus.

Sebbene il politico abbia immediatamente enfatizzato come “le informazioni avessero ancora bisogno di riscontro” ma anche “provenienti da una fonte affidabile che in passato ha saputo fornirmi informazioni attendibili”. La notizia giunge all’indomani della scoperta di passaporti falsi nelle mani di due cinesi morti in una sparatoria e sospettati di essere spie di Pechino. Secondo le dichiarazioni di Lacson, gli agenti dell’Esercito di Liberazione Cinese sarebbero incaricati di una missione di lungo termine di infiltrazione, con scopo ancora non del tutto chiaro. Assieme al rinvenimento dei documenti falsi, Lacson ha anche sottolineato la stretta correlazione tra la sua indiscrezione ed il recente afflusso di capitali cinesi nel sistema economico delle Filippine, circa 160 milioni di dollari, impiegati sia in operazioni di riciclaggio sia per finanziare una vera “quinta colonna”

Il pubblico annuncio ha quindi immediatamente scosso l’attenzione di tutte le istituzioni del paese; Lacson infatti è reputato come persona affidabile e accorta nel panorama politico delle Filippine e la denuncia ha già causato una durissima reazione diplomatica da parte di Pechino. Le relazioni tra i due paesi erano già al minimo storico dal 2013, anno in cui le Filippine deferirono la Cina presso la corte di Giustizia Internazionale per la contesa delle isole del Mar Cinese Meridionale, che già aveva coinvolto la Marina di entrambi e che a più riprese ha rischiato di innescare una escalation militare.

Il tempismo è sconvolgente, In quanto le dichiarazioni di Lacson piombano sulle autorità cinesi in un momento di debolezza per l’epidemia di coronavirus, la guerra commerciale contro l’Amministrazione Trump ed il rallentamento generale della produzione. Ma nonostante le accuse siano ancora da dimostrare, Lacson ha utilizzato basi solide fornite da informatori importanti. Senza scadere in dietrologie, non è da escludere il coinvolgimento di servizi di intelligence di paesi terzi, del resto la posizione della Cina nel continente asiatico ha subito un progressivo isolamento in funzione della sua crescita di potere e il vero salto di qualità consterebbe nell’accusare la Cina di un crimine internazionale. Un’accusa per la quale, in questo momento, il tessuto economico cinese non sarebbe in grado di difendersi, si dovesse arrivare a sanzioni economiche.

Opportunismo politico o manovra interna, gli sviluppi della questione difficilmente si faranno attendere e la temperatura nella regione rimane alta. 

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