Malgrado la pandemia di coronavirus stia imperversando anche in Africa, il Burundi ha comunque deciso di tenere le sue elezioni, previste per il prossimo 20 maggio. In tutto il continente, infatti, le autorità centrali hanno ritenuto maggiormente prudente posticipare la chiamata alle urne.



Il caso macroscopico riguarda l’Etiopia, le cui elezioni avrebbero dovuto essere la prima grande prova per il leader Abyi Ahmed, e che da maggio, sono state prima rinviate al mese di agosto e poi, allo scoppiare dell’emergenza sanitaria, rinviate a data da destinarsi. Ma il Burundi, dopo la durissima crisi politica nata al seguito della candidatura del Presidente Nkurunziza per un terzo mandato, nel 2015, non poteva rimandare l’appuntamento elettorale, pena la definitiva disgregazione di un tessuto sociale già fragile.

Gli ultimi anni di governo del Presidente, infatti, sono stati caratterizzati da continue e pesanti violazioni dei diritti umani, che hanno generato migliaia di rifugiati. Per questo il Paese è impaziente di voltare pagina, stante anche la decisione- invero inattesa- di Nkurunziza di non ricandidarsi, nonostante abbia personalmente emendato la Costituzione rimuovendo il limite ai mandati presidenziali. La decisione di ritirarsi dalla vita politica, così come la modifica alla Carta fondamentale, potrebbero essere state generate dalle pressioni del gruppo di ribelli Hutu, che a gennaio ha scelto il proprio nuovo leader, il Generale Évariste Ndayishimiye, visto già come l’erede designato, e grande favorito alle elezioni di mercoledì.

Benché il rispetto dell’espressione della volontà popolare sia sempre un’ottima notizia, in questo momento, probabilmente il Burundi avrebbe fatto meglio a rimandare. Le autorità sanitarie internazionali guardano con preoccupazione al Paese, che finora si è dichiarato “protetto dalla volontà di Dio”, e che conta solo 42 casi ed un decesso. Dopo l’espulsione degli osservatori del WHO, all’inizio del mese corrente, c’è il sospetto che le autorità governative stiano nascondendo il numero reale degli infetti e dei morti, visto anche un aumento dei decessi attribuiti a polmonite. La scelta sarebbe infatti dettata dalla volontà di mantenere la calma nella popolazione, che al momento non è stata sottoposta ad alcuna misura di contenimento, al fine di non saltare l’appuntamento elettorale.

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Giulia Raciti

Giulia Raciti

Ciao a tutti, sono Giulia Raciti Longo, e collaboro con IARI da Giugno del 2019.Dopo la laurea in Giurisprudenza, conseguita a Catania, ho proseguito i miei studi a Milano, dove ho ottenutoil Master in Diplomacy presso l' ISPI-Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Sono fluente in tre lingue, e ho avuto la possibilità di studiare in tutta Europa, e di lavorare con l' ONG ruandese “ African Education Network" per un anno, occupandomi di analisi delle policies e mappatura legislativa. È in questi contesto che è nata la mia passione per l' Africa, territorio complesso e spesso sottovalutato nelle relazioni internazionali. Con IARI mi occupo proprio di Africa, focalizzandomisui processi elettorali e sui fenomeni migratori, temi che mi propongo di affrontare con un approccio trasversale tra geopolitica e diritto internazionale. Sono appassionata di storia contemporanea, in particolare delle decadi tra il ’20 e il ’40 del 900.Lavorareper la redazione dello IARI, mi ha dato la possibilità di mettere le mie competenze al servizio degli altri: credo infatti fermamente che la geopolitica sia uno strumento indispensabile per capire il mondo che ci circonda ed essere cittadini globali più attenti e consapevoli.Per questo cerco sempre di creare contenuti che siano fruibili anche dai non addetti ai lavori, ma rigorosi dal punto di vista scientificoed informativo.
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