Il genocidio in Ruanda, contraddistinto da un grande sentimento di odio e violenza, è stato consumato ai danni della minoranza etnica del paese, i Tutsi, contro cui la maggioranza radicale Hutu ha agito, in circostanze inequivocabili, con l’intento speciale di uccidere e distruggere il gruppo minoritario, vittima del più crudele dei crimini internazionali. L’arresto in Francia del fuggitivo Félicien Kabuga, ex uomo d’affari ruandese e uno dei principali responsabili del genocidio in Ruanda, ha aperto un nuovo capitolo relativo alla storia del paese africano. Kabuga, è stato uno dei fondatori della Radio-Television Libre des Mille Collines (RTLMC), la quale ha rappresentato un canale radio chiave nella diffusione del cosiddetto hate speech contro la minoranza etnica del paese. La notevole interferenza della RTLMC è stata considerata come una fattore determinante nell’escalation di violenza.

Rispettare la programmazione delle elezioni presidenziali, parlamentari e amministrative previste per il 2020 in Africa è molto importante, soprattutto perché si tratta di un continente in cui tali momenti di definizione dell’assetto politico interno hanno segnato, per molti Paesi, il passaggio dalla fine delle repressioni e dei conflitti alla fase di costruzione della pace e della democrazia. Tuttavia, l’emergenza sanitaria “si è già inserita nel gioco politico, scompaginando i calendari prestabiliti e disturbando i piani dei candidati”. La Camera della Federazione (ovvero la Camera Alta del Parlamento bicamerale etiope, che assume il compito principale di interpretare la Costituzione e di decidere su tutte le questioni inerenti agli Stati come, per esempio, l’autodeterminazione), ha approvato l’estensione del termine di mandato del corrente parlamento nazionale nonché di tutti i parlamenti e consigli regionali fino alle prossime elezioni. In un primo momento, alcuni hanno suggerito di affidarsi ad una guida esterna di transizione ma il Primo Ministro ha sin da subito rifiutato tale possibilità. È di ieri la decisione del Parlamento etiope di mantenere in carica il Primo Ministro Abiy Ahmed Ali anche dopo la fine del suo mandato, coerentemente con la decisione della Camera della Federazione.

Il ruolo di Félicien Kabuga nel contesto genocida

La propaganda d’odio anti-Tutsi, diffusa dai mass media, ha avuto un ruolo influente sul grado di partecipazione e sull’incremento della brutalità da parte delle milizie ruandesi, note come Interahamwe, incitate contro i Tutsi[1]. Il ruolo di Kabuga, come fondatore e sostenitore della stazione radio e finanziatore nell’acquisto di armi, usate per commettere i crimini contro i Tutsi, è da considerare cruciale ai fini della valutazione della colpevolezza del soggetto. Nel 1997 il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda, International Criminal Tribunal for Rwanda(ICTR) ha accusato Kabuga di sette reati : genocidio, complicità nel genocidio, istigazione diretta e pubblica al genocidio, cospirazione, tentativo di commettere genocidio;  persecuzione e sterminio relativi, invece, alla commissione di crimini contro l’umanità. La Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio, nota sinteticamente come Genocide Convention del 1948, ha formalmente criminalizzato il genocidio, evidenziandone l’assoluta autonomia come categoria di crimine internazionale. Fra gli atti rientranti nella categoria di elementi oggettivi del reato, vengono inclusi:

  • uccisione di membri di un gruppo
  • lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo
  • sottoposizione deliberata del gruppo a condizioni di vita volte a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale
  • adozione di misure miranti a impedire le nascite all’interno del gruppo
  • trasferimento di fanciulli da un gruppo all’altro

A queste condotte criminali, la Genocide Convention annovera come crimini aggiunti al genocidio anche quei reati per cui Kabuga è accusato.

Quale organo può giudicare i crimini commessi da Félicien Kabuga?

Félicien Kabuga non sarà processato dal Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda, istituito l’8 Novembre del 1994 con Risoluzione n.955 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La giurisdizione del Tribunale ad hoc per il Ruanda si estendeva ai casi di genocidio, crimini contro l’umanità e violazioni del comune art.3 delle quattro Convezioni di Ginevra del 1949, perpetrati sul territorio ruandese nel periodo tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 1994. Considerando la valenza temporale del Tribunale, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con le Risoluzioni 1503(2003) e 1534(2004) ha esortato la comunità internazionale ad adottare ‘tutte le misure necessarie’ per portare a termine la Strategia di Completamento, ideata con l’intento di riuscire a concludere tutte le attività del Tribunali ad hoc entro il 2010. Il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda, tuttavia, è stato formalmente chiuso nel 2015 lasciando in sospeso alcune questioni.   La necessità, infatti, di ulteriore tempo per completare i restanti processi, per procedere all’arresto dei fuggitivi e al trasferimento, dove possibile, dei casi alle giurisdizioni nazionali, ha contribuito al passaggio di parte delle competenze e degli obiettivi dell’ICTR (e del Tribunale Penale Internazionale per ex-Yugoslavia, ICTY) al Meccanismo Residuale Internazionale per i Tribunali Penali, International Residual Mechanism for Criminal Tribunals (IRMCT), istituito dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con Risoluzione 1966(2010).

L’attuale questione, tuttavia, relativa a quale sia l’organo giudiziario su cui ricade la competenza a processare e giudicare Kabuga per i reati commessi in Ruanda rimane un affaire incerto. Le possibilità nello spettro della giurisdizione sul processo contro Kabuga ricadono su tre organi: il Meccanismo Residuale Internazionale per i Tribunali Penali, il Tribunale nazionale ruandese, dove è stato consumato il genocidio e, il Tribunale nazionale francese, poiché la cattura del fuggitivo è avvenuta proprio sul territorio francese. Da un’analisi preliminare, si evince che il Meccanismo e gli organi nazionali hanno competenza concorrente a perseguire le persone accusate di quei crimini internazionali, secondo quanto specificato dallo Statuto del Meccanismo. La jurisdiction sul caso di Félicien Kabuga, tuttavia, spetterebbe all’IRMCT, poiché l’art.1.2 dello Statuto afferma che: ‹‹Il meccanismo ha il potere di perseguire  (…) le persone incriminate dall’ICTY o dall’ICTR che sono tra i most senior leaders sospettati di essere i maggiori responsabili dei crimini(…), considerando la gravità dei crimini imputati e il livello di responsabilità degli accusati››.[2] Secondo quanto stabilito dal suddetto articolo, infatti, Kabuga rientrerebbe nella categoria di most senior leaders, dato il suo notevole coinvolgimento all’istigazione diretta e pubblica al genocidio

 

In aggiunta, all’art.5.2 viene specificata la precedenza del Meccanismo sui casi nazionali nel caso in cui sussistano le condizioni riportate dall’art. 1.2 dello Statuto. Qualora un imputato non rientrasse nella categoria di most senior leaders la precedenza giuridica del Meccanismo non sarebbe così esclusiva. Il Meccanismo, infatti, ha il dovere di prodigarsi per ‘esaurire tutti gli sforzi necessari’ per rinviare il caso alla giurisdizione nazionale, secondo quanto previsto dall’art.6 dello Statuto. La possibilità di rinviare i casi ad un tribunale nazionale tende a sottolineare la continua presenza e importanza giuridica dei tribunali nazionali nel garantire la giustizia all’interno di un contesto penale internazionale, dove oggetto di giudizio possono essere imputati il cui grado di responsabilità, nella commissione dei crimini, risulta più lieve. In merito al coinvolgimento di Kabuga, tuttavia, non sembrano esserci dubbi sul suo grado di responsabilità e sulla gravità dei crimini per cui è accusato. Il Rapporto Finale sulla Strategia di Completamento dell’ICTR del 2015 chiarisce ulteriormente la questione sulla posizione di Kabuga. Il Procuratore del Tribunale ad hoc per il Ruanda nel 2012 ha trasferito alcuni casi relativi a dei fuggitivi alla giurisdizione del Tribunale nazionale ruandese, mentre ha indicato che tre dei casi relativi ai più alti ricercati, fra cui Félicien Kabuga, sarebbero stati trasferiti alla giurisdizione del Procuratore del Meccanismo.

L’importanza della giustizia in Ruanda

E’ importante ricordare, tuttavia, che in Ruanda la giustizia post-genocidio ha avuto e continua ad avere un peso rilevante per gli equilibri interni del paese. In passato, infatti, per ovviare alle urgenti necessità di giustizia e, allo stesso tempo, per garantire un sollievo formale e sostanziale alle vittime e a tutti coloro che hanno sofferto a causa del genocidio, sono state istituite le Gacaca Courts. Queste corti, veri e propri tribunali per la riconciliazione, create dallo Stato ma amministrate localmente, hanno contribuito alla prosecuzione di soggetti che hanno preso parte al genocidio. L’elemento distintivo delle Gacaca Courts è da ricondurre al forte impegno investito nella ricerca di una giustizia più incentrata sulla riparazione dei danni morali causati dal genocidio, piuttosto che alla cura dell’aspetto procedurale di questi tribunali. I risultati ottenuti da questa esperienza di giustizia riparativa sono stati positivi, perché l’obiettivo è stato incentrato sulla ricerca congiunta di verità e perdono, ottenuta grazie alla diretta interazione fra reo e vittime. Un ipotetico processo di Kabuga in Ruanda, davanti a una corte penale nazionale, sul territorio sul quale si è consumato il genocidio dei Tutsi, avrebbe lo stesso significato purificatorio assunto dalle Gacaga Courts. Un procedimento penale in loco, quindi, assolverebbe le esigenze di giustizia attraverso tempi più brevi, data anche la matura età dell’imputato, rispetto a un processo internazionale in seno al Meccanismo e, avrebbe anche un valore catartico e simbolico.

Solo recentemente, il Meccanismo sembra aver superato il braccio di ferro con la Francia in merito all’estradizione dell’imputato. Inizialmente, il Tribunale francese era restio a concedere l’estradizione di Kabuga sia per le scarse condizioni di salute dell’imputato sia per le presunte preoccupazioni in merito alla possibilità, per il soggetto, di accedere ad un processo equo e giusto fuori dai confini nazionali. Alla confermata approvazione dell’estradizione di Félicien Kabuga da parte del Tribunale francese, seguirà il trasferimento della custodia di quest’ultimo al Meccanismo Residuale Internazionale per i Tribunali Penali, nella sede di Arusha, Tanzania. Nel decidere il destino ancora incerto di Félicien Kabuga, sarà fondamentale, per il Meccanismo, tenere in considerazione il forte bisogno di giustizia manifestato da tutto il popolo ruandese, pertanto ci sono buone ragioni nel ritenere che il Ruanda e il Meccanismo collaboreranno. Quello di Félicien Kabuga è un caso complesso, i cui risvolti giuridici avranno un grande significato per la comunità internazionale perché nonostante siano passati più di vent’anni dalla commissione di quegli atroci crimini, la giustizia è finalmente chiamata a fare il suo corso.

Fonti:

David Yanagizawa-Drott, Propaganda and Conflict: Evidence From the Rwandan Genocide, in ‘The Quarterly Journal of Economics’, Harvard University, 2014, p.29.

Statuto Meccanismo Residuale Internazionale per i Tribunali Penali 2010, p.6.

 

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