Al termine delle celebrazioni per la Giornata Interazionale dei diritti delle donne, uno sguardo poco attento potrebbe pensare che l’ Africa sia ancora, purtroppo, il fanalino di coda del mondo per quanto riguarda l’eguaglianza e la parità tra sessi. In realtà, ad un’analisi più attenta, si presenta uno scenario diverso. Benchè sia ancora lunga la strada, per le donne africane iniziano ad aprirsi scenari, impensabili anche solo fino a dieci anni fa.

Dopo la firma della “ Dichiarazione solenne per l’ Uguaglianza di Genere in Africa” del 2004, l’ Unione Africana ed i suoi componenti si sono dati parecchio da fare per allinearsi agli obiettivi previsi anche dall’Agenda per gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, varati dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Sono migliorati infatti, i tassi di accesso all’educazione primaria: la metà dei Paesi Africani, infatti, ha raggiunto la totale parità nelle classi, anche se la qualità dell’educazione ricevuta è ancora al di sotto degli standard mondiali. Migliorato anche l’accesso al micro credito, fondamentale in una società che si basa ancora fortemente sul settore primario, gestito nella quasi totalità dalla popolazione femminile.

Se invece si guarda alla rappresentanza femminile in politica, si osservano dati in linea con i principali trend mondiali, con circa il 28% di donne nei Parlamenti nazionali, con alcune punte di eccellenza: il Ruanda, ormai dal 2015 detiene un primato mondiale con il 51% di ministeri affidati a figure femminili sul totale. Una rarità nel contesto africano, ma sempre più spesso si assiste ad una rivalutazione del ruolo femminile nelle posizioni di potere: emblematiche, la nomina della prima donna come giudice della corte suprema etiope o la nomina, alla fine del 2019, di Winnie Byanyima a Direttirce Esdcutiva di UNAIDs.

Certo, il percorso verso una effettiva parità di genere è ancora lungo: la gran parte delle donne africane non percepiscono alcun reddito proprio, la mortalità neonatale e delle madri per complicazioni dovute al parto è ancora tra le più alte al mondo. Tuttavia la recente implementazione dell’Agenda per il 2063 varata dall’Unione Africana segna un contributo importante nella marcia mondiale contro la fine delle disuguaglianze di genere.

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Giulia Raciti

Giulia Raciti

Ciao a tutti, sono Giulia Raciti Longo, e collaboro con IARI da Giugno del 2019.Dopo la laurea in Giurisprudenza, conseguita a Catania, ho proseguito i miei studi a Milano, dove ho ottenutoil Master in Diplomacy presso l' ISPI-Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Sono fluente in tre lingue, e ho avuto la possibilità di studiare in tutta Europa, e di lavorare con l' ONG ruandese “ African Education Network" per un anno, occupandomi di analisi delle policies e mappatura legislativa. È in questi contesto che è nata la mia passione per l' Africa, territorio complesso e spesso sottovalutato nelle relazioni internazionali. Con IARI mi occupo proprio di Africa, focalizzandomisui processi elettorali e sui fenomeni migratori, temi che mi propongo di affrontare con un approccio trasversale tra geopolitica e diritto internazionale. Sono appassionata di storia contemporanea, in particolare delle decadi tra il ’20 e il ’40 del 900.Lavorareper la redazione dello IARI, mi ha dato la possibilità di mettere le mie competenze al servizio degli altri: credo infatti fermamente che la geopolitica sia uno strumento indispensabile per capire il mondo che ci circonda ed essere cittadini globali più attenti e consapevoli.Per questo cerco sempre di creare contenuti che siano fruibili anche dai non addetti ai lavori, ma rigorosi dal punto di vista scientificoed informativo.
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