La principale sfida della Macedonia del Nord è garantire elezioni che si avvicinino il più possibile agli standard internazionali.

Solo sei anni fa tenere elezioni libere ed eque era la questione politica più controversa nella Macedonia del Nord – in seguito alle elezioni parlamentari e presidenziali del 2014, poi, l’opposizione Unione Socialdemocratica di Macedonia (SDSM) ha annunciato che il partito e la sua coalizione non avrebbero riconosciuto i risultati di entrambe le elezioni accusando il VMRO-DPMNE di “aver abusato dell’intero sistema statale con minacce e ricatti e il massiccio acquisto di elettori”.

Compiendo un balzo fino al 2020, sebbene vi siano ancora lamentele e accuse di pratiche sleali, questa volta provenienti da VMRO-DPMNE e altre parti che sono state in opposizione negli ultimi tre anni, non vi sono indizi riguardanti gravi omissioni o situazioni che destino particolare sospetto nello svolgimento delle elezioni. Analisti e osservatori, incluso l’ODIHR[1], hanno davvero l’impressione che il processo sia migliorato.

 

Ad oggi si può sottolineare che non sono stati segnalati acquisti di voto, coercizione o pressioni sistemiche come in passato, anche se è evidente che l’incapacità della Commissione elettorale statale (SEC) di riferire tempestivamente sui risultati delle elezioni sia un segno che le istituzioni sono ancora vulnerabili e la loro capacità è generalmente limitata.

Durante la notte delle elezioni, il sito web di monitoraggio dei risultati in diretta della SEC si è bloccato, impedendo ai cittadini di seguire i risultati delle votazioni al loro arrivo. SEC ha confermato alla Missione dell’ODIHR, il 21 luglio, che le istituzioni competenti hanno preso in esame il caso, mentre nella notte delle elezioni si supponeva che fosse avvenuto un attacco di un hacker.

Tuttavia, il presidente della SEC ha affermato che l’attacco non ha causato problemi con il conteggio dei voti poiché l’applicazione di raccolta dati non è stata attaccata in alcun modo.[2] Inevitabilmente sono stati formalizzati dei reclami da partiti minoritari senza ricevere esito positivo. Secondo Aleksandar Kržalovski, direttore esecutivo del Centro macedone per la cooperazione internazionale, la giornata delle elezioni del 2020 è stata molto positiva considerando che sono emersi solo piccoli problemi e incomprensioni piuttosto che irregolarità. Kržalovski ricorda che il principale partito di opposizione, VMRO-DPMNE, ha parlato pubblicamente di irregolarità anche prima del giorno delle elezioni, ma ha presentato formale denuncia per un presunto conteggio alterato ma questa è caduta nel vuoto.

 

I Risultati

L’Unione Socialdemocratica di Macedonia (SDSM) dell’ex primo ministro Zoran Zaev ha ottenuto il 36,13% dei voti, rispetto al 34,65% per il VMRO-DPMNE di destra, secondo i risultati elettorali annunciati il ​​16 luglio.[3]

 

Considerata la piccolissima differenza nel numero di voti tra i due principali partiti – la coalizione guidata da SDSM ha vinto solo due seggi in più rispetto a VMRO-DPMNE – nonché lo stretto risultato tra i partiti di etnia albanese, con la vittoria del DUI 15 seggi e Alleanza-Alternativa 12, resta il timore che l’accettazione di una eventuale denuncia da parte di un qualsiasi partito possa variare l’esito delle urne. Tale ipotesi resta però improbabile considerato che, ad oggi,  la Corte ha già respinto buona parte delle denunce. Nell’ipotesi che non emergano ulteriori criticità, sembra che il processo di formazione del governo sarà complicato, nonostante gli ex partner della coalizione SDSM e DUI abbiano il numero esatto di seggi per una maggioranza lavorativa – 61. Il leader di VMRO-DPMNE, Hristijan Mickoski, ha affermato che il suo partito cercherà, nonostante la sconfitta, di formare una coalizione al potere, questo nel caso in cui non dovesse formarsi un governo. Si prevede dunque che Zoran Zaev avrà prima l’opportunità di formare il suo secondo governo entro la fine dell’estate.

Al netto dei risultati, viene da chiedere se effettivamente l’obiettivo di migliorare le condizioni elettorali sia stato raggiunto. Per rispondere al quesito è necessario soffermarsi sul rapporto OSCE/ODHIR 2014 riguardante le elezioni macedoni. [4] Nel 2014, l’ufficio dell’OSCE per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR) ha rilevato diverse gravi carenze del processo elettorale, tra cui accuse persistenti di intimidazione degli elettori e offuscamento del confine tra attività statali e di partito.
L’ODIHR ha anche osservato che la maggior parte dei media monitorati è stata in gran parte distorta a favore di VMRO-DPMNE al potere e del suo candidato presidenziale e principalmente negativa nei confronti del primo partito di opposizione e del suo candidato. “L’emittente pubblica non ha fornito una copertura equilibrata ed equa a tutti i candidati e partiti, sfidando così il paragrafo 7.8 del Documento OSCE di Copenaghen del 1990”, sottolinea il rapporto sulle elezioni presidenziali e parlamentari del 2014.

 

Nel 2020, esiste almeno un’area in cui la situazione sembra essere migliorata, anche se è indubbio che necessiti uno sforzo maggiore, secondo l’ODIHR. “Tutti gli interlocutori della Missione speciale di valutazione elettorale dell’ODIHR hanno valutato che i significativi miglioramenti delle libertà dei media negli ultimi anni non sono stati rafforzati da riforme sistematiche nel settore dei media, come garantire la neutralità politica della radio e televisione macedone (MRT) e del regolatore dei media” , si legge nella relazione preliminare.[5] L’ODIHR SEAM ha anche preso atto di casi isolati di ministri di diversi partiti che hanno offuscato le loro funzioni statali e attività politiche, mentre i partiti di opposizione hanno anche sostenuto tentativi di capitalizzare politicamente programmi di assistenza sociale, sebbene ciò non sia stato dimostrato.

 

“I partiti politici hanno anche riferito ai casi SEAM dell’ODIHR di pressioni sui funzionari pubblici, specialmente nella parte occidentale del paese, anche sulla polizia. Negli ultimi giorni prima delle elezioni, ci sono state diverse accuse di acquisto di voti in diverse parti del paese, coinvolgendo persone socialmente vulnerabili, in particolare nella comunità rom, e i pubblici ministeri locali hanno aperto le indagini ”, ha riferito l’ODIHR SEAM.

Il rapporto finale verrà pubblicato nelle settimane successive, quando, forse, ci sarà un quadro migliore del Paese rispetto alla recente crisi elettorale e politica.
Ciò che è almeno incoraggiante è il fatto che l’accordo Pržino del 2015 sia stato nuovamente attuato: quest’anno è stato istituito anche un governo di transizione con l’obiettivo di preparare elezioni eque, con VMRO-DPMNE che ha ottenuto posizioni ministeriali. Come notato in precedenza, questa volta nessun grande partito sta sfidando seriamente i risultati. 

Il dato fondamentale che emerge dalla vicenda riguarda le insufficienti misure prese per migliorare le condizioni elettorali del Paese. Sebbene, come riportato dall’ODHIR, ci sia stato un timido progresso è indubbio che il raggiungimento degli standard internazionali sia ancora lontano. Ciò che deve essere chiaro a chi riuscirà a governare nell’immediato futuro è che per il bene della società macedone è necessario avviare un dialogo e una cooperazione sempre più stretta con l’Unione Europea con la finalità dell’adesione.

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