L’impatto del Covid-19 sulla condizione femminile e le possibili conseguenze tra aumento della violenza di genere e affievolimento di diritti.



Nel corso di conflitti ed emergenze di vasta portata come l’attuale pandemia di Covid-19 si registra spesso un considerevole aumento degli episodi di violenza di genere, e questo accade proprio mentre la politica e il mondo dell’informazione rivolgono prioritariamente la loro attenzione  all’urgenza in corso.

Come riportato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, una donna su tre a livello mondiale è vittima almeno una volta nella propria vita di violenza fisica e sessuale e nella maggior parte dei casi l’autore è il proprio partner o ex partner. Questo fa della violenza di genere una delle più ricorrenti e diffuse violazioni dei diritti umani, che non conosce limiti geografici ed è caratterizzata da alte percentuali di impunità per gli autori.

In questi mesi di lotta alla diffusione del contagio e alla crisi del sistema sanitario ed economico, con circa 90 Paesi in stato di confinamento sociale e più di quattro miliardi di persone bloccate in casa, molte donne in tutto il mondo hanno visto la propria situazione domestica esasperarsi proprio per effetto delle misure di contenimento, le quali in molti casi hanno imposto una lunga convivenza con uomini violenti: l’obbligo di restare in casa si è infatti tradotto in una duplice emergenza per tutte le donne già vittime di abusi che si sono ritrovate impossibilitate a sfuggire ai propri carnefici. Sono molte le associazioni e i gruppi femministi che fin dall’inizio dell’emergenza coronavirus hanno denunciato l’incremento degli episodi di violenza domestica e di femminicidi a livello mondiale e secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite la violenza domestica è aumentata mediamente del 30%, con particolare riferimento alla Francia (30%), all’Argentina (25%) e Singapore (35%).

Esorto tutti i governi a rendere la protezione delle donne che subiscono violenze una parte fondamentale dei loro piani di risposta nazionali al Covid-19”, ha dichiarato a tal proposito il Segretario generale dell’Onu António Guterres:“ Bisogna aumentare gli investimenti nei servizi online e nelle associazioni. Garantire che i tribunali continuino a perseguire coloro che commettono gli abusi. I centri di allerta e alloggio per proteggere le donne devono essere aperti e considerati essenziali come le farmacie e i generi alimentari. Bisogna dare la possibilità alle vittime di fuggire dai loro aguzzini”.

Ma la crisi scatenata dal contagio sta avendo importanti ripercussioni anche sulla vita delle donne che non vivono situazioni di abuso: in uno scenario lavorativo sempre più precario e con lo stop forzato di molte attività, incluse quelle a sostegno delle fasce più deboli, si è dato per scontato che la cura dei bambini e degli anziani potesse essere demandata ai cittadini e in particolare proprio alle donne, su cui già ricade gran parte del lavoro relativo alle cure domestiche e familiari anche se impegnate in altre professioni.

  La crisi che stiamo attraversando non è solo sanitaria ma anche economica, e in un simile scenario c’è il rischio che molti nuclei familiari considerino “sacrificabile” lo stipendio meno stabile, che il più delle volte coincide con quello della donna, in favore di un maggior impegno domestico. Il World Economic Forum sottolinea che la pandemia sta aggravando le discriminazioni su base mondiale e che potrebbe vanificare i già modesti risultati fin qui ottenuti verso l’uguaglianza di genere. Si tratterà, in pratica, di decidere chi dovrà pagare le conseguenze peggiori della crisi da Covid-19 in termini di autonomia. 

Se sul piano della violenza domestica i vari governi si sono attivati nell’adottare delle contromisure per arginare il fenomeno e aumentare la protezione per le vittime durante la quarantena (case rifugio, stanze d’albergo, punti d’ascolto e numeri d’emergenza sono tra le misure oggetto di regolamentazione da parte di vari Paesi europei tra cui, a titolo esemplificativo, Spagna, Francia  e Italia), la progressiva erosione dei diritti e dell’autonomia economica di molte donne rischia di sembrare un problema meno urgente, ma è in realtà altrettanto allarmante: ciò emerge efficacemente dal documento programmatico delle Nazioni Unite dedicato all’impatto del Covid-19 sulle donne, il quale riporta le varie criticità in merito alla tutela dei loro diritti durante la pandemia.

 Tra le urgenze più pressanti è da segnalare l’impossibilità per molte donne di accedere alle cure pre e post-natali per via della condizione critica in cui versano i sistemi sanitari, nonché ulteriori difficoltà legate all’aborto come recentemente accaduto in Polonia, dove solo l’accesa protesta delle donne ha fatto sì che il parlamento facesse dietro-front sul tentativo (espletato in piena emergenza Covid-19) di rendere ancora più restrittiva quella che è già una delle più rigide leggi europee in materia.

Le osservazioni incluse nel documento tengono conto anche di cosa si è verificato in passato con altre epidemie quali ebola e zika, che negli scorsi anni hanno colpito Africa e Sudamerica e le cui ripercussioni hanno colpito più duramente le donne che gli uomini.

L’attuale pandemia sta parimenti enfatizzando le disuguaglianze già presenti, mettendo a dura prova i sistemi sociali, politici ed economici, il che si traduce a sua volta in una maggiore incidenza degli effetti della crisi sulla vita delle donne. Il documento programmatico del Segretario Generale delle Nazioni Unite suggerisce alcune misure prioritarie volte a fronteggiare il fenomeno sul medio e lungo periodo, tra cui l’aumento della componente femminile nei processi decisionali e il ricorso a esperti sulle questioni di genere per la gestione dell’emergenza. L’Onu suggerisce inoltre che i governi rinforzino la posizione economica delle donne così da poter meglio fronteggiare in futuro eventuali nuove crisi, investimenti finanziari nel settore pubblico a lungo termine nonché una maggiore inclusione femminile nell’adozione di provvedimenti destinati ad avere impatto economico. Misure senz’altro auspicabili e che se perseguite con costanza potrebbero dare nel lungo periodo un decisivo contributo nel colmare il divario di genere che ancora oggi, dopo secoli di lotta e decenni di norme e politiche ad hoc, caratterizza ogni settore della nostra vita.

Una dirigente di UN Women, Sarah E. Hendriks, ha dichiarato che l’organizzazione “sta lavorando con i partner per assicurarsi che il differenziale di impatto del Covid-19 a livello di genere sia preso in considerazione nell’elaborazione di strategie sul piano regionale, nazionale e globale”. Il rischio è però che tali suggerimenti e dichiarazioni di intenti non trovino corrispondenza nei fatti, con i governi impegnati a fronteggiare le urgenze del breve e medio periodo dettate dalla pandemia.

In conclusione, la storia ci mostra che le conseguenze politiche, economiche e sociali delle grandi epidemie del passato si sono protratte anche per diversi anni dalla fine dell’emergenza e gli esperti concordano nel sostenere che anche la crisi globale provocata dal Coronavirus avrà effetti duraturi; la regressione della condizione femminile, già costantemente oggetto di numerosi tentativi di scardinamento, potrebbe essere tra questi e i più recenti dati in tema di violenza di genere e di tutela dei diritti delle donne sembrano confermare questa tendenza, a meno che non vi sia una effettiva e costante messa in pratica delle politiche annunciate e auspicate.

Considerazioni che riportano alla mente le parole di Simone De Beauvoir, le quali oggi più che mai suonano alle orecchie delle donne come un monito da non sottovalutare: “Non dimenticate mai che sarà sufficiente una crisi politica, economica o religiosa perchè i diritti della donne siano rimessi in discussione. Questi diritti non sono mai acquisiti. Dovrete restare vigili durante tutto il corso della vostra vita”.

 

 

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