Nella giornata di martedì le Forze Democratiche Siriane (FDS), in coordinamento con militari statunitensi, hanno condotto un’operazione denominata “Deterring terrorism” nella provincia della Siria orientale, Deir Ezzor, con l’obiettivo di eliminare le cellule dormienti dello Stato Islamico.

Come dichiarato attraverso fonti curde, l’operazione è stata condotta contro 17 sospetti militanti dell’organizzazione, considerando che si dà la caccia a circa 6000 combattenti che in tale area conducono attacchi armati e imboscate anche ai danni della popolazione arabo-siriana. Questa operazione congiunta, che risulta essere la più massiccia da marzo 2019, data che ha segnato la caduta dello Stato Islamico nel territorio di Baghuz, ha lo scopo non solo di contrastare ciò che resta dell’ISIS che nella Siria orientale continua ad essere un fattore di instabilità e insicurezza, ma anche di calmare gli animi della popolazione locale

 Nelle ultime settimane la popolazione si è scagliata più volte contro convogli militari statunitensi impedendo il passaggio e lo svolgimento dei pattugliamenti. Inoltre, non meno importante, resta il fattore stabilità per l’autonomia curda nel nord-est. Avere contro restanti elementi dell’Isis, oltre alla minaccia delle operazioni dell’esercito turco, mette in pericolo il disegno politico delle FDS e delle YPG (Unità di Protezione Popolare).Per gli Stati Uniti, che hanno impiegato ingenti risorse nella Siria orientale per garantire la sicurezza e la stabilità, concedere terreno alle cellule dormienti dell’ISIS significherebbe ritornare ad una situazione che costituirebbe una minaccia per i propri interessi. Ora conta più che mai tenere sotto controllo la sicurezza dei pozzi petroliferi, considerando che essi sono gestiti dai Curdi, come quello di Al-Omar.

Inoltre Washington non può permettersi di inimicarsi ulteriormente la popolazione arabo-siriana che sembra proprio volere l’espulsione dall’area dei militari a stelle e strisce. E questo sarebbe fatale per la superpotenza, verrebbe meno la capacità strategica di negoziare in futuro sul petrolio con Assad e di contenere l’espansione iraniana nell’est. Come fanno sapere fonti curde (North Press Agency) l’operazione di questo martedì potrebbe essere estesa al confine con l’Iraq nelle prossime settimane. Quindi non verrebbe più ricompresa soltanto la fascia che va dalla provincia meridionale di Hasakah a Deir Ezzor. Dallo svolgimento dell’operazione si capirà se la popolazione araba è in agitazione per il fattore ISIS o è determinata nel voler cacciare via i militari USA.

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