La Tunisia ha ricevuto dall’Unione Europea 40 mln di euro da investire nel settore della pesca e nei quartieri popolari. I finanziamenti giungono dopo due accordi firmati da Zied Laadhari, Ministro dello Sviluppo, degli investimenti e della cooperazione Internazionale. Il primo, è rivolto allo sviluppo delle attività di pesca, all’ammodernamento delle infrastrutture e al recupero del porto di Kelibia, attraverso il sostegno economico di 7 mln di euro. Il secondo accordo invece, di 33 mln di euro, si pone l’obiettivo di portare al termine il programma, già avviato, di pianificazione e miglioramento di 146 quartieri popolari, di cui sette nel governatorato di Nabeul.

Il settore della pesca è di particolare importanza per la Tunisia. Da solo rappresenta il 10% dell’export agricolo, ed è una fonte di occupazione per circa 100000 persone. L’economia tunisina continua ad affrontare i problemi economici che erano alla base delle rivolte del 2011 tra cui, il tasso di disoccupazione molto alto, intorno al 15,2%, e il divario socio-economico tra le aree costiere e le zone interne del Paese. Ad aumentare le difficoltà, si è aggiunta una forte inflazione che ha superato il 7,5% nel 2018. Inoltre la Banca Mondiale ha manifestato le sue preoccupazioni a causa dell’elevato debito pubblico (oltre il 70%) che rende particolarmente fragile l’intero sistema economico.

Tuttavia si sono registrati alcuni elementi di speranza: un tasso di crescita del 2,5% per il 2018, che si pensa possa raggiungere il 2,9% entro la fine del 2019; la ripresa del settore turistico che è cresciuto del 17%nel 2018 (rispetto al 2017). Il turismo, sta traendo vantaggi dal contesto politico nazionale che, nonostante le incertezze, trasmette una percezione di sicurezza che spinge sempre più turisti a scegliere la Tunisia come meta per le proprie vacanze. 
Del resto la Tunisia, dopo le rivolte del 2011, ha avviato una lunga fase di transizione politica, riuscendo a gestire con continuità l’affermazione dei diritti umani, il consolidamento delle istituzioni politiche e il dialogo con l’Unione Europea.

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Giusy Monforte

Giusy Monforte

Laureata in Scienze Politiche a Catania, si specializza in Studi Internazionali all'Orientale di Napoli prestando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo aver svolto un tirocinio presso la rivista di geopolitica Eurasia, ha collaborato con la rivista di teoria e politica Pandora, con il quotidiano di approfondimento politico L'Indro e con "Russia2018". Attualmente si occupa di analisi geopolitiche per l'Osservatorio Russia e per l'Istituto Analisi Relazioni Internazionali.
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