Se tentiamo di guardare alle prospettive future, nelle scorse settimane sia gli economisti che illustri manager aziendali concordano sul fatto che il mondo dopo l’arrivo del Covid-19 non sarà più lo stesso. Questo virus letale ha segnato un punto di rottura tra ciò che eravamo prima, e ciò che saremo dopo. Si tratta di un nuovo anno zero D.C (dopo coronavirus) una di quelle variabili che si inseriscono autonomamente per modificare il corso della Storia.

In tutti gli Stati si dovrà ripensare al settore turistico e alle modalità con cui viaggiare, si dovrà pensare ad un nuovo modo di produrre e di fare business, probabilmente la catena del valore ideata da Michael Porter per le aziende subirà modifiche.In questo processo di cambiamento andrebbe inserita anche l’Unione Europea, la quale dalla sua costituzione nel lontano 1952 ad oggi ha certamente fatto degli enormi passi in avanti, in quasi tutti i settori possibili, tuttavia già con la crisi finanziaria ed economica del 2008 e adesso con il Coronavirus sono stati messi in tutta evidenza i punti di debolezza dell’Ue.

L’Unione Europea rappresenta un esperimento Politico e Giuridico ma soprattutto Economico e Commerciale, proprio quest’ultimo aspetto ha sempre primeggiato su tutti gli altri, portando numerosi vantaggi a tutti gli Stati membri. Ecco perché sul fronte economico non è auspicabile un passo indietro, semmai ne serve uno avanti. Per non ripetere gli errori del passato, proprio come la cura dell’Austerity come antidoto alla crisi finanziaria del 2008, sarebbe arrivato il momento di dare vita gli Eurobond, come chiesto da Italia e gli altri paesi del sud dell’eurozona appoggiati questa volta dalla Francia del Presidente Macron, che ha presentato una valida proposta denominata “Recovery Plan”.

La dura presa di posizione circa gli Eurobond da parte dei paesi del Nord Europa, capeggiati da Paesi Bassi e Germania rappresenta ancora una volta un ostacolo e una trappola per i Paesi europei del Sud. La Germania negli anni si è affermata ed è stata riconosciuta da tutti i paesi membri come locomotiva d’Europa, come in ogni cosa questo ha dei risvolti positivi ma anche negativi, quando l’economia in Europa va bene allora tutti in qualche modo beneficiano, ma quando le cose si mettono male come far fronte al rigore e all’intransigenza Tedesca?

 Una domanda a cui ancora non è stata data risposta è proprio la seguente, in che direzione bisogna proseguire: verso una Germanizzazione dell’Europa o una Europeizzazione della Germania? È un problema che si presenta spesso all’interno dell’Ue, quello in cui un paese decisamente forte tenta di far convergere tutti gli altri sulle proprie posizioni.

Possiamo per il momento solo attendere, avendo comunque un bicchiere mezzo pieno in mano, rappresentato dall’accordo raggiunto a Bruxelles dai ministri dell’Economia e finanza europei che hanno messo in campo tre strumenti: Fondo salva Stati (Mes) Banca Europea per gli investimenti (Bei) e Sure.  

 

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Gabriele La Spina

Gabriele La Spina

Gabriele La Spina, attualmente Capo Redattore e analista geopolitico per gli Affari Europei in IARI. Nato a Catania nel 1991, ha conseguito la laurea triennale in Politica e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Catania, ha proseguitogli studi a Milano, conseguendo il Diploma in Affari Europei presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI). Infine ha continuato con la laurea magistrale in Internazionalizzazione delle Relazioni Commerciali sempre presso l’Ateneo di Catania.
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