Mentre in Italia l’opinione pubblica continua a spaccarsi e a insorgere in dibattiti su dibattiti sulla bontà o meno del nuovo governo, il volto dell’Italia nello scenario internazionale cambia e diventa più “amichevole” di quanto non lo sia stato nei mesi passati in pieno periodo di governo giallo-verde. Giuseppe Conte riscuote molti consensi, stimato in Europa e anche oltre oceano dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump che non ha nascosto la sua simpatia per il premier pugliese e per il rinnovo del suo mandato di Presidente del Consiglio (i presunti fondi russi alla Lega di Salvini non dovrebbero essergli piaciuti parecchio…).

Tra i Paesi con cui sembra possa nascere un’asse importante spicca sicuramente la Francia, la tanto “odiata” Francia dagli italiani e che più volte è stata soggetta ad accuse da parte del precedente governo (di cui faceva parte anche Di Maio, ma d’altronde si sa, la politica ha la memoria corta). Come ben sappiamo Macron ha dato la sua “benedizione” alla nascita del nuovo governo giallorosso non mancando di rivolgere delle frecciatine a Matteo Salvini, lo sviluppo dello scenario politico nostrano ed europeo si è evoluto negli ultimi mesi verso una direzione che non può che far sorridere la Francia. Perché?

La Francia è, insieme alla Germania, il Paese dell’UE che ha “sorriso” maggiormente al termine dell’assegnazione delle nuove cariche europee, se la Merkel può “coccolarsi” la von der Leyen alla Commissione, Macron può fare altrettanto con Christine Lagarde finita alla BCE. Andiamo a focalizzarci sul periodo storico, l’Europa sta attraverso un periodo alquanto particolare e che a breve potrebbe essere scosso da profondi cambiamenti che potrebbero andare a ridisegnare le “gerarchie” all’interno del vecchio continente. La Brexit è alle porte, l’egemonia della Merkel è in declino, la figura della Francia inizia a stagliarsi sopra le altre e si candida a un ruolo sempre più di primo piano nel prossimo futuro. Alla Francia “serve” l’amicizia italiana? E soprattutto, può servire anche all’Italia?

Emmanuel Macron, Presidente della Repubblica francese

Partiamo dalla prospettiva francese, l’Italia è a mio avviso un importante alleato che la Francia deve cercare di portare dalla sua parte. Quando parliamo dell’Italia parliamo pur sempre di uno dei Paesi più importanti dell’Unione Europea, un Paese che negli ultimi tempi ha attraverso un periodo alquanto “scombussolante” dal punto di vista politico, con continui cambi di governo che ne hanno minato credibilità, prestigio ed economia. “Recuperare” il rapporto con l’Italia (e poco cambia se Di Maio era quello che andava a sostenere i gilet gialli) è fondamentale per quella Francia che, come noi, ha tutto l’interesse di rivedere il patto di stabilità a beneficio di una maggior flessibilità. D’altronde la nuova Commissione della von der Leyen ha già fatto intendente che la linea “dura” di Juncker sarà sostituita da una linea più flessibile mirando a una maggior collaborazione tra i Paesi membri, ergo sia Italia che Francia hanno tutto l’interesse di “approfittare” di un’Europa più benevola considerando i problemi comuni.

L’Italia a sua volta ha tutto l’interesse di rafforzare l’asse franco-italiana, anche e soprattutto in funzione della revisione del trattato di Dublino sull’immigrazione. Il periodo storico che stiamo vivendo può rappresentare un “turning point” non banale nello scenario politico internazionale, i movimenti populisti e sovranisti sono stati fortemente ridimensionati a seguito dei risultati delle elezioni europee, la vittoria in Italia della Lega di Salvini ha da un lato espresso quella che è attualmente la preferenza dei cittadini italiani ma allo stesso tempo ci fa capire che nel periodo storico attuale è meglio, oserei dire, “preferire altro”. Può sembrare una bestemmia affermare una cosa del genere che sembra andare contro ogni principio democratico, ma alle volte le opinioni degli individui non sempre rispecchiano quale sia la strada da prendere in un determinato contesto storico, politico e sociale. Avere nell’Europa (e nella Francia) “un’amica” è quantomai fondamentale per affermare la propria forza nello scenario politico internazionale, un’Italia sovranista e populista rischia di essere gradualmente tagliata fuori dai processi decisionali delle grandi politiche europee.

Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei ministri italiano

Quindi la strada giusta consiste nell’andare contro il voto popolare? Sì e no. Il governo giallorosso parte senza dubbio con un grande scetticismo agli occhi degli italiani, la Lega di Salvini resta (secondo i sondaggi) il partito col più alto numero di consensi e questo è innegabile, sarà un compito molto arduo per il governo attuale far cambiare idea ai suoi cittadini ma quantomeno i suoi principi sembrano accordarsi con quella che è l’attuale realtà europea, partendo quindi da una base solida e quindi bene augurante, ma di qui a dire che basta questo per poter elogiare già ora il nuovo governo ce ne vuole: meno parole, più fatti.

Tuttavia, pensare a un’Italia sovranista e populista non mi sembra positivo per la figura del nostro Paese nello scenario internazionale. Il rischio di essere isolati e tagliati fuori dal “giro che conta” è sensibilmente alto, le elezioni europee ne sono state una dimostrazione e per chi avesse ancora qualche dubbio basta che vada a guardare quale posizione occupa la Lega all’interno del Parlamento Europeo. Una grossissima minoranza può rappresentare degnamente l’Italia in Europa? Curare le alleanze, gli interessi (e i problemi) comuni, la diplomazia e la politica estera, è tutto parte di un grande “gioco” a cui l’Italia deve saper giocare. La partita è cominciata e l’Italia ha il dovere di giocare (e bene) per il bene dei suoi cittadini.

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Stefano Privitera

Stefano Privitera

Stefano Privitera. Laurea in Relazioni Internazionali. Per lo IARI analizza la politica interna italiana
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