La visita di Erdoğan a Varosha, nella Repubblica Turca di Cipro del Nord, potrebbe portare le relazioni tra Ankara e Bruxelles al punto di rottura

Domenica scorsa, in occasione del 37° anniversario dell’autoproclamazione della Repubblica Turca di Cipro del Nord, riconosciuta come tale solo da Ankara, ma non dalla Comunità internazionale, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan si è recato in visita nella repubblica separatista, dove ha preso parte alle celebrazioni ufficiali e ha incontrato il neoeletto presidente Ersin Tatar. Durante l’incontro, Erdoğan è tornato a discutere della questione di Cipro, confermando la posizione della Turchia, notoriamente favorevole ad una soluzione a due Stati. “A Cipro – ha affermato il presidente turco – ci sono due popoli e due Stati. È necessario che ci siano colloqui per una soluzione basata su due Stati separati”.

In occasione della sua visita, Erdoğan si è recato anche a Varosha, organizzando un picnic in spiaggia. L’episodio ha fatto molto discutere. Ex località turistica, Varosha è una città fantasma nel distretto di Famagosta, de factoappartenente alla sedicente Repubblica Turca di Cipro del Nord, ma de iure appartenente alla Repubblica di Cipro, disabitata dai tempi dell’occupazione turca del 1974, quando gli abitanti della città, temendo il massacro, scapparono per rifugiarsi nel sud dell’isola. La città fu in seguito chiusa al pubblico dall’esercito turco, delimitata da un recinto spinato. Con le risoluzioni 550 (1984) e 789 (1992), il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha definito inammissibile qualunque tentativo di insediare nella città di Varosha persone che non siano i suoi abitanti originali e ha chiesto di porre l’intera area sotto l’amministrazione delle Nazioni Unite, presenti a Cipro con la missione UNFICYP. Tuttavia, la Turchia non ha mai ritirato l’esercito da Cipro Nord e Varosha è rimasta disabitata, almeno fino alla parziale riapertura del sito agli inizi di ottobre e alla recente visita di Erdoğan, che spingono la situazione oltre il limite.

È evidente che il viaggio di Erdoğan a Varosha non possa essere considerato unicamente come una visita istituzionale, ma anche come un intervento strategico in una delle zone calde del Mediterraneo orientale, dove si gioca da mesi un’importante partita per gli approvvigionamenti energetici. Il governo cipriota e le istituzioni europee, infatti, hanno considerato la visita del presidente turco come un atto provocatorio e illegale, che rischia di portare al punto di rottura le relazioni tra Ankara e Bruxelles. L’Alto Commissario UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ha duramente condannato l’episodio. Borrell sostiene che la riapertura dell’area recintata di Varosha e le dichiarazioni di Erdoğan contraddicano i principi delle Nazioni Unite e danneggino gli sforzi diplomatici finora compiuti per la riunificazione dell’isola di Cipro e la creazione di uno Stato federale. La questione verrà approfondita durante il Consiglio europeo di dicembre. Sarà in quell’occasione che l’UE dovrà decidere se intervenire in difesa dei propri interessi strategici nel Mediterraneo orientale, anche attraverso l’applicazione di sanzioni alla Turchia, o se appellarsi al dialogo, ancora una volta.

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: