A Pechino la sola via della seta non basta, la Cina non intende fermarsi per nessun motivo, da molti anni ha iniziato la sua corsa per il controllo delle risorse mondiali, e con lo scioglimento dei ghiacciai nel circolo polare artico ben presto saranno disponibili nuovi approvvigionamenti energetici e risorse minerarie. Ed ecco che spunta una nuova via, la via polare dell’artico. La Cina in questa corsa non intende arrivare al secondo posto, vuole essere la prima, se per gli Svedesi e la giovane studentessa Greta Thunberg il cambiamento climatico rappresenta un problema per la sopravvivenza dell’uomo e del nostro pianeta, per il drago rosso cinese si tratta solo di una nuova opportunità di business ed estendere la propria influenza fino ai confini del mondo.

Pechino sta già lavorando in silenzio alla costruzione della via polare dell’artico che riduce da 50 a 39 giorni la navigazione dalla città cinese di Shangai al porto commerciale più grande d’Europa Rotterdam, in Olanda. Il circolo polare artico nasconde nel sottosuolo il 20% di tutte le risorse naturali dell’intero pianeta, entro il 2050 si prevede lo scioglimento di buona parte di tutti i ghiacciai, appare sempre più chiara la strategia cinese, chi avrà il controllo del polo nord avrà ben presto il controllo energetico più importante al mondo.

In Groenlandia dov’è già iniziata la fase dello scioglimento dei ghiacciai la Cina si è presentata con il suo colosso di Stato “China Communications Construction Company” per la costruzione di porti ed aeroporti, ha iniziato a gestire le miniere di uranio e delle terre rare, si tratta di minerali molto importanti per l’industria digitale, infatti vengono impiegati per la costruzione di Smartphone e hard disk, la Cina sempre in Groenlandia ha già comprato le miniere di ferro e carbone e le miniere di rame.

Ciliegina sulla torta di questa grande via commerciale sarà il più lungo tunnel sottomarino del mondo (100 km) sarà scavato dal 2020 sul fondo del Mar Baltico, fra la capitale estone Tallinn e quella finlandese, Helsinki. Lo scaveranno e pagheranno quasi tutto i cinesi: 15 miliardi di euro, più 100 milioni offerti da un’impresa saudita.

Nella strategia geopolitica e commerciale messa in atto da Pechino il tunnel rappresenta un’infrastruttura importantissima, perché sarà in grado di collegare l’oriente con i mari artici sempre più liberi dai ghiacci grazie al riscaldamento del clima.

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Gabriele La Spina

Gabriele La Spina

Gabriele La Spina, attualmente Capo Redattore e analista geopolitico per gli Affari Europei in IARI. Nato a Catania nel 1991, ha conseguito la laurea triennale in Politica e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Catania, ha proseguitogli studi a Milano, conseguendo il Diploma in Affari Europei presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI). Infine ha continuato con la laurea magistrale in Internazionalizzazione delle Relazioni Commerciali sempre presso l’Ateneo di Catania.
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