Come sarà l’Artico entro il 2050? Questa è la domanda di partenza per capire quanto effettivamente questa parte della Terra stia assumendo un’importanza maggiore per tutto lo scacchiere asiatico. Prima di immergerci tra i ghiacci però è opportuno contestualizzare.

Oggi, il continente con il maggior numero di persone è quello asiatico: il 60% della popolazione mondiale vive in questo territorio, conseguenza del fatto che dal 1950 la popolazione asiatica si è triplicata, e che sette dei tredici paesi con oltre 100 milioni di abitanti sono proprio in Asia. Cina ed India da sole rappresentano il 35% della popolazione mondiale, ossia su ogni dieci abitanti del pianeta, tre vivono in queste due sole nazioni. Nel 2050, 8 persone su 10 vivranno tra Asia e Africa ed il centro economico e politico si sposterà gradualmente sempre di più dall’occidente verso questi continenti. Proprio per queste ragioni una riserva di fonti fossili e naturali come l’Artico assume un peso differente per un paese come l’Asia.

A partire da Maggio 2013, Giappone, Corea del Sud e Cina hanno acquisito lo status di Paese Osservatore del Consiglio Artico. La Cina aveva presentato la sua domanda nel 2006, la Corea del Sud nel 2008 e il Giappone nel 2009. La capillarità delle domande di ingresso nel Consiglio Artico, insieme all’elevato numero di stati provenienti dal continente Euroasiatico dà un’indicazione del forte interesse dell’Asia per l’Artico. L’ obiettivo principale di tale presenza tra i ghiacci risiede nell’utilizzo dei passaggi commerciali artici, nello sviluppo portuale e delle comunità locali, in un maggior accesso alle risorse naturali ed energetiche del luogo, in vista di un crescente fabbisogno di quei Paesi.

La verità è che tutti e tre i paesi vogliono essere consapevoli e protagonisti dei cambiamenti che si verificano nell’ Artico in modo tale da poter comprendere le implicazioni economiche e climatiche che tali eventi provocherebbero sulle loro economie. La Cina, più che il Giappone o la Corea del Sud, si definisce uno “Stato vicino” all’ Artico e come potenza mondiale, rivendica il suo ruolo importante nello scacchiere geopolitico universale.

Militari sudcoreani in Artico (Fonte: TheNewMail)

La Corea del Sud è stato il primo stato asiatico a definire una politica strategica per l’Artico, attraverso l’identificazione di quattro priorità da svilupparsi inizialmente nella fascia temporale 2013-2017, successivamente 2017-2023. Le priorità sono principalmente orientante all’ambito della ricerca scientifica, intesa come strumento di soft power, in una regione del mondo ove è importante tenere delle basi

scientifiche territorialmente delineate. A questo si aggiunga un’attenzione particolare alle questioni ambientali e supportare tanto la comunità internazionale quanto gli stati artici nella definizione di strategie perseguibili per fronteggiare il climate change.

La politica artica giapponese, invece, affonda le sue radici negli anni 2015, grazie all’azione condotta dall’ambasciatore giapponese per l’Artico: Kazuko Shiraishi. Diversamente da quella coreana, quella giapponese è più definita. Il Giappone ha infatti individuato sette aree di azione che includono: le questioni ambientali globali, la scienza e la tecnologia, la ricerca e lo sviluppo, la definizione di un corpus di norme per definire a livello internazionale lo status dell’Artico, la cooperazione internazionale, la definizione di nuove rotte commerciali marittime e in ultimo il supporto alle popolazioni indigene dell’Artico e un uso sostenibile delle risorse in esso contenute. La visione del Giappone rende chiaro infatti che l’Artico ha un potenziale commerciale limitato ma comunque importante e proprio in quest’ottica è opportuno monitorarlo.


Spedizione Artica cinese (Fonte: International Polar Foundation – Jean de Pomereu)

Ultima in ordine di tempo è stata la pubblicazione della strategia artica cinese, resa pubblica nel 2018 attraverso il Libro Bianco per l’Artico. La Cina è entrata in Artico in modo più diretto rispetto

agli altri stati, non nascondendo il potenziale della regione circumpolare, in termini di commercio, risorse e affari più generalmente intesi. Alla presentazione del Libro Bianco, la Cina ha fatto seguire un crescendo di accordi con gli attori locali artici per la fornitura di servizi o infrastrutture e ha intrapreso una solida alleanza con la Russia, paese artico tra i più forti e più presenti nella regione.

In sintesi, anche i paesi asiatici sono interessati al Grande Nord e sono coinvolti sia dal punto di vista economico che dal punto di vista scientifico, vogliono tutti giocare un ruolo nella governance dell’Artico e nel suo sviluppo, cercando di sfruttare questa opportunità come un volano per una maggiore stabilità futura sia a livello geopolitico che a livello economico e di risorse. L’Asia, sta gradualmente assumendo un ruolo di primo piano per il futuro dell’Artico seppur ad oggi si registrano la sospensione di molti programmi di ricerca per via della pandemia Coronavirus: basterà però, attendere la fine di questa situazione emergenziale per scoprire come l’Asia ma maggiormente la Cina riprenderà le sue attività nella regione circumpolare.

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