Gli Emirati Arabi sono determinati ad andare oltre gli ammonimenti degli Stati Uniti sulla possibilità di partecipare alla Fiera internazionale di Damasco che si sta svolgendo da sabato scorso e guardano ai loro interessi in Siria nel nome della “Realpolitik”. Ben trentotto uomini d’affari emiratini stanno prendendo parte alla fiera nella capitale siriana dimostrando di voler mettere da parte il sostegno concesso ai ribelli dell’opposizione che dopo il 2011 dovevano rovesciare il regime baathista. La partecipazione di Abu Dhabi alla fiera è la conferma della ricostruzione dei rapporti diplomatici con Assad, dopo che nel 2018 c’è stata la riapertura dell’ambasciata a Damasco.

La delegazione emiratina può sfruttare, durante l’evento, la presenza di un padiglione strategicamente situato vicino l’entrata della fiera, largo, spazioso e lussurioso che consente di ottenere più visibilità, ed è sponsorizzata dalla Camera di Commercio della capitale che supervisiona gli affari economici. Attraverso i propri rappresentati, il Paese del Golfo ha fatto sapere di essere fortemente interessato ad investire in Siria, nel settore delle infrastrutture. I rappresentanti che partecipano alla fiera non hanno, però, fornito ulteriori informazioni alla stampa, alla quale hanno anche suggerito di evitare di fare foto. Interessante resta la risposta data dal Paese a proposito delle eventuali sanzioni statunitensi per le relazioni con la Siria, giustificata con l’esperienza maturata nel corso degli anni negli affari politici ed economici. Agli occhi dell’Occidente l’atteggiamento emiratino sembra voler comunicare sicurezza ma allo stesso tempo anche imperturbabilità.

La presenza degli EAU alla Fiera si colloca nel momento in cui il regime di Assad sta recuperando territori nel nord-ovest siriano e cerca di proporre l’evento come momento per far ripartire la propria economia a livello internazionale, trasmettendo maggiore sicurezza sul futuro. 
Già da alcuni anni Abu Dhabi ha rivalutato la sua posizione nei confronti della Siria per la quale è fortemente interessata nella ricostruzione delle infrastrutture e nel dettare la propria agenda in politica estera. Non si dimentichi che nell’est del Paese, l’Arabia Saudita ha più volte negoziato con le tribù locali e mantiene vivi i contatti con gli esponenti delle Forze Democratiche Siriane. Abu Dhabi e Riyad non possono essere considerare rivali in Siria ma ambiscono ad incrementare la propria influenza nello scenario post-conflitto. Gli EAU non possono sottovalutare l’esistenza di un Paese, come la Siria, strategico nello scacchiere mediorientale e nell’area del Mediterraneo per i traffici commerciali. Non è da escludere che Abu Dhabi rafforzi il proprio ruolo mediando politicamente nel conflitto siriano e dialogando con Mosca e Teheran.

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