Sarà un autunno denso di incontri internazionali e tavoli negoziali quello dell’amministrazione Trump. Oltre ai dossier più scottanti riguardanti le relazioni tra Stati Uniti e Cina, Iran e Corea del Nord, vi è un fronte aperto con il ministero dell’economia francese circa l’introduzione della cosiddetta “GAFA tax”, la quale colpirebbe, tra gli altri, i giganti del web della Silicon Valley (appunto GAFA sta per Google, Apple, Facebook, Amazon).

Dopo il fallimento nel convincere i partner europei a introdurre una web tax comune, nel luglio scorso il Presidente francese Macron ha ottenuto l’approvazione del Senato per tassare del 3% i ricavi delle imprese digitali con fatturato di 750 milioni di euro, di cui almeno 25 prodotti in Francia. A seguito di tale approvazione, il Presidente Trump ha ingaggiato una vera e propria battaglia politica con il “foolish” Macron, minacciando l’aumento dei dazi sulle importazioni di vino francese negli Stati Uniti.

Il “coup de Twitter” di Trump ha creato apprensione tra i produttori di vino francesi, le cui esportazioni verso gli Stati Uniti hanno raggiunto un valore di 1.6 miliardi di euro nel 2018 (il 20% del complessivo export di vino francese). Subito, dunque, il Ministro dell’economia francese, Bruno Le Maire, ha chiarito le intenzioni del suo esecutivo: “non vogliamo colpire le compagnie americane, bensì tutte le grandi imprese digitali, comprese quelle cinesi ed europee, che generano profitti dai consumatori francesi”.

Il mese successivo, durante il colloquio bilaterale nel quadro del G7 di Biarritz, le delegazioni francesi e americane hanno raggiunto un accordo di massima: Parigi rimborserà la differenza tra la tassazione prevista dalla nuova legge francese ed il sistema fiscale messo a punto dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). I dettagli dell’accordo sono in fase di limatura e necessiteranno di ulteriori tavoli negoziali per perfezionarsi. Come ha dichiarato Macron nella conferenza stampa conclusiva del G7, la web tax francese – che secondo le stime porterebbe 400 milioni di euro nelle casse dello Stato – verrebbe eliminata una volta istituito un nuovo sistema internazionale di tassazione sulle multinazionali del web. Più che una provocazione nei confronti del governo degli Stati Uniti, la “GAFA tax” si può inquadrare come una leva che Parigi intende utilizzare per far avanzare la discussione su un piano multilaterale ed internazionale.

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Emanuele Gibilaro

Emanuele Gibilaro

Emanuele Gibilaro laureato in Storia, Politica e Relazioni Internazionali presso l'Università di Catania. Iscritto al corso di Diplomazia e Organizzazioni Internazionali presso l'Università di Milano è appassionato di politica internazionale, analizza la politica estera statunitense, le questioni della sicurezza nazionale, marittima, energetica e gli interscambi della diplomazia americana con organizzazioni internazionali, Cina, Arabia Saudita e Iran.
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