Si amplifica la crasi tra il governo di Baghdad e quello di Manama con l’ultimo che ha deciso di intraprendere la drastica decisione di richiamare l’ambasciatore in terra irachena per consultazioni. L’escalation diplomatico è il frutto degli eventi di ieri in cui un corteo di diverse centinaia di manifestanti, appartenenti alla galassia variegata dell’islamismo sciita nazionalista o facente riferimento alle milizie legate all’Iran, hanno assaltato l’ambasciata della piccola monarchia del Golfo. Tolta dal pennone la bandiera bahreinita e bruciata insieme a quella israeliana dalla folla violenta in protesta contro la decisione di Manama di ospitare i controversi colloqui sui processi di pace tra Israele e Palestina.

“Il Ministero degli Affari Esteri del Regno del Bahrain condanna l’attacco all’ambasciata del Regno del Bahrain alla Repubblica dell’Iraq da parte dei manifestanti (che) ha portato al sabotaggio nell’edificio dell’ambasciata”, ha detto una dichiarazione sul sito web del ministero. Il governo del Bahrein ha dichiarato di aver “deciso di richiamare l’ambasciatore … per consultazioni”ha dichiarato responsabile della sicurezza dell’ambasciata lasciando una dichiarazione a un agenzia di stampa ufficiale.

Il governo iracheno, da parte sua, dopo aver sedato la protesta con ampio utilizzo delle forze antisommossa ha condannato l’utilizzo della violenza da parte dei suoi cittadini impegnandosi d’ora in avanti a garantire la sicurezza dei dipendenti delle ambasciate straniere nel paese. Il governo iracheno ha espresso “il suo profondo rammarico” per la violazione della sicurezza presso l’ambasciata e affermato il suo rifiuto assoluto di qualsiasi atto che minaccia le missioni diplomatiche, la loro sicurezza e la sicurezza del loro personale”. Per quanto Baghdad non abbia preso una posizione chiara in merito a questi colloqui emerge un profondo rifiuto dei tentativi di pace (percepiti come insufficienti e non paritari) da parte di una parte dell’opinione pubblica irachena (e non solo). Molto forti le voci di condanna e di dissenso delle milizie, dei partiti e delle organizzazioni legate a doppio filo con Teheran. L’ennesima manifestazione dell’influenza nefasta degli ayatollah nelle questioni del suo vicino occidentale.

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Marco Limburgo

Marco Limburgo

Marco Limburgo nasce a Mesagne (BR), attualmente vive e studia a Forlì. Dopo aver conseguito la laurea in Storia Contemporanea presso l’Università di Bologna, è attualmente specializzando in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso il campus forlivese della medesima università. È consigliere d’amministrazione di Geopolis. Inoltre, contribuisce in qualità di articolista al progetto editoriale Russia 2018. È appassionato di storia, letteratura e politica internazionale (in particolar modo della regione medio-orientale).
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