L’articolo 234 dell’ UNCLOS seppur, non espressamente riferito alla regione circumpolare, è bastato a mantenere un equilibrio tra gli Stati Artici e non-artici per molti anni. Ai giorni nostri con lo scioglimento dei ghiacci provocato dal climate change la domanda è: “è ancora applicabile la Convenzione di Montego Bay per la regione circumpolare?”

 Fin dalla sua proclamazione, gran parte della discussione sulla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) si è concentrata sul rifiuto degli Stati Uniti di ratificarla, lasciando così un attore principale a livello mondiale fuori dalle regole sul rispetto del diritto del mare anche in un area fragile e geopoliticamente rilevante come l’Artico. Pur tuttavia, le questioni relative all’UNCLOS nella regione circumpolare sono più profonde rispetto a ciò. Occorre pesare all’utilità che può avere l’UNCLOS per gli Stati Artici e per la futura governance dello stesso. Nella sua forma attuale, la Convenzione non è del tutto adatta a regolare l’Artico, poiché non tiene sufficientemente conto delle circostanze in costante mutamento alle quali è sottoposto l’ambiente artico a causa dei cambiamenti climatici. Ciò complica ulteriormente la delimitazione delle zone marittime e la determinazione della piattaforma continentale.

Quando l’UNCLOS è stato creato nel 1982, non prevedeva nessuna regolamentazione per le “Ice-covered areas”, aggiunta in un secondo momento in seguito alle pressioni del Canada, degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica.  La maggior parte degli Stati che allora presero parte alla definizione delle regole, poi contenute nell’UNCLOS, infatti, ritenne che la disciplina delle “ice-covered areas” era una questione riservata solo agli Stati Artici e che quindi sarebbe stata inserita solo se richiesta dalle tre potenze artiche di cui sopra. Così il risultato è stato l’articolo 234 che disciplina le acque coperte da ghiaccio in tutto il mondo e sottoposte ad un regime giuridico speciale che permette agli Stati costieri di adottare normative ad hoc e non ostative per l’attraversamento di quelle acque da parte di altri Stati, ammesso che lo scopo primario sia fronteggiare l’inquinamento marino.

Tale norma quindi, seppur, non espressamente riferita alla regione circumpolare, è bastata a mantenere un equilibrio tra gli Stati Artici e non-artici per molti anni, sino ai giorni nostri, quando con lo scioglimento dei ghiacci provocato dal climate change sono emerse le immense risorse presenti nei fondali. Ciò non significa che l’UNCLOS rappresenta l’unico quadro per l’Artico. Piuttosto, fa parte di un mosaico di altri accordi redatti a livello regionale che regolano lo svolgimento di attività marittime come la navigazione o la gestione delle risorse. A tale quadro normativo si aggiungono due aspetti critici: il primo è che la legge del mare così come redatta non è sufficiente ad affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici; il secondo invece riguarda la limitazione del trasporto marittimo, le regole contenute in UNCLOS non sono sufficienti a delimitare o disciplinare il traffico marittimo in Artico.

Icebreaker russo in acque artiche (Fonte Shutterstock)

In particolare, nell’articolo 234, le espressioni “condizioni climatiche particolarmente gravi”, “la maggior parte dell’anno” e “ostacoli e eccezionali rischi per la navigazione” non bastano a definire chiaramente cosa si intende per “area coperta di ghiaccio”, questo ha provocato una moltitudine di interpretazioni. La Russia e il Canada, in particolare, hanno utilizzato l’articolo 234 per giustificare le loro giurisdizioni rispettivamente sulla rotta del Mare del Nord (NSR) e sul Passaggio a Nord-Ovest (NWP).

Le posizioni delle due potenze artiche sono in conflitto con il principio di libertà della navigazione, considerando che nelle aree di alto mare dell’Oceano Artico si può accedere solo navigando attraverso i mari territoriali o le ZEE. Pertanto, se le disposizioni dell’articolo 234 venissero interpretate in questo modo, le navi battenti bandiera di uno Stato non artico e persino quelle degli stati costieri artici, si vedrebbero limitato il proprio accesso nell’Oceano Artico. Si aggiunga il problema causato dal cambiamento climatico che sta modificando lo scenario naturale e non, rendendo più difficile definire quali sono o erano le aree coperte da ghiaccio. 

Il cambiamento climatico, poi, complica molto anche la definizione delle piattaforme continentali, obbligando ad una ridefinizione dei limiti territoriali. Sebbene l’UNCLOS abbia stabilito una procedura per la risoluzione pacifica delle rivendicazioni delle piattaforme continentali di ciascuno Stato, nel tempo è stato seguito sempre il principio del maggior interesse per lo Stato proponente. Concludendo, qualunque sia la propensione al conflitto nell’Artico, la regione (e gli attori che qui si muovono) è pronta a testare le disposizioni cruciali dell’UNCLOS, neppure strutturate pensando ad un Artico in rapido e costante mutamento.

 

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