Dopo il disastro ambientale avvenuto a Norilsk, la Russia passa alla conta dei danni ed all’attuazione delle contromisure. In campo tutte le forze possibili per Mosca, rifiutando qualsiasi ipotesi di aiuto estero

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Col passare dei giorni si fa più chiaro il quadro della vicenda che ha visto lo sversamento di circa 20.000 tonnellate di diesel nel fiume Ambarnaya vicino a Norilsk, nella regione artica della Russia. Sembra che tra le cause del disastro ci sia lo scioglimento del permafrost dovuto alle temperature insolitamente elevate nella regione. Secondo alcuni esperti russi, infatti, il container che custodiva l’enorme quantitativo di diesel sarebbe stato compromesso dal collasso del suolo. Già notificato lo stato d’emergenza da parte di Vladimir Putin, proseguono le indagini. Ciò che emerge è che la pozza di diesel si sta muovendo ancora, adesso verso il lago Pyasino. Mancano ancora certezze sull’esatta causa della perdita e la compagnia titolare del container, la Norilsk Nickel sottolinea il danno provocato dalla mancanza di permafrost. La Russia, secondo quanto affermato dal viceministro Aleksander Chuprijan ha la forza e le capacità necessarie per far fronte a questa catastrofe. Questa prospettiva suona come un “no grazie” alle offerte di aiuto provenienti da altri paesi. Le autorità russe, valuteranno, qualora dovesse essere necessario, l’intervento esterno, ma per ora, questa resta solo un’ipotesi.

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L’azione russa a Norilsk si è esplicitata con macchinari e uomini sufficienti per contenere la fuoriuscita e valutare i danni. Tra i paesi che hanno offerto il proprio sostegno, gli Stati Uniti: il segretario di Stato americano, Mike Pompeo ha fatto sapere a Mosca che le autorità di Washington sono disponibili per fornire aiuto, con l’intento di mitigare quanto più possibile l’imminente danno ambientale.  La Russia ha dichiarato di poter fare da sola, ed in questi giorni lo sta dimostrando: è stato pressoché immediato, infatti, l’invio di  un team speciale a Murmansk, altra città artica, dove si possono vedere nitidamente gli effetti causati dalla fuoriuscita del gasolio. La compagnia Norilsk Nickel sostiene di aver già raccolto oltre 100 tonnellate di combustibile; per il terreno contaminato, si sta provvedendo con la sostituzione dello stesso e con l’assorbimento del materiale depositato in superfice, in acqua invece, sono state predisposte barriere galleggianti per frenare l’avanzamento delle sostanze inquinanti. Una risposta efficiente quella di Mosca, contro il disastro, ma che comunque arriva in ritardo rispetto a quelle che erano le impellenti urgenze derivate dal crollo.

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Il disastro ambientale in questione, per l’importanza del luogo in cui è avvenuta, non può avere caratteri solo marginali; le conseguenze sono proiettate verso aspetti globali su cui bisogna porre le dovute attenzioni. In primo luogo la Russia, il cui territorio è ricoperto per il 65% da permafrost, ragion per cui è forse più urgente che mai un ragionamento su dove e come si dovrà muovere la politica energetica del paese, in funzione di un aumento delle temperature medie globali, ormai inevitabile. Qualora la teoria che vede lo scioglimento del permafrost, quale causa principale del crollo del container, si potrebbe interpretare un evento di tale portata, come una sorta di esempio per quelle che potrebbero essere le conseguenze delle attività antropiche nell’Artico, un richiamo all’attenzione dei paesi rivieraschi, che dovrebbero lavorare in sinergia, non occasionalmente offrendosi aiuto reciproco, ma in funzione della messa a punto di accordi che regolamentino la gestione delle risorse.

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Domenico Modola

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) laureato in Scienze Politiche, Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” , con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali. La macroarea di cui mioccupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori. Lo IARI Mi sta dando una grande opportunità di crescita, con annessa la possibilità di fare ciò che veramente mi piace. Essere analista IARI vuol dire confronto con una realtà seria e professionale, ma formata da giovani. Far parte di una redazione come quella di IARI è un grandissimo slancio. Il think tank offerto grazie alle analisi di redattori e collaboratori è un utilissimo mezzo per comprendere al meglio le dinamiche mondiali. Le analisi pubblicate sono di continuo stimolo e approfondimento.
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