Come la politica del dragone si è evoluta nell’Artico: da Spitsbergen alla China’s Arctic Policy (2018)

The Arctic Race, così è stata definita la corsa alle risorse artiche e allo sviluppo di nuove vie commerciali lungo le rotte artiche che grazie all’accelerata fusione dei ghiacci sta attirando l’attenzione dei media mondiali e gli investimenti delle grandi potenze. Una corsa che coinvolge non solo chi già esercita piena sovranità sui territori artici e nelle zone economiche esclusive (Zee), ma anche Stati che puntano a migliorare la propria influenza nella governance artica.

L’interesse cinese per le zone artiche risale al primo Novecento, quando il governo Beiyang della Repubblica di Cina firmò ciò che allora era definito il Trattato di Spitsbergen,, poi evolutosi in Trattato delle Svalbard. Grazie alla firma del trattato, la Cina di allora ottenne il diritto di condurre attività di pesca e di caccia nell’arcipelago delle isole Svalbard, sancito dall’articolo due, oltre ad attività marittime, industriali e di estrazione sancite dall’articolo tre. Dagli anni ’80, periodo che coincide con la riforma di apertura inaugurata da Deng Xiaoping, inizia un processo di istituzionalizzazione dell’interesse cinese per l’Artico che vede la creazione nel 1981 del Comitato Nazionale di spedizione Antartica (国家海洋局委员会), fondato con l’intento di coordinare la ricerca antartica e di avviare collaborazioni scientifiche al Polo Sud. Due anni dopo, con la firma del Trattato Antartico, la Repubblica Popolare Cinese (RPC) si impegna a rinunciare a rivendicazioni di sovranità territoriale sul continente, allo sfruttamento economico e all’utilizzo a scopi bellici dello stesso.

L’interesse della RPC nel continente antartico mira soprattutto ad accrescere competenze scientifiche, motivo per cui nel 1984 viene inaugurata la stazione Grande Muraglia (长城站). Sul finire degli anni ’80, viene fondata anche la stazione di ricerca Zhongshan. Nel 1989, anno dei tumulti di Piazza Tiananmen, l’attività di ricerca polare viene ulteriormente istituzionalizzata con la fondazione dell’Istituto di Ricerca Polare, principale ente responsabile per la supervsione della ricerca polare e per l’organizzazione delle spedizioni polari.

Nel 1999 la RPC compie la prima spedizione scientifica a bordo del rompighiaccio acquistato dall’Ucraina chiamato “Il dragone delle nevi” (雪龙). La ricerca in Artico viene coronata dalla fondazione, nel 2004, della stazione di ricerca a Ny-Ålesund, sulle isole Svalbard, denominata Stazione artica Fiume Giallo (北极黄河站). Il 2005 è considerato l’anno dell’avvio delle grandi spedizioni scientifiche artiche cinesi con il raggiungimento del Dome A, la vetta più alta del continente antartico. Definito “the inaccessible pole”, la conquista della vetta del Dome A ha contribuito a mostrare al mondo quanto l’attività scientifica artica sia considerata una priorità dalla leadrship cinese. Nel XII Piano Quinquennale viene posta ulteriore enfasi sulla ricerca scientifica oceanica nelle zone polari, nella mappatura, nel miglioramento delle negoziazioni bilaterali e multilaterali, sugli affari marittimi e sull’aumento della sicurezza dei canali marittimi. La necessità di conoscenza delle zone artiche è contestualmente accompagnata dalla necessità di consolidare il ruolo diplomatico della RPC nel contesto polare.

Dopo vari tentativi risalenti al 2009 e al 2011, nel 2013 viene finalmente accettata, insieme a Giappone, India e Corea del Sud, come “membro osservatore” del Consiglio Artico, il che concede il diritto di partecipare attivamente alle riunioni del Consiglio, ma senza la possibilità di voto. Ma la strategia polare cinese non si sta limitando all’ingresso negli apparati istituzionali internazionali, già da tempo la RPC ha avviato rapporti bilaterali con molti degli Stati artici, concludendo già importanti accordi commerciali che potrebbero contribuire a consolidare il ruolo della RPC nell’Artico.

Questo doveroso excursus mostra come già nel primo Novecento la RPC, nonostante l’estrema instabilità politica, avesse già compreso l’importanza strategica dell’Artico e come la ricerca scientifica, sviluppata ed istituzionalizzata negli anni, ha rappresentato il presupposto imprescindible per la crescita di influenza cinese nella governance artica.

Lo step decisivo verso la dichiarazione ufficiale degli obiettivi della RPC nell’Artico è consistito nella pubblicazione del white paper diffuso al principio del 2018. Essendo stata la RPC uno dei Paesi più tardivi a rilasciare una linea strategica ufficiale, la natura della presenza cinese in Artico aveva già destato l’attenzione, se non qualche speculazione, di molti Stati. Il documento in primo luogo fotografa lo stato attuale della regione polare, in seconda battuta illustra le opportunità di collaborazione che la regione offre alla comunità internazionale e gli obiettivi della sempre crescente presenza cinese. L’intera strategia si basa su due assunti principali: la RPC riconosciuta come un near Arctic State e come future Polar power. Quattro i principi cardini a sostegno:

Fonte: China as a great Polar Power, Brady 2017

 

  1. Vicinanza geografica, giustificata dalle mappe del geofisico Hao Xiaoguang, utilizzate fin dal 2004 dalla China’s State Oceanic Administrationper effettuare spedizioni nell’area artica e antartica e fin dal 2006 dall’Esercito Popolare di Liberazione come mappe militari ufficiali. Dalla mappa emergono la centralità della RPC come potenza marittima e terrestre, la vicinanza del blocco asiatico al Polo Nord, nonché la marginalità geografica degli Stati Uniti.
  2. Rilievo strategico e neutralità dell’Oceano Artico Centrale: parte della regione polare è patrimonio dell’umanità, al cui sviluppo e governance la RPC pretende di avere pieno diritto. Nell’ottica di una collaborazione internazionale volta alla protezione ambientale e ad uno sviluppo sostenibile dell’area, la RPC ha siglato, assieme ad Unione Europea, Canada, Danimarca, Islanda, Giappone, Repubblica di Corea, Norvegia, Federazione Russa e Stati Uniti, un accordo per proibire la pesca illegale a fini commerciali nell’Oceano Artico Centrale per i prossimi 16 anni.
  3. Diritto di condurre attività di esplorazione e sfruttamento delle risorse naturali:come stabilito dalla Convenzione sul diritto del mare (Unclos), nella parte centrale dell’Oceano Artico, fuori dalle Zee e dalle piattafrome continentali, la RPC può esercitare il diritto di esplorazione ed estrazione.
  4. Diritto di condurre ricerca scientificamirata a mappare la geografia artica e, in particolare, a studiare le ripercussioni del cambiamento climatico sul territorio nazionale.

Da una prima analisi del documento sembra quindi evidente come la conditio sine qua non della strategia cinese in Artico sia l’impegno ad agire nell’assoluto rispetto del quadro normativo vigente regolato da Unclos, dal Polar Code e dalla dichiarazione di Ilulissat del 2008 e nel rispetto della sovranità degli Stati artici.

Da un’analisi più strettamente linguistica del libro bianco – riportata nella tabella di seguito – emerge come il liguaggio sia strategicamente orientato verso un approccio collaborativo che la leadership cinese intende adottare nella gestione degli affari artici. Infatti, le parole maggiormente menzionate sono legate alla cooperazione, alla partecipazione, alla comunità di intenti, al cambiamento climatico, alla protezione e al rispetto dell’ambiente e dell’ecosistema, alla sostenibilità, alla promozione e alla partecipazione condivisa. Esiguo è, al contrario, il numero di parole legate all’intenzione di sfruttamento di gas naturale, petrolio, minerali che, fino ad oggi, ha già visto ingenti investimenti da parte di Pechino.

 

 

Significato Parola Ripetizioni
Cooperazione 合作 50
Ambiente 环境 45
Collaborare 参与 43
Attivo 积极 30
Proteggere 保护 35
Cambiamento climatico 气候变化 23
Ecosistema 生态 23
Rispetto 尊重 21
Sostenibilità 可持续 15
Cooperazione internazionale 国际合作 14
Promuovere 促进 11
Salvaguardare 维护 10
Genere umano 人类 9
Pace 和平 9
Comunità internazionale 国际社会 9
Turismo 旅游 9
Ricerca scientifica 科学研究 8
Sviluppo sostenibile 可持续发展 8
Stabile 稳定 7
Incoraggiamento 鼓励 7
Contribuire 贡献 5
Infrastruttura 设施 5
Interessi condivisi 共同利益 3
Petrolio – gas 油气 3
Prodotti minerari 矿产 3
Via della seta 冰上丝绸之路 2
Grande potenza polare 极地强国
Near arctic state 近北极 2
Non-living resources 非生物资料 1

 

Il driver principale della strategia politica cinese per l’Artico è sicuramente il riconoscimento del possesso di circa il 95% delle risorse detenuto da parte di Stai Uniti, Canada, Russia, Groenlandia (Danimarca) e Norvegia. Sicurezza, interesse nello sviluppo delle risorse artiche e progresso scientifico e tecnologico sono tutte componenti regolate dalla necessità da parte cinese di dover negoziare e collaborare con i Paesi artici. Motivo per cui, piuttosto che imporsi come leader all’interno del sistema intergovernativo internazionale, la RPC ha velocemente migliorato i rapporti bilaterali creando i presupposti per strategie win-win.

Stretto di Malacca. Fonte: geopolitika. info

Sempre in ottica collaborativa e di rispetto dell’apparato legale, nel documento trova spazio anche il progetto della Via della Seta Polare, proposto come progetto di sviluppo sostenibile atto a generare benessere condiviso. Se da un lato l’Istituto per la Ricerca Polare stima che le spedizioni lungo la rotta artica potrebbero sostenere tra il 5  il 15% del valore commerciale cinese totale,  dall’altro, nel documento viene tralasciata l’opportunità strategica che la creazione di questo passaggio genererebbe per la RPC, creando un corridoio marittimo alternativo a quello che attraversa lo Stretto di Malacca (raffigurato di fianco), sempre più intasato e più soggetto ad atti di pirateria. Oltre a diminuire la dipendenza da questo passaggio, le rotte polari ridurrebbero i costi di spedizione del 40%.

In conclusione, il libro bianco delinea ufficialmente la strategia polare cinese che consiste principalmente nella cooperazione, nel rispetto dell’apparato legale esistente e nello sfruttamento dell’Artico in ottica sostenibile per la produzione di benefici condivisi. Nonostante sia stato diffuso solo al principio del 2018, Pechino ha dimostrato interesse per le zone polari da lungo tempo. L’avvio di progetti di ricerca congiunti, la cura dei rapporti bilaterali con i singoli Paesi polari secondo la strategia della cooperazione win-win, il finanziamento di importanti infrastrutture per lo svilupppo delle zone artiche, se da un lato sta gradualmente assicurando alla RPC un progressivo miglioramento all’interno della diplomazia artica, dall’altro sta creando uno spazio di manovra parallelo a quello istituzionale che contribuisce a rendere la RPC un partner sempre più importante, se non per molti Stati imprescindibile, per uno sviluppo infrastrutturale in ottica di sfruttamento delle risorse artiche. Uno spazio di manovra però molto delicato che, se da un lato pone Pechino in una situazione privilegiata nei confronti di partner che necessitano supporto finanziario, dall’altra potrebbe provocare l’ingerenza politica cinese negli affari di politica interna dei Paesi partner, cosa che Pechino è sempre stata ben attenta a non permettere.

Fonti

  • Governo della Repubblica di Cina che fu al potere nella capitale dal 1912 al 1928
  •  Firmata dai cinque stati costieri, la dichiarazione di Ilulissat intende evitare l’affermarsi di un unico potere egemone nella governance artica.
  •  A.T. Kearney, 2015. The Future of the Arctic. The Council Perspective – Volume 2, Issue 1 2, 20.

 

 

 

 

 

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Marco Volpe

Marco Volpe

Ciao a tutti,sono Marco Volpe,analista dello Iari per la regione artica. La mia passioneper l’estremo Nordviene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tantotempo,raggiunto attraverso un percorsoiniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpretare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica,soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.
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