Giovedì scorso Amnesty international, organizzazione non governativa da sempre in prima linea nella tutela dei diritti umani, ha pubblicato un report in cui evidenza il trattamento disumano a cui sono sottoposti i migranti in Libia. Amnesty ha dichiarato che “L’UE ei suoi Stati membri devono riconsiderare completamente la loro cooperazione con le autorità libiche, subordinando qualsiasi ulteriore sostegno ad un’azione immediata per fermare orribili abusi contro rifugiati e migranti”. Per la realizzazione del rapporto sono state svolte diverse inchieste da parte degli osservatori e sono state intervistate almeno 43 persone tra cui 32 migranti, e rifugiati, che sono stati fermati in Libia. Dalle testimonianze riportate sono emerse storie di abusi e violenza. La maggior parte degli intervistati ha dichiarato di essere stata vittima di torture e violenza sessuali. Inoltre, un rifugiato ha raccontato come i migranti siano spesso sottoposti a gravi forme di coercizione e costretti a consegnare ingenti somme di denaro.

Ovviamente nel mirino dell’appello di Amnesty international c’è il Memorandum d’intesa, accordo firmato nel 2017, con l’obiettivo di definire la cooperazione Italia-Libia nel controllo delle frontiere. Attraverso l’accordo l’Italia si è impegnata a sostenere la Guardia costiera libica attraverso l’invio di materiale tecnico per l’intercettazione dei migranti in mare. In cambio la Libia ha assunto il compito di riportare ed ospitare i naufraghi nei propri centri. Secondo i dati dell’UNHCR dall’entrata in vigore del Memorandum sarebbero almeno 40000 le persone che sono state intercettate e riportate in Libia. Tuttavia l’applicazione dell’accordo si è tradotta in forme di detenzione arbitraria a tempo indeterminato dei migranti all’interno delle strutture di accoglienza libiche. In seguito a diverse critiche e sollecitazioni all’Italia, da parte della Corte europea dei diritti umani e degli attivisti, il Ministro degli esteri italiano il 9 febbraio del 2020 aveva annunciato di aver inviato a Tripoli una proposta di riforma dell’accordo. Le modifiche si ponevano l’obiettivo di garantire una maggiore protezione ai migranti e a richiedere un maggiore sostegno all’UNHCR e all’OIM. Tuttavia secondo un rapporto pubblicato da Human right watch, nonostante gli impegni assunti, il sostegno fornito dall’Italia e dalle istituzioni europee continua a rivelarsi insufficiente.

Per questo motivo si fa sempre più forte l’idea che l’Italia e le istituzioni europee dovrebbero rivedere la loro cooperazione con la Libia. La Libia, del resto, è attraversata da una pesante crisi che ha reso il livello di insicurezza e instabilità del Paese insostenibili. In un rapporto pubblicato dall’UNMSIL viene evidenziato infatti come il territorio libico sia stato più volte teatro di attacchi indiscriminati in totale violazione del diritto internazionale, tra cui bombardamenti aerei delle zone residenziali. Di fronte a questa tragedia umanitaria le istituzioni europee si pongono con un atteggiamento che potremmo definire passivo. Oltre ad ignorare, infatti, gli appelli ricevuti, non sono in grado di garantire forme di interventi incisivi come la fornitura di attrezzature, personale e viveri in grado di superare le insufficienze strutturali libiche. Oltre che rivedere l’accordo con la Libia, le istituzioni europee dovrebbero forse insistere sulla chiusura dei centri di detenzione in Libia e indirizzare diversamente le risorse inviate al Paese nordafricano superando, una volta per tutte,  la retorica “virtuale” della tutela dei diritti umani.

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Giusy Monforte

Giusy Monforte

Laureata in Scienze Politiche a Catania, si specializza in Studi Internazionali all'Orientale di Napoli prestando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo aver svolto un tirocinio presso la rivista di geopolitica Eurasia, ha collaborato con la rivista di teoria e politica Pandora, con il quotidiano di approfondimento politico L'Indro e con "Russia2018". Attualmente si occupa di analisi geopolitiche per l'Osservatorio Russia e per l'Istituto Analisi Relazioni Internazionali.
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