A fine febbraio la Turchia ha annunciato l’apertura della frontiera al confine con la Grecia, generando un flusso di migranti verso il continente europeo senza precedenti. Il governo greco ha reagito con il potenziamento delle forze armate al confine e la tensione tra i due Paesi ha provocato una crisi politica e umanitaria che rischia di mettere in pericolo la vita di migliaia di persone. Mentre l’attenzione dei media si concentra sul Covid-19, ormai diffuso in quasi tutto il mondo, alla frontiera sudorientale dell’UE si combatte una guerra silenziosa contro la strumentalizzazione dei migranti da parte del governo di Ankara. L’UE ha riconosciuto che si tratta di una questione complessa, che va affrontata nell’interesse collettivo dei Paesi membri. Le sfide derivanti dall’emergenza migratoria, infatti, non riguardano esclusivamente i confini greci, ma la gestione delle frontiere esterne dell’UE.

L’apertura della frontiera turca e la reazione greca

A seguito dell’escalation a Idlib, in Siria, dove 33 soldati turchi hanno perso la vita in un raid dell’aviazione di Damasco, il 28 febbraio il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha annunciato l’apertura della frontiera, incoraggiando i migranti ad attraversare il confine con la Grecia per entrare in Europa. In tal modo, ha certamente riportato l’attenzione dell’UE sulla guerra in Siria, ma ha di fatto violato l’accordo tra UE e Turchia siglato nel 2016. L’accordo prevedeva l’impegno del governo turco a gestire all’interno del territorio nazionale il flusso di migranti diretti verso l’Europa, a fronte di un aiuto finanziario di 6 miliardi di euro da parte dell’UE. A poche ore­ dal suo annuncio, decine di migliaia di migranti si sono ammassati alla frontiera, riversandosi al confine tra il distretto turco di Edirne e la cittadina greca di Kastanies e lungo il fiume Evros, nel tentativo di raggiungere la sponda europea. L’esecutivo greco, guidato dal premier Kyriakos Mitsotakis, ha reagito all’aumento della pressione migratoria potenziando il dispiegamento di forze armate lungo il confine con la Turchia e incrementando i presidi della Guardia Costiera nel mar Egeo. Gli interventi di respingimento sono stati piuttosto severi e i migranti vittime di una guerra asimmetrica, si sono trovati in una terra di nessuno, stretti tra le forze di polizia greche, che gli impedivano di entrare in Europa, e quelle turche, che non gli consentivano di tornare indietro.

Figura 1 – Fonte: Frontex

In breve tempo, le immagini dei migranti respinti da entrambi gli schieramenti con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua hanno fatto il giro del mondo, suscitando lo sdegno della Comunità internazionale. Il premier greco, il 1 marzo, ha invocato l’intervento dell’UE in applicazione dell’art. 78.3 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea, secondo cui: “Qualora uno o più Stati membri debbano affrontare una situazione di emergenza caratterizzata da un afflusso improvviso di cittadini di paesi terzi, il Consiglio, su proposta della Commissione, può adottare misure temporanee a beneficio dello Stato membro o degli Stati membri interessati. Esso delibera previa consultazione del Parlamento europeo”. Il giorno seguente la Grecia ha sospeso il disbrigo delle procedure di asilo per tutto il mese di marzo. Il provvedimento è stato successivamente confermato a causa della diffusione del Coronavirus, che ha reso praticamente impossibile l’organizzazione dei colloqui per la valutazione delle singole pratiche. I migranti che avevano fatto richiesta d’asilo sono di fatto rimasti intrappolati in un limbo.

Mitsotakis ha accusato la Turchia di aver violato gli accordi con l’UE, Erdoğan ha accusato la Grecia di aver violato il diritto internazionale in materia di protezione umanitaria. La situazione è precipitata e si è reso necessario l’intervento dell’UE, in seguito al quale la tensione è calata, ma non è del tutto scomparsa. Per la gestione dell’emergenza migratoria in Grecia, l’UE ha attivato il meccanismo di protezione civile europeo e ha stanziato risorse per un ammontare complessivo di 700 milioni di euro, di cui 350 milioni sono già stati resi disponibili per coprire le spese relative alla realizzazione di nuovi hotspot, ai rimpatri volontari e alla fornitura di beni di prima necessità, tra cui dispositivi sanitari.

 

L’UE in questo modo ha dimostrato di non voler cedere ai ricatti di Stati terzi e di essere in grado di assumersi le proprie responsabilità. Eppure, bisogna andare oltre. E’ necessario che le istituzioni europee elaborino una strategia comune per la gestione delle migrazioni di massa in Europa. Qualora ciò non accadesse, nel breve periodo l’Unione europea potrebbe trovarsi costretta a fronteggiare molteplici scenari di crisi alla frontiera sudorientale: la compromissione dell’incolumità dei profughi, che si trovano in una condizione di maggiore vulnerabilità anche in relazione alla diffusione dell’epidemia di Covid-19; la possibile deriva nazionalista del governo ellenico, dai risvolti inaspettati; l’alterazione degli equilibri geopolitici tra UE e Turchia, acuiti dalle pressioni esercitate su singoli Stati membri.

Copyright: Frontex

I migranti, tra diritti negati e minaccia del Covid-19

Migliaia di uomini, donne e bambini, in fuga da zone di guerra in Siria, Afghanistan e Iraq, vivono in condizioni d’emergenza. Delle 100mila persone arrivate in Grecia per raggiungere il territorio europeo, circa 40mila si trovano nei cinque campi profughi allestiti dall’UE sulle isole. Questi campi, attualmente, ospitano un numero di persone di 6 volte superiore alla loro effettiva capacità d’accoglienza. Secondo un rapporto pubblicato da Oxfam e Greek Council for Refugees (GRC), persone di ogni età vivrebbero in condizioni disumane in strutture inadeguate, dove il sovraffollamento e il limitato accesso ai servizi sanitari e alle cure di base costituiscono dei pericolosi veicoli di trasmissione del Covid-19. Al momento, sono già 21 i casi accertati di contagio tra i migranti, ma questo numero potrebbe salire vertiginosamente se non si prendono provvedimenti immediati, volti a decongestionare le isole e ricollocare i profughi. In molti casi si tratta di persone vulnerabili, famiglie con bambini piccoli, donne che hanno subito violenza, che necessitano di essere supportate immediatamente, sia dal punto di vista medico che psicologico. L’UNHCR chiede l’immediato ricollocamento dei migranti dalle isole alla terraferma e lancia un appello alla Comunità internazionale affinchè i Paesi “sicuri” accolgano i rifugiati, in particolar modo quelli appartenenti alle categorie più vulnerabili, come i minori non accompagnati.

Perché la reazione della Grecia è stata così severa?

Per comprendere quali sono le motivazioni alla base della repressione messa in atto dalla polizia greca, è opportuno analizzare i precari equilibri geopolitici tra Grecia e Turchia e approfondire in che modo questi possano aver contribuito alla diffusione della retorica anti-migranti. Già molto prima della crisi scoppiata a marzo, i partiti greci di destra sostenevano che l’arrivo dei migranti in massa nel Paese facesse parte di una più ampia strategia politica del governo di Ankara. Inizialmente la sinistra non condivideva queste affermazioni. Tuttavia, nel momento in cui Erdoğan ha iniziato a strumentalizzare in modo evidente i profughi, manovrandoli come pedine di un gioco di potere geopolitico, anche la sinistra ha iniziato ad avere la percezione che al confine fosse in atto una vera e propria aggressione, pianificata dalla Turchia, Stato storicamente nemico della Grecia. Ciò ha contribuito alla diffusione della retorica del “migrante invasore” anche in Grecia – come in altri Stati europei – nonostante la nota propensione del Paese alla “filoxenìa”, ovvero all’ospitalità e all’accoglienza dello straniero. Infatti, i 400 anni di dominazione turca in Grecia, la questione di Cipro, le frequenti dispute sul possesso delle isole e sulla delimitazione delle zone economiche esclusive (ZEE), nel corso dei secoli, hanno reso estremamente delicati gli equilibri geopolitici tra i due Paesi sono. Se questo costituisce il movente storico-culturale alla base degli episodi di inammissibile violenza consumata ai confini tra Grecia e Turchia, però, non bisogna dimenticare le difficoltà socio-economiche in cui il Paese versa da anni. La crisi, infatti, ha generato uno stato di precarietà economica e sociale da cui il Paese non è mai uscito. La popolazione teme che l’accesso ai servizi, già di per sé limitato, possa ridursi ulteriormente a causa dell’arrivo dei migranti e chiede che la Grecia non venga abbandonata a gestire la faccenda senza strumenti adeguati. Pertanto, l’UE non può permettere che un singolo Paese gestisca l’emergenza migratoria senza un valido supporto degli altri Stati membri e senza una reale condivisione di responsabilità.

Il ruolo dell’UE

La Commissione LIBE del Parlamento europeo, riunitasi in videoconferenza giovedì 2 aprile, ha riconosciuto l’importanza dei Paesi alle frontiere, quali la Grecia e l’Italia, nella gestione dei confini dell’UE. Ha ribadito la necessità di mostrare solidarietà nei confronti di tali Paesi, intervenendo prima che una crisi danneggi i valori europei. A tal fine, è necessario ricollocare immediatamente i migranti, primi fra tutti i minori non accompagnati, e ripristinare le procedure d’asilo nel rispetto del diritto internazionale.

Quello che è accaduto al confine tra Grecia e Turchia deve incentivare l’UE ad adottare un sistema comune di gestione delle migrazioni in Europa, che consenta di tutelare i diritti dei migranti e, al contempo, di supportare i Paesi d’arrivo, nel rispetto del principio di solidarietà tra Stati membri. Solo così, in futuro, sarà possibile governare eventuali emergenze, che potrebbero nascere da fenomeni migratori di massa, ed evitare che uno Stato esterno possa ricattare l’UE, manipolando migliaia di vite umane per fini politici.

Fonti:

  1. https://foreignpolicy.com/2020/03/04/turkey-west-european-union-idlib-syria-greece-border-refugees-erdogan/
  2. https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/tra-grecia-e-turchia-i-diritti-sospesi-dei-migranti-25382
  3. https://www.limesonline.com/notizie-mondo-oggi-2-marzo-turchia-guerra-siria-migranti-confine-grecia-afghanistan-accordo-ritiro-corea-nord-test/116917
  4. https://ilmanifesto.it/sul-confine-greco-turco-cresce-il-pericolo-nazionalista/?fbclid=IwAR3mKg7xdKl6oPJPIclcJkCH_A0HdRgCFNVlbgrblmuEYGvsLeGoiN7NOzQ
  5. https://www.europarl.europa.eu/committees/it/the-situation-at-the-union-s-external-bo/product-details/20200328CAN54141
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